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Visualizzazione dei post con l'etichetta imprevisti visti e rivisti

Pensavo che...

La odio. Credo sia in assoluto la frase che odio di più. Così come detesto l'espressione di finta innocenza che si dipinge sul volto di colui che la pronuncia, di fronte al tuo sguardo assassino.  Una si barcamena a fatica tra mille cose da fare, ostacolata da innumerevoli impicci e bloccata da improbabili impacci. Essendo persona notoriamente positiva e per nulla incline all'autocommiserazione, assorbe tutta la negatività, la neutralizza (come può) e procede sicura verso la meta, senza lamentarsi mai. Il che alimenta l'illusione generale che la vita le scorra liscia come l'olio.  Per evitare ulteriori casini, ti manda le istruzioni sul da farsi, precise oltre la pedanteria, con largo anticipo sui tempi necessari.  Non paga, conoscendo i suoi polli, ti sollecita anche a trovare i cinque minuti necessari per svolgere le due operazioni utili a risparmiarle, in seguito, tre ore di perdita di tempo. Ulteriore.  E tu che fai? Liquidi la faccenda co...

Vita da goffo tacchino

La Miss ed io, ferme nel posteggio delle bici. Mi da fastidio una lente: la devo togliere e risciacquare. All’istante. Sotto gli occhi increduli di mia figlia, caccio il borsone nel cesto della bici, estraggo l’astuccio per le lenti, lo incastro in una fessura e faccio per levarmi la lentina. Il cestino, trascinato dal peso, impone al manubrio una sterzata che quasi fa cadere tutto l’ambaradan: con mossa repentina, evito il disastro. Il che mi fa cadere gli occhiali dalla sommità testa, dove li avevo momentaneamente posteggiati. Mi chino, con una mano sulla sella, li raccolgo, mi appoggio addosso la bici e ritento. Stavolta va bene: riesco a toglierla. Però faccio cadere anche quella: vi sfido a trovare una lente trasparente del diametro di mezzo centimetro, sul cemento e con la visione confusa (una lente sì e una no, capirai…). Mission impossibile: però la fortuna aiuta gli audaci. O forse qualche nume ha pietà di me: fatto sta che la individuo subito. La ripulisco e finalment...

Concerto e sconcerto

Quando si dice l’organizzazione. Per una volta nella vita, ieri mi sono imposta una rigida scaletta: entro il mezzogiorno, ero riuscita a condurre a termine tutti gli impegni della giornata, inclusa la confezione – e cottura: che con Minosse in piena furia non è dettaglio trascurabile –   di due torte marmorizzate. La serata di ieri prevedeva la presenza, di Jurassico e mia, a una serata organizzata a scopo benefico, presso casa di amici, dove un complesso amatoriale avrebbe tenuto un concerto. Protagonisti della serata, i Dotorhouse: un nome, una garanzia. A parte l’indiscutibile perizia nell’esecuzione dei brani (sono bravi davvero), e la felicissima scelta del repertorio, gente che si sceglie un nome del genere non può che essere simpatica all’inverosimile. Difatti, la serata è stata un pieno successo: un successo che si replica un anno dopo l’altro, tra parentesi. Come da tradizione, ognuno dei convenuti si presenta con un piccolo contributo edibile: come si dic...

Gente focosa

“Pronto, mamma?” Una voce rauca, apparentemente proveniente dalle profondità degli inferi, mi giunge all’orecchio. “Ciao, gaglioffo. Come stai? Ti stai divertendo?” “Da morire. Ieri siamo andati al parco acquatico. Ho perso la voce e mi sono scottato anche le dita dei piedi! Mi vedrai domani quando torno… Sembro un’aragosta!” Bene, il biondo è cotto. Già stava sfogliandosi come un serpente prima della partenza, stavolta mi torna a strati. Quanto al filosofo… ieri era di scena il filetto alla Voronoff. Dovendo andare a vedere la partita assieme agli amici, si doveva preparare la cena con anticipo rispetto a noi. “Mamma, questa carne è buona…?” mi arriva, brandendo due medaglioni di manzo che lo insospettivano per il loro colore, a suo dire troppo scuro. La fiuto: normalissima. “Sì. E’ perfetta: tra l’altro, l’ho comprata ieri. Non è lì da giorni a marcire nel frigo!” “Mhm. Va bene, allora me la preparo” dichiara, mentre io torno a seguire il giallo che scorre in T...

Fumus persecutionis e teoria della relatività

Scena 1 Conversazione tra me e il filosofo: “Mamma, ti ricompro la bici con i miei soldi!” “Lascia perdere, figlio. La nonna mi regalerà la sua: l’ultima volta che ha provato ad andarci è caduta. Ragion per cui ha deciso di porre fine per sempre alla sua carriera ciclistica. Tanto, la uso solo per andare su e giù a far commissioni: quella bella è al sicuro.” “Mhm. Potresti portare dal meccanico quella tua, vecchia?” “Parliamo del catorcio del 1981? Quella che avete scassato e che giace, devastata, dietro alla casetta di legno, da quattro anni?” “Sì. E’ talmente malmessa che questa non me la rubano di sicuro. E almeno la riparazione la pago io!” “Come vuoi. Speriamo che non si disintegri appena poggi il sedere sulla sella…” A riparazione avvenuta, il ragazzo va in stazione in bici. Al rientro: “Incredibile!” “Che succede? Ti hanno rubato anche questa?!” “No. Però si sono fregati il coprisella…” “Scusa, ma non lo hai tolto quando l’hai lasciata?” “No, non...

Clandestina a bordo

Che notte questa notte. Jurassico incastrato in ospedale, di guardia, e la sottoscritta a casa, presenti figli e gatti tutti. O quasi. La gattina grigia, in vena di free climbing, decide infatti di dare la scalata all’ulivo dei vicini, finendo sulla balaustra del terrazzo. Collocazione dalla quale non riesce più a schiodarsi: e vai con pianti ed alti lai. Il fratellino, di recente rinominato Corradino, la raggiunge per la stessa via, mostrandole un paio di volte quanto sia facile percorrerla a ritroso, mettendosi in salvo. Niente da fare: la ragazza è terrorizzata, e riesce solo a mugolare di paura. Anche la mentegatta, mi ci voleva: quanto cretina devi essere, per non saper nemmeno fare il tuo mestiere di felino? Davide e io siamo in stallo. Solito problema: se il figlio della signora ci becca a tentare la scalata ai balconi di sua madre, non abbiamo idea della sua possibile reazione. Non vorremmo finire impallinati come tordi: contrariamente a sua mamma, egli non ha un’ar...