venerdì 20 aprile 2018

Le regole del genitore imperfetto

Questo post me l'ha ispirato il commento di una mia amica su feisbuc. Lei mi suggeriva di scrivere un manuale d'istruzioni per l'uso dei figli, ma io sono convinta che meno di due paginette siano più che sufficienti per mettere giù le mie regole auree. 
In un mondo nel quale tutti sembrano avere la verità in tasca, e meno uno ne sa, più pontifica, la mia qualifica di madre disperata mi sembra la più indicata, per indicare la via a chi volesse seguirmi. Tra imperfetti ci si comprende.
Già, perché per crescere decentemente un figlio non è necessario essere bravi, bensì essere bravi a gestire gli errori. Capito questo, sarà tutta una strada in discesa. 

1)      Abbiate il coraggio dei vostri sbagli. Negarli non li cancellerebbe, né li renderebbe meno gravi. Siamo umani, impreparati, emotivamente coinvolti e inesperti. Come potremmo non sbagliare? Piuttosto, concentratevi su come porre rimedio agli svarioni, presto e meglio che potete. Sbagliando s’impara. Tutti, genitori e figli.

2)     Non cercate il colpevole, nemmeno se quel colpevole siete voi. Non dovete riscrivere Delitto e Castigo, ma fare in modo che non siano i vostri figli a pagare il conto di una svista, un errore di valutazione, una premessa sbagliata o una conclusione affrettata. A tutto c’è rimedio, fuorché alla presunzione.

3)     Sbagliate di testa vostra. Approntate una strategia assieme al genitore controlaterale, consultatevi con gli insegnanti, state a sentire nonni, zii, parenti vari con mezzo orecchio, e poi basta. Tutti gli altri, possono darvi al massimo degli spunti, ma, dal momento che non vivono con voi e non hanno un quadro completo della vostra situazione familiare e di coppia, non possono giudicare. Né tantomeno condannare. Ignorateli.

4)     Ascoltateli. I figli, dico. Quando parlate con loro, ascoltateli. Anche quando non siete d’accordo, anche quando sparano idiozie, anche quando sono insopportabili, presuntuosi, polemici e stressanti. Passate al setaccio, le loro parole vi diranno molto di più di quello che avreste creduto. Sia voi che loro.

5)     Non parlatevi addosso. Le prediche lasciano il tempo che trovano. Dategli l’esempio, premiate i comportamenti virtuosi e sanzionate quelli dannosi. Coerenza, coerenza, coerenza. Molto più utile di una verbosa eloquenza.

6)     Non perdete la speranza. Nulla danneggia di più un figlio di un genitore sfiduciato, che gli appiccica in fronte l’etichetta di turno. Dategli fiducia anche quando non se la meritano. Non fermatevi alla seconda occasione: dategliene una terza, poi una quarta, e via così, senza stancarvi. Arriverà il momento in cui sentiranno di doversela meritare, questa indomabile fiducia.

7)     Non assolveteli. Le nuove occasioni devono scaturire da una focalizzazione impietosa dei fatti, un’analisi degli antefatti, e soprattutto, dal pagamento delle conseguenze di quei fatti. Se siamo generosi ci rispettano, se siamo deboli ci calpestano. E un genitore zerbino cresce figli al suo livello.

8)    Non fustigatevi. Non è sempre colpa nostra. Anche loro ci mettono del loro, e a volte a noi non rimane che guardarli sbattere contro il muro. Poi, andremo a raccogliere i cocci e ad incollarli. Noi e loro, assieme. Perché l’unione fa la forza.

9)     Non esaltatevi. Come sopra: non è tutto merito nostro. Ho visto persone magnifiche cresciute così nonostante avessero dei genitori di m@@@a. A volte i figli sono così bravi da sorprenderci. Godetevene la gioia senza pretenderne il merito.

10)  Siate equanimi. Il che non significa usare lo stesso metro per tutti. Significa usare il sistema di misura adeguato per ogni figlio, sulla base di un criterio di valutazione uguale per tutti. I favoritismi creano inimicizie eterne, come eterno è il legame di fratelli cresciuti in un ambiente giusto e sereno.

Eccolo qui, il mio decalogo prêt-à-porter. Fin qui, mi ha permesso di sopravvivere. Ai banchi di scogli, alle rapide, alle secche, ai momenti di bonaccia e a quelli di vento contrario. Ho imparato a navigare con il vento di bolina, scoprendo che è molto divertente anche se non è facile. Mi sono rilassata quando arrivava a mezza nave, mentre il vento in poppa devo dire che mi annoia. Non dico che mi piacciano i problemi, ma le sfide, quelle sì.
E un figlio intelligente, capace e volitivo è una sfida. Sempre.

venerdì 30 marzo 2018

Cascare in piedi. Sempre.

Marzo è mese molto intenso, a Casa per Caso. I compleanni - quattro- iniziano da fine febbraio. Il mio forno fa gli straordinari, anche perché, oltre alla mia già non trascurabile famiglia, devo far dolci anche per tutto il reparto dell'amato bene. 
Si giunge così all'agognato fine mese, che con quello della befana tutti i compleanni porta via. 
E che mi combina il Jurassico, che non parla d'altro da una settimana? 
Si scorda di farmi gli auguri. Dopo circa mezz'ora dal risveglio, glielo faccio notare con un sorrisetto. 
Si alza di scatto, scusandosi, mi abbraccia, mi bacia e sussurra: "È successo perché per me è la tua festa tutti i giorni. E io voglio che tu ti senta la festeggiata ogni giorno."
L'ho preso in giro per la manovra spericolata attuata per evitare il disastro. 
Però poi ho dovuto sorridere. Perché è proprio vero ciò che ha detto. 
Tanti auguri a me! 

venerdì 16 febbraio 2018

Siamo una squadra fortissimi

Perché noi mamme in famiglia siamo l'AD, il tesoriere e pure il collegio dei probiviri. Anche se siamo una, e pure donna.
Perché noi esercitiamo potere legislativo, esecutivo e giudiziario.
Siamo il massimo rappresentante della diplomazia, dentro e fuori dal nucleo, e manteniamo i contatti con tutti, scongiurando conflitti, favorendo la distensione, spezzando le alleanze pericolose trasformandole in  una cooperazione virtuosa, a favore di tutti.
Ci sembra di essere l'Alfa e l'Omega, il fulcro, la testata d'angolo. E te lo dicono pure, giusto per farti stare tranquilla: se manchi tu, qui crolla tutto.
Poi il marito ti inoltra il messaggio che ha mandato al figlio "piccolo" la mattina del suo primo orale all'università.
E tu capisci che senza di lui, nulla funzionerebbe a dovere. Che se niente crolla, è perché c'è lui che puntella. Tutti, te inclusa.
Perché il motore può essere potente finché vuoi, ma senza benzina non cammina.
A un figlio puoi dare tutto, ma senza motivazione non andrà da nessuna parte.
E nessuno sa motivare il prossimo più di tuo marito.
Ok, è ora di dirlo. I figli si fanno in due, si crescono in due,  si tirano su bene - o si rovinano - sempre in due.
Dietro a una gran mamma c'è sempre un ottimo papà. 
Grazie, Jurassico. Siamo una bella squadra, per quello la nostra squadra di figli è così bella. 

domenica 4 febbraio 2018

Voglio il divorzio

Sto rientrando dal fine settimana più agghiacciante mai vissuto prima d'ora. Nel senso letterale del temine. 
Contrariamente a quanto in precedenza deciso, Jurassico decide di andare in montagna. Sabato all'una, così, senza preavviso. Supportato in questo dai due figli di confine (il maggiore e il minore), occasionalmente assieme e accomunati dalla voglia di mandarci fuori dai piedi.  Oppormi alla ferma volontà della triplice alleanza risulta impossibile. Inutili le mie flebili proteste - ci sono 5 gradi in quella casa! - alle quali il gaglioffo oppone una risata - vi riscalderà il vostro amore... - per cui, niente, partiamo.
Digiuni - tanto ieri sera abbiamo mangiato fino all'una passata...  - con quattro avanzi raccolti al volo per i pasti successivi, tre yogurt e un litro di latte. 
All'arrivo, siamo accolti da un lastrone di ghiaccio sulla soglia e i previsti cinque gradi. Una roba da restare stecchiti già in ingresso.
Il nostro scarica l'auto con entusiasmo, mentre la sottoscritta, con il parka addosso, riempie il frigo e svuota le borse. Infilando una sequela muta di imprecazioni da levare il pelo a un ippopotamo. Nel frattempo, il disgraziato che ho sposato accende la caldaia - che inizia a lavorare come una vaporiera - quindi si dedica canticchiando alle stufe.  Le accende tutte, compresa quella economica in cucina, indossando ostentatamente solo i jeans e un maglioncino. Se gli viene la polmonite meglio che i colleghi lo ricoverino, perché io non lo curo di sicuro. 
"Dai, senti, già si sta bene..." afferma, l'impunito, mentre io, con le stalattiti al naso, fisso con odio il termometro. Dieci gradi, c@@@o. Un frigo, praticamente.
Mi rifugio in bagno, dove c'è una stufetta elettrica, e mi siedo a leggere sul water.  Chiuso. Sempre col giaccone su, ça va sans dire. Quando l'ambiente si è normalizzato, mi cambio.
Due minuti dopo, sono a letto. Col lettore e-book acceso, due coperte tirate fin sopra la testa, indossando: una tuta di pile, una vestaglia con la pelliccia interna e un paio di calzettoni. Il che non mi impedisce di battere i denti, per la cronaca.
"Vale, dove sei?"
Ruggito, sottocoperta. Sempre letteralmente.
Sfinita dagli eventi, mi addormento. Poco dopo, piomba in camera, e mi sveglia. Maledetto.
"Ma dormi? Poi ti si sfasa il ritmo del sonno! Io mi preoccupo per te..." tuba, accarezzandomi le guance. Io non tento di strangolarlo solo perché non voglio tirare fuori le braccia.
Mezz'ora dopo, affronto la tundra e vado a preparare la cena. Come dire che scaldo due orecchiette stantie, friggo quattro uova, sbatto tutto in due piatti e divoro la mia porzione. Perché adesso ho anche fame, oltre che freddo.
"Non è romantico, amore?"
Io medito di ingaggiare un killer.
Ore nove. Di nuovo a letto, sempre conciata da palombaro, con lui a fianco. Senza canottiera, perché lui è un maschio alfa.
Io strofino freneticamente i piedi l'uno contro l'altro, sperando di scaldarli per attrito. Non funziona. Mi pungono, da quanto sono freddi. Forse mi cadranno le dita, penso, molto piccola fiammiferaia.
Lui tenta un piedino, commentando: "Esagerata! Li ho sentiti più freddi di così..."
Io, GELIDA: "Sì. Quella volta non portavo i calzini, però."
Sipario.

mercoledì 24 gennaio 2018

Qui crolla tutto

Figlio studioso al lavoro. 

Abito: vestaglia da camera, maglia sbrindellata, calzoni tuta vecchia.
"Così non ho la tentazione di uscire"

Ausili tecnici per l'aumento della produttività: gatto in braccio. 
"Così schematizzo per iscritto e non mi posso muovere." 

Alimentazione: quello che gli propino io. In caso di mia assenza, cracker, forse qualche pastasciutta, caffè.  Caffè, caffè, caffè. 
"Mamma, sono dopato. Adesso studio il tasso marginale di sostituzione, ecc, ecc, ecc."
Alle 13.30, con il pranzo ancora a metà dell'esofago. 

Rapporti affettivi: in sospeso. Al risveglio, nessun contatto umano. In caso di incontro fortuito con lo zombi, è fatto obbligo ai residenti di ignorarlo. Prima del caffè, non è ammesso nemmeno un saluto. 
In seguito, è gradita la presenza come cavia, in caso il soggetto voglia testare le proprie capacità espositivo-affabulatorie. 
Si concede l'ingresso nell'antro solo per la raccolta differenziata: biancheria da lavare, bicchieri e tazzine sporche, incarti di generi di conforto (cioccolato).
Mezz'ora scarsa tra pranzo e cena, durante i quali si ascoltano le proiezioni Dementos sull'esito degli esami. 
Catastrofico. 

Il tutto, con il valido sostegno della ruspa alla porta accanto, impegnata nella demolizione della casa prospiciente alla nostra. 
Ho vissuto momenti migliori, lo confesso. 
  

martedì 23 gennaio 2018

Cos'hai fatto oggi?

La risposta è semplice: niente. 
Per una che ha lavorato come un mulo per un quarto di secolo, cercando di quadrare l'impossibile cerchio casa-lavoro, fare quello che faccio adesso è niente. 
Però. 
Però una cosa c'è da dire: non è niente, però conta molto. Quasi troppo, per i miei gusti. 
Se lo fai bene, 'sto niente, conta molto. E guardandoti dentro - e dietro - ti rendi conto che è la cosa che conta di più, di tutto quello che hai fatto finora.  
Organizzi, supporti, conforti, conversi, osservi, ti riservi, motivi e consoli. Ti prendi cura di loro con cuore, lavatrice, fornelli e cervello. Un sacco di cervello. Perché se sbagli a usare quello, sei fritta sul serio. E soprattutto sono fritti loro. 
Loro, che anche grazie a te possono soffrire, combattere e vincere, senza doversi preoccupare d'altro. Loro, che si possono costruire un futuro perché tu hai rinunciato a un pezzo del tuo. Loro, che capiscono quanto ti costa, questo semplice "niente" che ti colora la vita e le dà un senso. Loro, che rognano, rompono, tacciono e ti chiamano solo se hanno bisogno. Loro, che in fondo ti sono grati per esserci sempre, per dirgli di no più spesso che sì, per essere il Grillo Parlante e assieme la Fata Turchina della loro variegata esistenza. Loro, che ti vogliono un sacco di bene. Loro, che ami più della tua vita, e si vede, mannaggia. 
Poi, un pomeriggio, c'è chi ti dice: "Mamma, l'unica persona della quale non potrei fare mai a meno sei TU!"
Il pomeriggio dopo, qualcun altro sproloquia: "Vedi di stare bene. Perché se stai male tu, qui crolla tutto!" 
Ok, son soddisfazioni. Però lavoreremo anche su questo. Tutti siamo utili - qualcuno pure troppo - ma nessuno è indispensabile. La prossima mission sarà far capire a tutti che la mamma è solo la mamma. Non è Atlante, e anche senza di lei il mondo non crolla.