venerdì 25 gennaio 2019

E siamo finiti anche noi in tribunale


Una delle tante famiglie che approda al Palazzo di Giustizia, a ratificare a suon di carte bollate uno stato di cose vissuto da anni, noto a tutti anche senza mai esserselo detto in faccia, sempre uguale a sé stesso eppure sempre diverso, nella quotidianità del giorno per giorno. 
Un modo di essere e di sentire diventato abitudine, e per questo dato quasi per scontato, senza attribuirgli l'enorme importanza che ha, nei fatti. 
Tuttavia... Data la mia convinzione che, in certi casi, la forma sia sostanza, ho insistito perché la faccenda fosse ratificata per legge. 
E così, siamo finiti tutti davanti a un Giudice; dopo un'attesa durata due anni - tanto ci è voluto per catturare il nostro cervello in fuga - l'intera famiglia Per Caso è comparsa in tribunale, perché la qui presente Mamma per Caso ha inoltrato formale richiesta di diventare Mamma per Davvero. 
Il giudice ha domandato il consenso di Jurassico e del Gaglioffo, i quali hanno detto un SÌ così deciso che mi pareva di essere a un matrimonio. Gli adottandi hanno prestato il consenso, e siamo passati all'interrogatorio. 
Con aria seria seria, quasi ostile, il giudice mi apostrofa: "Signora Valentina, perché vuole adottare i signori Per Caso?"
Avete presente sotto interrogazione, quando ti chiedono come ti chiami e tu rispondi "non ho capito la domanda..."? Ecco, uguale. 
Mi ha presa di sorpresa, chissà perché poi, e sono andata nel pallone. Così, ho farfugliato un po' di pensieri alla rinfusa: "Mah... perché me li sono cresciuti come miei sin da piccolissimi, Valentina addirittura dalla culla. Perché Matteo è un prodotto on demand, me lo hanno chiesto loro, e sono cresciuti tutti come fratelli. Voglio che siano fratelli al cento per cento, non solo al cinquanta. Perché siamo una famiglia, molto unita tra l'altro, e credo sia giusto esserlo anche sulla carta." 
L'arcigno giudice ha sorriso, sul bimbo on demand, ha scambiato due battute con il mio avvocato, poi si è messo a scrivere. Infine, mi ha detto qualcosa, che non ricordo più, perché a colpirmi è stata la frase "Quando le arriverà la sentenza. Buon giorno, signori". Il che ha messo il mio cuore in stand by, fino a che non mi è arrivata - ieri - la copia della suddetta sentenza. 
(A proposito: è fatta, finalmente!!!)
Me ne sono uscita dal tribunale con la testa piena di ovatta, mentre il quartetto mi sbertucciava "Ma finiscila! Sono solo due firme su un pezzo di carta...".
Sapessero. Sapessero la differenza che può fare, una firma messa sul pezzo di carta sbagliato... Ti può rovinare la vita, mangiarti il futuro, ipotecare l'esistenza tua e di quelli che ami. 
Ma, per fortuna, questo loro non lo sapranno mai.  L'unica cosa che sapranno è che questa firma li ha resi miei figli, di fatto e di diritto, e che è finita la storia del "qual è il suo?". Sono tutti miei, punto. 
E mentre l'informatico fuggiva, tornando di corsa alle sue impalcature virtuali, io fissavo i miei figli, ripensando a quello che avevo detto. C'era qualcosa che non mi tornava. Era come se mi fossi dimenticata qualcosa... Poi, l'illuminazione: "Voglio che siano miei figli". 
Ecco, nella confusione in cui ero precipitata, quello non mi era uscito. 
Mi era uscito "Voglio che siano fratelli". 
Come sei io non c'entrassi quasi per niente, nella faccenda. Come se la famiglia fossero loro, i quattro dell'apocalisse, e io fossi solo uno sfondo, utile, ma tutto sommato sorvolabile.  
E in effetti, è proprio così. 
Perché in realtà è quello, il regalo più grande che abbiamo fatto, Jurassico e io, a quei quattro ragazzi. Una fratellanza forte, sicura, inossidabile e inattaccabile dagli eventi. 
Regalare a Matteo i suoi tre fratelli e ai tre piccoli un fratellino ha cambiato la nostra vita in meglio, ci ha completati, ci ha reso il nucleo forte e il melting pot dove ognuno di loro ha potuto crescere, cadere, rialzarsi, dare il meglio e anche il peggio di sé, sapendo di non essere mai solo. Di poter contare su una famiglia che sa supportarti, amarti e anche rimproverarti, se serve. Ma che c'è e ci sarà sempre. Anche quando noi jurassici non ci saremo più. 
E guardarli camminare assieme, scherzando spensierati, mi ha resa la mamma (vera) più felice del creato.