giovedì 23 marzo 2017

Metti il caso che...

"Metti il caso che io mi trovi una serba, o una rumena, insomma, una donna dell'Est. Sai quelle che rimangono marmoree, che ubbidiscono, tacciono, e non vengono a letto vestite da Nonna Papera come questa qui... Tu come la prenderesti?"
"Io? Io ti chiederei: - Ce l'ha una figlia? - e mi spiegherei da dove mi viene la spiccata predilezione che ho per le donne staniere. Vai, papà, vai! Hai tutto il mio appoggio!"
Li odio. 
Se leggerete di un misterioso caso di avvelenemento mortale nel Nordest, sappiate che non è misterioso per niente. Sono stata io. Io, che mi sono liberata di Jurassico e di quel infame traditore di suo figlio Gaglioffo. 
Mannaggia anche Mamma Rai, mannaggia...

martedì 21 marzo 2017

La fatica di vivere, la fatica di scrivere

Tienici aggiornati sulle vicende di Casa per Caso, mi scrive Annesin. Hai ragione, my darling: dovrei farmi vedere più spesso, da queste parti. E grazie, per non averci dimenticati. Grazie a te, e a tutti quelli che continuano a passare, sperando in un nuovo post.
Scusate, miei fedelissimi. Scusatemi, ma non è un gran periodo, questo, per me. 
Tranquilli, nulla di male tra le mura della Stamberga, e nemmeno tra quelle dove albergano i nostri ex-nidiacei. C'è solo un sacco di energia negativa che si addensa sulla mia testa, il che impegna quasi tutte le mie energie positive a mantenere attivo lo schermo di difesa della mia bella famiglia.
Già, fatemelo dire: una bella famiglia. 
Una famiglia sconclusionata, ormai frammentata, sopra le righe e qualche volta un po' azzoppata dagli eventi. Ma una famiglia dove l'amore è coltivato con caparbia ostinazione, dove non cerchiamo gli errori degli altri per giustificare le manchevolezze nostre, ma cerchiamo di darci una mano a vicenda, come possiamo. 
Un nucleo saldo, capace di resistere alle pressioni esterne e alle disavventure interne, una posto dove ti puoi arrabbiare, esagerare, incespicare e qualche volta rovinare a terra, sapendo che qualcuno ci sarà sempre, magari a darti uno spintone, o anche un bel calcio sul fondoschiena, per indurti a risollevarti. 
Siamo in tanti, e questa è stata assieme la nostra debolezza e la nostra forza: credete a me, tenere le fila di così tante persone non è cosa semplice, specialmente per una smemorata cronica come la sottoscritta. Tuttavia, siamo in tanti a pensare, tanti a contribuire, tanti a intervenire. Un think tank all'amatriciana, dove si mischia il nuovo con il vecchio, l'avveniristico con la tradizione, idee retrò con intuizioni futuribili, il tutto mixato con un'affettività e un senso di appartenenza rari. Specie di questi tempi. 
Credo sia questo l'antidoto a tutto il male che ci sarebbe potuto venire dall'invidia degli scontenti, dalla rivalità dei perdenti, dalla malignità dei prepotenti. 
Ci hanno provato, a dividerci. Ci hanno provato, a metterci gli uni contro gli altri, in nome di un patologico divide et impera, che non dovrebbe esistere nemmeno tra le nazioni, figuriamoci tra le persone. Ci hanno provato, a inoculare anche tra noi il germe dell'incomprensione, cresciuto nel brodo di coltura delle menzogne, dell'interesse e dell'egocentrismo di pochi, capace di distruggere l'esistenza di molti. 
Come vedete, ce n'è d'avanzo per assorbire l'intera mia riserva di munizioni, per tenere a bada certi personaggi. Tutta la mia scorta di sorrisi inossidabili, di speranze di riserva, di pazienza - quasi - inesauribile. 
Passerà anche questa, come tutto, come sempre. 
Spero solo di riuscire a risolvere al meglio, e di non essere costretta ad arrendermi a un'evidenza sottolineata dal Gaglioffo: non puoi salvare chi non vuole essere salvato. 

Scusate i toni un po' cupi: prometto di essere un po' meno malinconica, al prossimo post. E di non scriverlo tra venti mesi. 
Un abbraccio forte a tutti voi

domenica 19 marzo 2017

Un papà difficile da sopportare, ma un grande papà

Non è facile stargli vicino.
Quando rompe, quando sputa sentenze, quando giudica male e con i figli si rapporta ancor peggio.
Non è facile fare fronte comune, quando si piazza dalla parte del torto e da lì non si vuole schiodare.
Non è facile mediare, quando anche tu avresti bisogno di un mediatore, anche solo per fare colazione con lui.
Però...
Però come fai a non essere con lui e per lui,  quando lo vedi fermarsi davanti alla foto dei fantastici quattro, e guardarli con un amore così grande da non starci, dentro al suo cuore. Un amore che tracima, straborda, comanda e lo riduce a una chioccia più chioccia di te, quando li sente, li vede, o anche solo sente parlare bene di loro.
Però... come fai a non pensare che non potevi scegliere padre migliore per i tuoi figli, o figli migliori di cotanto padre, quando si ammazza di lavoro, e lo fa solo per loro, e per te. E lo fa probabilmente per quello che sei tu per loro.
Loro. Loro, l'Alfa e l'Omega della sua e della tua vita. Loro, che si dimenticano persino che stiamo al mondo, mentre noi sentiamo che essere al mondo, per noi, ha un senso forse solo per e grazie a loro.
Auguri, papà dei miei figli. Auguri Giuseppe. Un papà che ho conosciuto ferito, spezzato, atterrato dalla vita e terrorizzato da quello che sarebbe stata la vita, per i suoi tre pulcini.
Un papà che ora, davanti ai suoi quattro meravigliosi figlioli, si volta verso di me, con orgoglio persino esagerato, e sorride. Sorride, e mi sussurra "Grazie".
Grazie a te, rompiscatole di un papà del secolo scorso. Grazie per essere quello che sei, e di tutto l'amore che ci dai.

La rappresentante ufficiale della tua famiglia

martedì 14 febbraio 2017

Dodici rose rosse per San Valentino...

... in versione jurassica, ovviamente. Prima che mettiate le mezze luci agli occhi, non vi dimenticate di chi stiamo parlando, per favore. Un plantigrado che, in assenza di sua figlia, se la sarebbe cavata con un fuggevole bacio e un rapido "Auguri!". 
Invece... 
Invece, la sua amata figlioletta Valentina, qualche giorno fa, l'ha beccato da solo, suggendogli: "Papà, il 14 è l'onomastico della mamma, che, ti ricordo, è anche il tuo amore. Una dozzina di rose ci starebbe, non credi?" 
Sguardo sbalordito del nostro, il quale risponde, neutro: "Ah."
La fanciulla, decisa a ottenere il suo scopo, soggiunge, con l'aria imperiosa che assume in circostanze come queste: "Non ti preoccupare, papà. Mi occupo di tutto io!"
E' andata in fioreria, ha scelto le rose, ordinato di disporle a bouquet - aveva già deciso anche in quale vaso sarebbero state disposte -  e si è fatta consegnare il biglietto. Glielo ha portato in ospedale, per farglielo scrivere, quindi è tornata dal fiorista e ha concordato l'ora di consegna. 
A me ha comunicato di non muovermi, stamattina: tutto era pronto per la sorpresa. 
Alle nove e mezzo, il mazzo è stato recapitato. 
Niente da dire sui fiori  - la Miss non sbaglia un colpo, in queste cose - circa il biglietto... Parliamone.
L'amato bene ha tentato di aumentare il tasso di romanticismo del messaggio, scippando una frase a uno dei figli (l'amore non ha velocità), salvo cadermi sulla citazione, attribuita al figlio sbagliato. 
Non pago, persevera nell'errore: quando lo sfotto teneramente, mi suggerisce di consultare la bibliografia. Che ho scritto io, aggiungerei. 
Che uomo. Quando si abbandona ai ricordi, se non sbaglia figlio, si confonde sulla moglie...
Nostra figlia, di fronte allo screen shot della nostra conversazione, si è messa le mani nei capelli. Dichiarando quindi: "L'anno prossimo gli detto anche il biglietto! Che disastro di uomo..." 
Già. E' un disastro, quindi sta benissimo accanto a un cataclisma come me.
Auguri, amore. So che non mi leggi, ma... auguri lo stesso. 
E per dirla con il gaglioffo: sei proprio l'uomo della mia vita!

domenica 22 gennaio 2017

Sniffer e minacce di morte

Punto primo: da giorni sono a letto con la febbre. Non appena restituito il Jurassico alla vita attiva, ecco che si schianta Mpc. E fin qui vabbè, guarirò. 
Il problema, al solito, è lui. L'amore della mia vita, come lo definirebbe il gaglioffo. 
Il quale amore della mia vita ieri pomeriggio decide di sistemare il camper, per prepararlo a nuove avventure. Nel frattempo, la sottoscritta giace nel suo letto di dolore, stretta a una boulle e con una pila di coperte addosso. 
Il nostro, dopo un insistente rimestare, giunge in camera da letto, berciando qualcosa come: "Accidenti a chi mette ordine! Quando hai vuotato il camper hai fatto sparire lo sniffer e la pinza amperometrica. Che fine hanno fatto?" 
Vi lascio immaginare la mia faccia. Manco so di che stiamo parlando. Gli suggerisco di controllare nel gavone sottopavimento, e attendo che mi scenda la febbre. In preda a una crisi di nervoso, l'individuo sfoga in vario modo la sua irritazione, tanto da spingermi, appena riesco a sollevarmi dal letto, a rivoltare gli armadi dove avevo riposto il materiale da campeggio. 
Di 'sta roba manco l'ombra, ovviamente. 
La giornata si conclude con lui che si corica imbronciato, brontolando contro chi gli nasconde il suo materiale, e me che sopporto stoicamente, dopo aver scoperto, tra l'altro, che nel mio armadio per le scorte hanno fatto la loro comparsa tutta una serie di oggetti ingombranti e inutili, provenienti dalla casa di suo padre, che non sapendo dove mettere, nel suo incasinatissimo studio, ha nascosto lì a mia insaputa. Sono troppo debole per ammazzarlo, ma coltivo propositi silenziosi di vendetta. 
Stamani entro nel suo studio, e il mio sguardo viene catturato da due oggetti che assomigliano in tutto e per tutto a ciò che mi descriveva ieri. 
Vado da lui, chiedendogli se li abbia per caso trovati... 
Baccato. Li ha trovati, dove gli avevo detto di cercarli sin dall'inizio, e dove li aveva messi lui, di sua propria mano. 
Poichè sto vivendo un periodo funesto, nel quale devo sistemare un bel po' di casini da altri combinati, prendendomi anche un sacco di improperi per colpe in realtà commesse da chi mi accusa, sbotto. 
Mi rivolto contro di lui come una serpe, dandogli un ultimatum: alla prossima accusa infondata che si fa sfuggire, prendendosela con me per qualcosa che non ho fatto, avrò una reazione assolutamente spropositata. 
L'uomo, forse intimorito dalla mia reazione, sparisce alla mia vista, ma non per questo smetto di gridare: "Attento, perché finisci con il pagare per tutti quelli che mi hanno massacrata sino ad oggi. Ne ho due p@@@e di sopportare, sopportare, sopportare sempre! Bast..." 
E qui scoppio in una risata irrefrenabile, e ci abbracciamo ridendo. 
Quel malnato è ricomparso sulla porta, facendosi scudo con un libro. 
Questo: 
Come faccio a tenere il broncio a un uomo così??? 
Non avrò mai ragione di lui, mai...