martedì 27 giugno 2017

Sempre a proposito di figli dimenticati...

Già una volta me lo sono scordato in auto, il gaglioffo, abbandonandolo in un posteggio sotto il sole.  Dal momento che è accaduto quando aveva diciott'anni, il ragazzo è sopravvissuto. Traumatizzato, ma vivo: non paga di essere partita al galoppo mollandolo lì, ho anche chiuso l'auto inserendo l'allarme. Il poveretto ha trascorso un quarto d'ora appiattito contro il sedile, girando solo gli occhi... E con altre cose in rotazione vorticosa, ovviamente.
Stamattina, quasi quasi ci riprovo: pronta per uscire, ero fermamente intenzionata a inserire l'allarme di casa. Peccato che il nostro non sia a scuola, ma addormentato in camera sua.
Per fortuna è entrato il gatto, che mi ha - non so come - ricondotto alla realtà.
Diversamente, sai che sveglia, povero Matteo...?
Sono una catastrofe. Non c'è speranza.

venerdì 23 giugno 2017

Esami in corso

Ovvero: facciamoci riconoscere. Sempre. 
Primo giorno, prima prova: ore 13.00. Il gaglioffo fa per consegnare il compito, e il commissario (esterno) gli suggerisce di andare al posto, a rileggerlo ancora una volta. 
Il nostro esegue, e dopo tre minuti torna alla carica. 
"Prof, vorrei consegnare."
"Ma... Sei sicuro? Non ci vuoi pensare ancora un po'?"
"Prof. Ho fatto due brutte copie, una bella copia, l'ho riletto così tante volte da averlo mandato a memoria... E poi, insomma: è l'una. Ho fame!" 
Il compito è stato ritirato. 

Secondo giorno, seconda prova: stessa scena. Stavolta il presidente di commissione ha decretato che il compito si può consegnare non prima di quattro ore. 
Il gaglioffo, che ha studiato diritto e si sente (purtroppo...) inizia a berciare che la legge dice altro, che il Ministero ha chiarito che dopo tre ore si può consegnare, che lui ha dei diritti, che ci va a parlare lui con il presidente...
Il commissario interno prende dieci anni in dieci minuti, va a perorare la causa del nostro giovane ribelle, e il compito va consegnato. 
Il commissario esterno: "Bene, ciao Matteo! Ho già imparato il tuo nome..."
Fantastico. Mio figlio si distingue sempre. 
Voglio morire...

domenica 11 giugno 2017

Controllo antidroga

"Mimmi, sai che c'erano i cani antidroga in stazione a Milano?"
"Davvero?"
"Sì. Troppo carini... Io mi sono messa a coccolare quello che ha annusato me!"
"... E il carabiniere come ha reagito?"
"Prima si è messo a ridere, poi mi ha detto vada, vada, signorina!"
Mia figlia. Ostacolo alla vigilanza e intralcio a pubblico ufficiale!

sabato 10 giugno 2017

Ultimo giorno di scuola

Ultimo giorno di scuola. Ultimo, ultimo: anche l'ultimo è arrivato alla meta. 
O quasi. Siamo sempre in tempo a farci fregare all'Esame di Stato, però... 
Però si chiude un ciclo. 
E che ciclo, ragazzi: un ciclo iniziato ventitre anni fa - mannaggia, così tanti ne sono passati...? - nel più brusco dei modi. 
Mamma totalmente impreparata, Jurassico mi ha gettata nell'arena delle riunioni plenarie, senza rete nè qualifica. Se ci ripenso, lo ammazzerei ancora adesso...
Ho superato questo ed altri traumi, vigliacche ostilità ed encomiabile supporto. 
Mi sono sentita inadeguata, assente, troppo presente, insicura e cronicamente incerta sul da farsi. 
Ne ho passate di cotte e di crude, con quei quattro, che mi hanno fatto vedere ogni possibile sorcio verde che mente umana possa concepire. 
Ho incontrato dozzine di persone diverse, tra le quali alcune davvero splendide. A costoro devo moltissimo. 
Ho dovuto cercare di dimenticare persone meschine, poche per fortuna, i cui comportamenti aberranti hanno messo a rischio la riuscita della mia improbabile impresa. 
Ho fatto di tutto per supportarli, i miei quattro rampolli, per farli crescere dentro alla testa, almeno quanto lievitavano di statura, anno dopo anno. 
Li ho visti cambiare, sbagliare, disperare e migliorare. 
Con un paziente lavoro di cesello ho cercato di scolpire un messaggio, dentro al loro cuore prima ancora che nel loro cervello, capace di sfidare gli anni e accompagnarli oltre i banchi di scuola. 
Li ho aiutati nelle difficoltà e spronati nelle sconfitte, tentando di insegnargli a vincere senza vantarsi e a perdere senza scoraggiarsi. 
Ho sperato che imparassero qualcosa di buono dai migliori, e riconoscessero quanto certi errori possano essere pericolosi, nei casi peggiori. Ci sono docenti capaci di renderti una persona migliore, e cattivi maestri dai quali non c'è nulla da imparare. Ho provato a mostrare loro come distinguere gli uni dagli altri, senza mai perdere il rispetto, per gli uni e per gli altri. 
Perché al di là dell'uomo, c'è il ruolo. E il ruolo va sempre rispettato, anche quando indegnamente interpretato. 
Spero di aver contribuito a far di loro degli adulti in gamba e consapevoli, nonostante la mia distrazione cronica, le mie assenze forzate, la mia ansia malcelata. 
L'esperienza con i maggiori mi conforta nelle mie speranze, mentre il corso di studi della Miss è una mano santa, per la sua e la mia autostima. 
Ora tocca al gaglioffo. Da questo istante in poi, sta tutto a lui. 
Stavolta sì, son dimissioni. Anzi, è pensionamento: ormai non saprò nemmeno più gli insegnamenti, altro che colloqui con i docenti. 
Potrò fare solo da sfondo, limitandomi ad azzardare qualche consiglio, ben sapendo di essere destinata a rimanere quasi sempre inascoltata. 
E' stato un cimento, arrivare fino a qui. 
"Lo stiamo perdendo!" 
"Lo mandi a zappare, non se ne può cavare altro"
"La vita seleziona. Sarà la vita a selezionare i vostri figli!" 
Ok, disfattisti. Sfida accettata. Io credo nei miei ragazzi, e fino ad oggi la vita mi ha dato ragione. 
Incrocio le dita, a partire dal 21 di Giugno. E che la sorte ci sia propizia! 




venerdì 9 giugno 2017

Dimenticarsi un figlio

Rieccoli. Rieccoli i Soloni della porta accanto, di Grandi Inquisitori della mutua, i Caifa de noantri, tutti a stracciarsi le vesti per quella povera mamma di Arezzo, mettendola in croce e gridando allo scandalo.
Stuoli di non riprodotti, in cattedra a insegnare come si fa ad essere genitori perfetti.
Orde di genitori imperfetti, impegnati in una lapidazione di massa ai danni di quell’unica dimostratasi più imperfetta di loro.
Ergendosi dall’alto della loro piccineria, dozzine di omuncoli e donnicciole si sentono eroi per un giorno, perché a loro non è successo. Perché loro no, loro non l’hanno fatta un’enormità così.
Guardateli, gli autonominati genitori di successo, quelli che “se fosse stata mia, io…”, quelli che stanno sempre un passo avanti, finché non inciampano nei propri piedi, e finiscono faccia a terra.
Stiamo calmi, ragazzi. Stiamo tutti molto calmi, perché ci è solo andata di lusso.
Potevi esserci tu, al posto della mamma di Arezzo, proprio tu che ti agiti tanto, e la chiami madre indecente.
Come si fa a dimenticare un figlio? Cos’è, una busta della spesa?
Si fa, si fa. Fidatevi, si può fare, e non è nemmeno così difficile riuscirci.
Per fortuna, io me lo sono dimenticato all’asilo, a fare la mascotte nelle riunioni delle maestre, e non in auto, nel parcheggio dell’ipermercato. Ma mi sarebbe potuto succedere, lo so, e piango per quella povera mamma, alla quale è capitato sul serio.
A chi si scandalizza, rispondo: non ti sorprendere, ragazzo. Basta essere sempre di corsa, con dieci cose da fare nel tempo di tre, al centro del mirino perché un figlio non ti deve rendere meno performante, oppure sclerato perché da quando è nato non vedi altro che pappe, pannolini e popò. Le tre P che rovinano la vita del genitore principiante. La quarta P che ti frega, assieme alla E. La E di esaurito, perché quando i figli diventano due, tre o addirittura quattro – alcuni di noi si vogliono male – diventa persino peggio. A dimostrare che al peggio non c’è mai fine.
Se lo porti sempre all’asilo, è l’automatismo a rovinarti: lo porti sempre, da sempre, e confondi i ricordi. Così ieri diventa oggi, l’hai già lasciato a scuola, e puoi andare al lavoro.
Se non ce lo porti mai, è la mancanza di automatismo a fregarti: non ci sei abituato, e fai quello che fai sempre, da sempre. Vai al lavoro, parcheggi l’auto, e corri alla scrivania, infili il camice, ti lasci inghiottire dalla catena di montaggio.
Se lo porti qualche volta sì, qualche volta no, sei rovinato in partenza: nulla ti può aiutare a ricordare, e se sei in overbooking il tuo sistema cerebrale rischia d’impallarsi.
Basta una volta.
Una sola, maledetta volta, e tuo figlio non c’è più. E assieme con lui muori tu, tutti quelli che lo amavano, e quelli che amano te. Perché chi ti ama sa che sopportare il peso delle conseguenze della tua distrazione potrebbe riuscirti impossibile.
Quindi, facciamo tutti un enorme passo indietro e rispettiamo non un minuto, ma un’intera decade di silenzio.
Se ci sentiamo in vena di coinvolgimento, rivolgiamo un pensiero d’affetto, una silenziosa preghiera per quella bambina che non ce l’ha fatta. E per la sua mamma, per la quale la vita, da qui in poi, sarà solo sopravvivenza. 

domenica 21 maggio 2017

Mamma sono in biblioteca

"Ma non eri in Danimarca?"
"Quella dell'università del mio fidanzato. Oggi aveva un business project, e io sono venuta qui a studiare."
"Brava."
"Ho bisogno di un libro, però."
"Quale?"
"Tre volte te, di Moccia."
"..."
"Mimmi, io l'ho aperto quello di amministrativo, ma quando ho cominciato a leggerlo mi è venuto da gettarlo da un ponte..."
"Ci credo. Hai appena dato due esami!"
"Da lunedì mi metto sotto. Adesso devo assolutamente sapere come finisce tra Step e Beba...🤣🤣🤣"
"Queste sono le credenziali del mio account Kobo. Ora te lo compro e te lo puoi scaricare."
"Ok, adesso provo."
"Fatto. Soffro: dieci euro per un e-book, di un autore che odio per di più! Ma poiché ti amo, l'ho comprato..."
"Anche io ti amo, Mimmi. 😍"
I figli. Ci inducono ai peggiori compromessi con noi stessi!

sabato 20 maggio 2017

#amorepuro#cuoreacuore#sensodellavita#

L'amore più puro e sincero. Innocenza e sincerità.
Ti vorrò bene, tesoro, ti proteggerò dai pericoli, perché so che tu non mi deluderai.
Mai.

Otto like, due siete bellissime, un cuore.

Commenti inespressi:
Ke palle 'ste mamme.
Ci rivediamo tra quindici anni, quando l'avrà data a mezzo mondo e tu sarai una vecchia avvelenata.
Tieniti i tuoi cuori e pure la pupa, che non gliene frega niente a nessuno.
Le mamme sono una categoria da eliminare. Si credono il centro del mondo.
Odio i bambini. Puzzano.

L'amore più puro e sincero. Innocenza e sincerità.
Ti vorrò bene, tesoro, ti proteggerò dai pericoli, perché so che tu non mi deluderai.
Mai.



147 like, 52 siete bellissimi, 67 cuori, un fiume di commenti:

L'unico amore che non tradisce.
I figli pelosi sono i migliori.
Amooooooore!
Lo voglio!

Qualcosa non torna.


venerdì 19 maggio 2017

Fratelli

L'unione fa la forza.
È una gran cosa andar d'accordo coi fratelli. Un fratello che ti vuole bene ci sarà sempre, ti aiuterà quando sarai nei guai, ti sosterrà negli addii e gioirá con te nei momenti felici.
Un fratello è tale perché sei stato bambino con lui, perché tra voi ci sono ricordi condivisi e rimpianti comuni.
Un fratello è diventato adulto assieme a te, e si ricorda di voi, quando invecchiare era un ambito traguardo, non uno spauracchio incombente.
Ti ha visto sbagliare e pagare, ostinarti e piegarti, cadere e rialzarti.
Un bravo fratello ti ha aiutato a rimetterti in piedi, senza risparmiarti quella pedata che quella volta ci stava proprio.
Un fratello prezioso ti ha compreso, ascoltato, confortato, ma anche zittito e rimproverato.
Crescere non è impresa facile, e i genitori possono facilitarla come pure ostacolarla.
I genitori saggi sono anche giusti. Sanno che a creare discordia si impoverisce la famiglia. Coltivando la sensatezza, favoriscono il rispetto reciproco.
I fratelli, uguale.
Un fratello che ti vuole bene ti rispetta e non ti rimprovera per le tue scelte. Persino quando non le approva.
Un fratello come si deve sa di non essere la tua famiglia, ma rispetta la tua famiglia, perché è stato la tua famiglia. È questo il senso della famiglia.
Un fratello non pretende quello che non gli spetta, nemmeno quando si parla d'amore.
Sa dove fermarsi quanto a pretese, e quando smetterla con i consigli, per non farli diventare ingerenze.
Un bravo fratello si sente, anche quando non lo senti.
Un buon fratello si sente custode dei beni di famiglia, con te e non contro di te.
Un fratello intelligente sa che ci sono eredità che dividono ed eredità che uniscono. E cerca di non trasformare queste in quelle.
Il denaro è un mezzo necessario, ma non va usato per controllare, muovere, manipolare gli altri. Un bravo fratello non lo userà mai in questo modo a tuo danno.

Poi ci sono genitori e fratelli che accumulano un vero tesoro.
Un inesauribile serbatoio  d'amore, condiviso e moltiplicato in famiglia, la capacità e la volontà di comprendere e talora perdonare, un modo comune di guardare ai problemi senza piangersi addosso, ma cercando una soluzione buona per tutti.
Chi raccoglie un'eredità così sarà ricco per sempre, anche quando si troverà momentaneamente in bolletta. E lascerà ai suoi figli un futuro migliore.

giovedì 23 marzo 2017

Metti il caso che...

"Metti il caso che io mi trovi una serba, o una rumena, insomma, una donna dell'Est. Sai quelle che rimangono marmoree, che ubbidiscono, tacciono, e non vengono a letto vestite da Nonna Papera come questa qui... Tu come la prenderesti?"
"Io? Io ti chiederei: - Ce l'ha una figlia? - e mi spiegherei da dove mi viene la spiccata predilezione che ho per le donne staniere. Vai, papà, vai! Hai tutto il mio appoggio!"
Li odio. 
Se leggerete di un misterioso caso di avvelenemento mortale nel Nordest, sappiate che non è misterioso per niente. Sono stata io. Io, che mi sono liberata di Jurassico e di quel infame traditore di suo figlio Gaglioffo. 
Mannaggia anche Mamma Rai, mannaggia...

martedì 21 marzo 2017

La fatica di vivere, la fatica di scrivere

Tienici aggiornati sulle vicende di Casa per Caso, mi scrive Annesin. Hai ragione, my darling: dovrei farmi vedere più spesso, da queste parti. E grazie, per non averci dimenticati. Grazie a te, e a tutti quelli che continuano a passare, sperando in un nuovo post.
Scusate, miei fedelissimi. Scusatemi, ma non è un gran periodo, questo, per me. 
Tranquilli, nulla di male tra le mura della Stamberga, e nemmeno tra quelle dove albergano i nostri ex-nidiacei. C'è solo un sacco di energia negativa che si addensa sulla mia testa, il che impegna quasi tutte le mie energie positive a mantenere attivo lo schermo di difesa della mia bella famiglia.
Già, fatemelo dire: una bella famiglia. 
Una famiglia sconclusionata, ormai frammentata, sopra le righe e qualche volta un po' azzoppata dagli eventi. Ma una famiglia dove l'amore è coltivato con caparbia ostinazione, dove non cerchiamo gli errori degli altri per giustificare le manchevolezze nostre, ma cerchiamo di darci una mano a vicenda, come possiamo. 
Un nucleo saldo, capace di resistere alle pressioni esterne e alle disavventure interne, una posto dove ti puoi arrabbiare, esagerare, incespicare e qualche volta rovinare a terra, sapendo che qualcuno ci sarà sempre, magari a darti uno spintone, o anche un bel calcio sul fondoschiena, per indurti a risollevarti. 
Siamo in tanti, e questa è stata assieme la nostra debolezza e la nostra forza: credete a me, tenere le fila di così tante persone non è cosa semplice, specialmente per una smemorata cronica come la sottoscritta. Tuttavia, siamo in tanti a pensare, tanti a contribuire, tanti a intervenire. Un think tank all'amatriciana, dove si mischia il nuovo con il vecchio, l'avveniristico con la tradizione, idee retrò con intuizioni futuribili, il tutto mixato con un'affettività e un senso di appartenenza rari. Specie di questi tempi. 
Credo sia questo l'antidoto a tutto il male che ci sarebbe potuto venire dall'invidia degli scontenti, dalla rivalità dei perdenti, dalla malignità dei prepotenti. 
Ci hanno provato, a dividerci. Ci hanno provato, a metterci gli uni contro gli altri, in nome di un patologico divide et impera, che non dovrebbe esistere nemmeno tra le nazioni, figuriamoci tra le persone. Ci hanno provato, a inoculare anche tra noi il germe dell'incomprensione, cresciuto nel brodo di coltura delle menzogne, dell'interesse e dell'egocentrismo di pochi, capace di distruggere l'esistenza di molti. 
Come vedete, ce n'è d'avanzo per assorbire l'intera mia riserva di munizioni, per tenere a bada certi personaggi. Tutta la mia scorta di sorrisi inossidabili, di speranze di riserva, di pazienza - quasi - inesauribile. 
Passerà anche questa, come tutto, come sempre. 
Spero solo di riuscire a risolvere al meglio, e di non essere costretta ad arrendermi a un'evidenza sottolineata dal Gaglioffo: non puoi salvare chi non vuole essere salvato. 

Scusate i toni un po' cupi: prometto di essere un po' meno malinconica, al prossimo post. E di non scriverlo tra venti mesi. 
Un abbraccio forte a tutti voi

domenica 19 marzo 2017

Un papà difficile da sopportare, ma un grande papà

Non è facile stargli vicino.
Quando rompe, quando sputa sentenze, quando giudica male e con i figli si rapporta ancor peggio.
Non è facile fare fronte comune, quando si piazza dalla parte del torto e da lì non si vuole schiodare.
Non è facile mediare, quando anche tu avresti bisogno di un mediatore, anche solo per fare colazione con lui.
Però...
Però come fai a non essere con lui e per lui,  quando lo vedi fermarsi davanti alla foto dei fantastici quattro, e guardarli con un amore così grande da non starci, dentro al suo cuore. Un amore che tracima, straborda, comanda e lo riduce a una chioccia più chioccia di te, quando li sente, li vede, o anche solo sente parlare bene di loro.
Però... come fai a non pensare che non potevi scegliere padre migliore per i tuoi figli, o figli migliori di cotanto padre, quando si ammazza di lavoro, e lo fa solo per loro, e per te. E lo fa probabilmente per quello che sei tu per loro.
Loro. Loro, l'Alfa e l'Omega della sua e della tua vita. Loro, che si dimenticano persino che stiamo al mondo, mentre noi sentiamo che essere al mondo, per noi, ha un senso forse solo per e grazie a loro.
Auguri, papà dei miei figli. Auguri Giuseppe. Un papà che ho conosciuto ferito, spezzato, atterrato dalla vita e terrorizzato da quello che sarebbe stata la vita, per i suoi tre pulcini.
Un papà che ora, davanti ai suoi quattro meravigliosi figlioli, si volta verso di me, con orgoglio persino esagerato, e sorride. Sorride, e mi sussurra "Grazie".
Grazie a te, rompiscatole di un papà del secolo scorso. Grazie per essere quello che sei, e di tutto l'amore che ci dai.

La rappresentante ufficiale della tua famiglia

martedì 14 febbraio 2017

Dodici rose rosse per San Valentino...

... in versione jurassica, ovviamente. Prima che mettiate le mezze luci agli occhi, non vi dimenticate di chi stiamo parlando, per favore. Un plantigrado che, in assenza di sua figlia, se la sarebbe cavata con un fuggevole bacio e un rapido "Auguri!". 
Invece... 
Invece, la sua amata figlioletta Valentina, qualche giorno fa, l'ha beccato da solo, suggendogli: "Papà, il 14 è l'onomastico della mamma, che, ti ricordo, è anche il tuo amore. Una dozzina di rose ci starebbe, non credi?" 
Sguardo sbalordito del nostro, il quale risponde, neutro: "Ah."
La fanciulla, decisa a ottenere il suo scopo, soggiunge, con l'aria imperiosa che assume in circostanze come queste: "Non ti preoccupare, papà. Mi occupo di tutto io!"
E' andata in fioreria, ha scelto le rose, ordinato di disporle a bouquet - aveva già deciso anche in quale vaso sarebbero state disposte -  e si è fatta consegnare il biglietto. Glielo ha portato in ospedale, per farglielo scrivere, quindi è tornata dal fiorista e ha concordato l'ora di consegna. 
A me ha comunicato di non muovermi, stamattina: tutto era pronto per la sorpresa. 
Alle nove e mezzo, il mazzo è stato recapitato. 
Niente da dire sui fiori  - la Miss non sbaglia un colpo, in queste cose - circa il biglietto... Parliamone.
L'amato bene ha tentato di aumentare il tasso di romanticismo del messaggio, scippando una frase a uno dei figli (l'amore non ha velocità), salvo cadermi sulla citazione, attribuita al figlio sbagliato. 
Non pago, persevera nell'errore: quando lo sfotto teneramente, mi suggerisce di consultare la bibliografia. Che ho scritto io, aggiungerei. 
Che uomo. Quando si abbandona ai ricordi, se non sbaglia figlio, si confonde sulla moglie...
Nostra figlia, di fronte allo screen shot della nostra conversazione, si è messa le mani nei capelli. Dichiarando quindi: "L'anno prossimo gli detto anche il biglietto! Che disastro di uomo..." 
Già. E' un disastro, quindi sta benissimo accanto a un cataclisma come me.
Auguri, amore. So che non mi leggi, ma... auguri lo stesso. 
E per dirla con il gaglioffo: sei proprio l'uomo della mia vita!

domenica 22 gennaio 2017

Sniffer e minacce di morte

Punto primo: da giorni sono a letto con la febbre. Non appena restituito il Jurassico alla vita attiva, ecco che si schianta Mpc. E fin qui vabbè, guarirò. 
Il problema, al solito, è lui. L'amore della mia vita, come lo definirebbe il gaglioffo. 
Il quale amore della mia vita ieri pomeriggio decide di sistemare il camper, per prepararlo a nuove avventure. Nel frattempo, la sottoscritta giace nel suo letto di dolore, stretta a una boulle e con una pila di coperte addosso. 
Il nostro, dopo un insistente rimestare, giunge in camera da letto, berciando qualcosa come: "Accidenti a chi mette ordine! Quando hai vuotato il camper hai fatto sparire lo sniffer e la pinza amperometrica. Che fine hanno fatto?" 
Vi lascio immaginare la mia faccia. Manco so di che stiamo parlando. Gli suggerisco di controllare nel gavone sottopavimento, e attendo che mi scenda la febbre. In preda a una crisi di nervoso, l'individuo sfoga in vario modo la sua irritazione, tanto da spingermi, appena riesco a sollevarmi dal letto, a rivoltare gli armadi dove avevo riposto il materiale da campeggio. 
Di 'sta roba manco l'ombra, ovviamente. 
La giornata si conclude con lui che si corica imbronciato, brontolando contro chi gli nasconde il suo materiale, e me che sopporto stoicamente, dopo aver scoperto, tra l'altro, che nel mio armadio per le scorte hanno fatto la loro comparsa tutta una serie di oggetti ingombranti e inutili, provenienti dalla casa di suo padre, che non sapendo dove mettere, nel suo incasinatissimo studio, ha nascosto lì a mia insaputa. Sono troppo debole per ammazzarlo, ma coltivo propositi silenziosi di vendetta. 
Stamani entro nel suo studio, e il mio sguardo viene catturato da due oggetti che assomigliano in tutto e per tutto a ciò che mi descriveva ieri. 
Vado da lui, chiedendogli se li abbia per caso trovati... 
Baccato. Li ha trovati, dove gli avevo detto di cercarli sin dall'inizio, e dove li aveva messi lui, di sua propria mano. 
Poichè sto vivendo un periodo funesto, nel quale devo sistemare un bel po' di casini da altri combinati, prendendomi anche un sacco di improperi per colpe in realtà commesse da chi mi accusa, sbotto. 
Mi rivolto contro di lui come una serpe, dandogli un ultimatum: alla prossima accusa infondata che si fa sfuggire, prendendosela con me per qualcosa che non ho fatto, avrò una reazione assolutamente spropositata. 
L'uomo, forse intimorito dalla mia reazione, sparisce alla mia vista, ma non per questo smetto di gridare: "Attento, perché finisci con il pagare per tutti quelli che mi hanno massacrata sino ad oggi. Ne ho due p@@@e di sopportare, sopportare, sopportare sempre! Bast..." 
E qui scoppio in una risata irrefrenabile, e ci abbracciamo ridendo. 
Quel malnato è ricomparso sulla porta, facendosi scudo con un libro. 
Questo: 
Come faccio a tenere il broncio a un uomo così??? 
Non avrò mai ragione di lui, mai...