martedì 31 luglio 2012

Tre giorni in Liguria

Entusiasmanti. A dire poco e minimizzare.
Siamo stati ospiti di persone straordinarie, capaci di farci sentire a casa nostra tre minuti dopo esserci conosciuti. E dire che non ci eravamo frequentati per nulla, nemmeno via mail: Simona, l’organizzatrice dell’intero ambaradan, mi ha seguita di soppiatto per mesi, tra forum e blog, senza mai palesare la sua presenza. Un’autentica ghost reader.
La nostra si è fatta viva a Milano, per la mia presentazione, salvo poi sparire nuovamente dal web: qualche sporadica telefonata, per definire la logistica dell’incontro che aveva architettato, indi il silenzio.
Nell’ombra, tuttavia, la donna lavorava per tre: con l’ausilio di familiari, parenti, amici e collaterali ci ha preparato una sorpresa da lasciarci senza parole.
Tanto per cominciare, la location: Diano Arentino è un paesino da favola, e da favola è la festa dei palloncini organizzata dai nostri (nuovi) amici.
E durante il tradizionale festeggiamento annuale, questa volta hanno voluto ci fosse una mamma per caso: accolta a braccia aperte, sono stata circondata da un affetto e una partecipazione che mai mi sarei aspettata. Vi relazionerò nel dettaglio sullo svolgimento degli eventi… foto incluse (non appena Jurassico mi avrà fornito il materiale necessario).
Quanto a Simona e alla sua famiglia, non ci sono parole per descrivere l’accoglienza che ci hanno riservato: i miei figli ne sono rimasti strabiliati.
In questi pochi giorni, i miei ragazzi hanno imparato moltissime cose: sull’amicizia, la disponibilità, la capacità di spendersi per gli altri senza contropartita alcuna e sulla possibilità di essere e rimanere famiglia con il cuore.
Una famiglia solidale, cameratesca, affettuosa e sincera: una famiglia tanto unita quanto aperta agli altri.
Una famiglia che può contare su amici sinceri, fraterni, fidati.
Poche volte in vita nostra ci siamo sentiti a nostro agio, come ci si conoscesse tutti da sempre, come in questo magico fine settimana.
“Anche noi saremo così! E’ vero…?” ha chiesto la Miss a suo fratello, sulla via del ritorno.
“Certo che sì. Se si è tutti quanti disponibili e affettuosi, si riesce ad andare d’accordo sul serio!”
Mille sono le cose che potrei dirvi per esprimere il mio entusiasmo, la mia commozione e la gratitudine per l’ospitalità ricevuta. Ma questa è quella che, di tutte, mi ha fatto più piacere: l’esempio ricevuto dai miei figli. E’ il più bello, tra i tanti regali che abbiamo ricevuto da voi, cari amici.
Grazie, grazie di cuore dalla vostra Mpc.


giovedì 26 luglio 2012

Quanto sto bene a casa mia


Si fa per dire: in realtà, loro vanno oltre. I miei figli, intendo: vanno oltre le mie capacità di comprensione.
In un impeto di buona volontà improvvisa – situazione tanto lodevole quanto sporadica – il gaglioffo decide di ripulire la porta della sua camera da letto. Coperta da un fitto tappeto di foto, poster e cartelli minacciosi contro le violazioni della sua privacy, accumulatosi negli anni, dubitavo sarebbe tornata al suo candore originario.
In realtà, il nostro è riuscito nel suo intento: ha fatto sparire ogni traccia dell’infame collezione, per lasciare spazio a… un cratere.
Già, un cratere: qualcuno – non è dato sapere né chi né quando – è riuscito a colpire la porta con tale violenza da sfondarla in un punto. L’avvallamento è tanto profondo da escludere a priori  la possibilità di mascherarlo con una passata di vernice: lì andrà impiallacciata di nuovo.
Come riescano ad essere tanto distruttivi mi sfugge: analogo danno, a suo tempo, fu provocato dal filosofo su di un’anta d’armadio. Due volte: una in camera mia (danno riparato), una in camera di sua sorella (danno mascherato da una cartolina in sovrimpressione).
I sospetti si addensano su di lui, ma non esistono prove: tanto per cambiare. Loro sfasciano, noi ripariamo. Da notare che denunciano mai i danni che provocano: o affermano di non essersene accorti (difetto di propriocezione…?) o sono colti da amnesia. Talvolta le loro omissioni sono talmente clamorose da far pensare a un caso di manipolazione della memoria.
Sempre a proposito di memoria, pare che soffrano di gravi lacune anche quando devono fare qualcosa: è di ventiquattro ore fa l’episodio dell’informatico che scopre di aver tutte – dico tutte – le sue polo da lavare. Il ricordo del bucato da fare non l’ha nemmeno sfiorato, nel fine settimana: così, eccolo imbastire una lavatrice dopo cena, per poi azionare l’asciugatrice a notte fonda. Ottima manovra per esser certi di non sfruttare nemmeno un watt prodotto dall nostro ipertrofico impianto fotovoltaico: per tacere dell’assurdità di utilizzare l’essiccatore con una media di oltre trenta gradi, durante il giorno.
Non li ho ancora ammazzati – la galera mi spaventa, lo ammetto - ma qualche volta accarezzo il progetto di semplificarmi l’esistenza, fuggendo senza lasciare traccia, per rifugiarmi in una casa tutta mia.
Sarebbe bello poter riprovare la gioia di trovare sempre il dentifricio nel bicchiere, la mattina; di poter contare sulla presenza degli oggetti che mi servono, quando ne ho bisogno;  di poter avere sempre il controllo del mio tempo, invece di essere costretta a dilapidare ore intere a correre dietro alle cose che quei quattro hanno disperso, spostato, occultato, distrutto. O a porre rimedio ai guai che combinano, con le loro omissioni e dimenticanze calcolate.
Che vita, ragazzi, che vita…

mercoledì 25 luglio 2012

Adulta anche la Miss

Anche la Miss. Da domenica, è maggiorenne anche la Miss: fatico a farmene una ragione.
Un paio di giorni prima del suo compleanno mi ha beccata al supermercato, faccia da cocker e occhio languido,  a lisciare con la mano un pagliaccetto da bambina, taglia mesi sei.
“Pennuto! La finiamo o no?! Cammina, vieni a cercare i gelati del papà…” mi ha trascinata via l’interessata, scuotendo la testa, mentre io mi voltavo a guardare i calzini mini con aria nostalgica.
“Tu non mi capisci. Io mi perdo nei ricordi e tu mi costringi…”
“… a comportarti come una persona normale. Mamma, sei ridicola!”
Ha ragione. Sono ridicola.
Sarà che sto crescendo un numero esagerato di figli, però mi sono goduta un numero decisamente inferiore di pupattoli; sarà che guardarla crescere mi fa quasi male al cuore, per quanto velocemente è diventata grande; sarà che è la mia unica femmina, e con le femmine le mamme hanno un rapporto speciale… ma ogni compleanno peggioro.
Non oso pensare a cosa combinerò il giorno che si dovesse laureare, oppure sposare… Mi dovranno sedare, è deciso.
Comunque sia, la Miss è entrata a buon diritto nel mondo degli adulti.
Ci è entrata in punta di piedi, senza tanto clamore: niente superfeste, giusto una cenetta con gli amici – di famiglia – più cari, qualche bel  regalo e tanto, tanto affetto, da parte di tutti. Mi si scalda il cuore, quando vedo di quanto calore sono circondati i miei ragazzi.
E sono la donna più felice della terra, quando vedo quanto si vogliono bene tra loro: l’informatico si è svenato per regalarle un profumo “di nicchia”, che le è piaciuto da morire. Il filosofo, sempre in bolletta, è dovuto ricorrere a un finanziamento straordinario da parte di mamma e papà: crisi o non crisi, non poteva mancare all’appello.  
Per un giorno, il gaglioffo non l’ha tormentata: trattandosi di lui, è già molto.
Il papà ha voluto regalarle, assieme alla mamma, un braccialetto molto carino, che ora credo la fanciulla si metta anche per andare a dormire.
E mentre lei gongolava, circondata da tutte queste tenere attenzioni, io venivo rilanciata indietro nel tempo. E’ inevitabile: con lei più che con tutti gli altri.
Quando suo padre me l’ha messa tra le braccia, tanti anni fa, mi sembrava che non sarebbe cresciuta mai: ero così spaventata da temere di non farcela.  La prima volta che mi ha chiamata mamma mi sono squagliata, come capita a tutte le mamme: solo che io non ero una mamma come tutte, e per me quel mamma era davvero speciale.
Lei è stata l’anello di congiunzione tra me e  i suoi fratelli, con lei ho imparato cosa significhi essere mamma, lei è stata il collante che saldato il nostro nucleo: attorno alla sua culla, siamo diventati una famiglia.
E’ stato un piccolo, grande miracolo.
Superare diffidenze, interferenze e supponenze è stato invece un enorme cimento: se la gente tende a impicciarsi in condizioni normali, nel nostro caso è addirittura incentivata a farlo. Ahimè.
Il risultato, però, in termini sia di amore inattaccabile fra lei e me, sia di armonia familiare,  mi ripaga dell’immane fatica che ho fatto ad arrivare fin qui.
Tanti auguri, Miss. Mille auguri dalla tua mamma.

martedì 24 luglio 2012

Otite due

Va un po’ meglio. Mi sto bombardando di sostanze estranee, ma sembra che almeno funzionino. Oggi  mi sono concessa un giro in bicicletta, senza esagerare con il ritmo e la distanza. Ho incrociato diversi signori anziani dall’aria gentile, che mi hanno sorriso, un paio di giovanotti concentrati e sbuffanti, che mi hanno ignorata, una donna di mezza età dal viso arcigna, che mi ha fulminata. Forse dipendeva dal fatto che viaggiava contromano: niente come l’essere dalla parte del torto aizza i malmostosi.
Comunque sia, mi sono proprio goduta questa pedalata: per come stavo ieri, temevo c’avrei messo dei giorni, a tornare in sella… 
Grazie a tutti voi per il sostegno. Mi avete consolata!

lunedì 23 luglio 2012

Otite

Gente, da sabato sono uno straccio. Antibiotici e antiinfiammatori a gogò, e sono sorda lo stesso.
Con l'orecchio ovattato e tutto il lato sinistro della testa indolenzito, non ce la faccio a ticchettare lo stesso: ora sento il mio dottore, e vedo il da farsi. Vi aggiornerò quanto prima. Per ora, passo e chiudo.  A presto!

venerdì 20 luglio 2012

Romanticismo esplosivo

Metti una sera dopo cena, a Casa per Caso.
Jurassico giace tra i cuscini, allungato sul divano, indossando il consueto abito da sera (calzoncino nocciola, vetusto, abbinato a T-shirt ginnica giallo limone: il ranocchio Kermit, l’ha ribattezzato la Miss). La fanciulla e io, dal lato opposto, siamo accartocciate una accanto all’altra, esilarate dalle comiche vicende di Manuale d’amore: considerato il periodo, mai titolo fu più indicato.
Jurassico, con la scusa che l’ha già visto, alterna fragorose risate a fughe momentanee, durante le quali va a procacciarsi cibo: di volta in volta, torna addentando una pesca, un cornetto Valsoja, un paio di albicocche. Meno male che vuole dimagrire.
Verso la fine del film, il nostro sparisce un’altra volta: distratte dalle immagini sullo schermo, le due donne lo ignorano totalmente. Manco ci accorgiamo che è uscito dalla stanza, a dirla tutta.
D’improvviso, in cucina esplode un botto fragoroso,  seguito da un preoccupante scroscio di vetri infranti. Dopo un silenzio attonito, si ode la voce di Jurassico esclamare, con tono incerto: “Ma porca miseria…”
In un nanosecondo, entro in modalità di emergenza: “Ti è caduta la bottiglia dell’acqua? Ti sei tagliato?” chiedo, correndo verso il luogo dell’incidente. Già mi vedo a tamponare il sangue che scorre. Trovo mio marito con una bottiglia di prosecco in mano, circondato da cocci, sparsi per ogni dove. Due bicchieri sono sul tavolo, intatti. E pure lui, grazie al Cielo, è integro: nemmeno un graffio.
“Ebbene? Che è successo?”
Senza proferire motto, alza il naso: seguo il suo sguardo, per scoprire che non abbiamo più la plafoniera della cucina: disintegrata. I cocci arrivano fino al salotto.
“Mai successa una cosa del genere… Non avevo nemmeno finito di togliere la gabbietta, che il tappo mi è partito come un proiettile! Guarda che casino, mannaggia…”
Quell’uomo non perde mai il controllo del suo vocabolario; non riesco a capire come faccia. Se dovessi dar retta al mio istinto, in questo momento darei la stura a una sequela d’improperi che nemmeno l’Esorcista: decido di concentrarmi sul fatto che, almeno, il consorte è sano e salvo, e metto mano alla ramazza. Anzi, mettiamo mano: una scopa ciascuno, ripuliamo il disastro, salvaguardando l’incolumità dei figli. I nostri quattro, in casa, girano tutti rigorosamente scalzi: non c’è verso di convincerli a indossare un paio di ciabatte.
Mentre siamo lì, impegnati a cancellare ogni traccia dell’accaduto, Jurassico brontola in sottofondo, imbronciato: “E io che volevo farti una sorpresa, arrivandoti con un bicchiere di prosecco fresco…”
Decisamente, la serata non si è conclusa come aveva preventivato, poveretto: aveva pensato a un'entrata a effetto, invece ha fatto il botto. Noi due non abbiamo fortuna, quando decidiamo di fare i romanticoni: c’è sempre qualcosa che va storto, quando ci proviamo. E’ matematico, purtroppo.