martedì 29 settembre 2015

Mpc e la burocrazia

E' sempre stato così. Le carte mi mandano in cortocircuito il cervello: meno le maneggio, meglio è. 
Ho spedito una raccomandata alla Telecom, allegando una riga di documenti scannerizzati. Tutta orgogliosa di me e della mia performance tecnologicamente corretta, ho lavorato dal mio account di casa, sentendomi proiettata nel futuro. 
Mandare una RR direttamente dalla mia scrivania, senza dover uscire di casa e fare la fila... Una conquista epocale, per una che fino a quattro anni fa era ancora ferma al cellulare a conchiglia. 
Dopo qualche giorno, mi è arrivato l'avviso di ricezione. Un sottile senso di trionfo mi ha pervaso, fino al giorno in cui mi ha telefonato mia cognata. 
"Sai, ho dovuto rifare la raccomandata per il telefono di papà. Dicono che non si leggeva bene la data di scadenza del documento di Giuseppe..." 
"Bah, magari era un po' chiara la fotocopia. Che seccatura, però!" 
"Già. Pazienza, va'..." 
L'altro ieri devo spedire un contratto controfirmato, allegando la solita fotocopia della carta d'identità. Decido di controllare la qualità dell'immagine, e cosa scopro? 
Questo. Questa è la copia del documento d'identità di mio marito inviata alla Telecom. 


Si accettano sfottò. Me li merito tutti! 

domenica 27 settembre 2015

Pantere grigie

O rosso menopausa. O biondo di bottiglia, quasi mai nero corvino, perché dopo i quaranta non ci crede più nessuno, ma insomma.  
Parlo di noi signore un po' agée, in zona menopausa e oltre.  A volte molto oltre. 
Appesantite dagli eventi o rinsecchite dalla vita, solcate dalle rughe e in procinto di franare. O già smottate di brutto, per età, sfiga o genetica. 
Ci distinguiamo per la nostra eleganza sobria, per la piega moderata, per i gioielli in oro giallo. Già, quella roba che le giovani snobbano e noi insistiamo a portare, perché dietro a quel fulvo che a mia figlia sembra tanto sfacciato c'è tutto l'amore di suo padre, il grazie di una zia, l'orgoglio di una mamma quando l'hai resa nonna. 
Mi rifiuto. 
Mi rifiuto di fingere di esser ciò che non sono, di scimmiottare una moda che farebbe di me una marionetta anacronistica,  di simulare un'assenza di degrado alla quale sarei la prima a non credere. 
Sono vecchia e me ne vanto. 
Ebbene sì, ne vado orgogliosa. Ogni ruga, ogni smagliatura, ogni segno sul mio viso e sul mio corpo rappresentano la traccia di un dolore superato, un obiettivo conquistato, una gioia ottenuta a caro prezzo. La mappa della mia vita è tracciata sulla mia pelle: e io dovrei andare dal chirurgo per farla cancellare?
Se voltarmi indietro a guardare anche quello che è finito mi riempie di serenità. 
Se i rimpianti per ciò che non è stato sono ripagati da tutto quel che ho costruito, assieme alle persone che amo. 
Se gli anni trascorsi sono stati belli nonostante tutto, perché non sono mai stata sola a combattere. 
Se gli affetti hanno illuminato i miei giorni, l'amore ha dato loro forza, la speranza li ha riempiti e l'impegno ha dato loro un senso. 
Se la vita è una battaglia, ora che il tramonto si avvicina non ha senso fingere di essere ancora vicina all'alba. Con le giunture scricchiolanti, i doloretti migranti, le energie in calo e la stanchezza in rapido aumento, come potrei continuare a combattere? Mi accontento di sguazzare come un'anatra in piscina, che già mi sembra molto. 
Mi arrendo, ragazzi.
Mi arrendo al fatto che mi basta guardare una brioche per prendere l'ennesimo chilo di troppo, ad essere troppo fiappa per quel tubino adesivo e troppo vecchia per quel modello di scarpa. 
Mi accontento di essere un reperto di aspetto non sgradevole e cerco di contenere l'aumento ponderale sotto il livello di rischio metabolico. Evitando lampados e fondotinta magari sarò di un bianco un po' spettrale, ma almeno la mia faccia non imita una noce. E qui finiscono le mie misure estetiche. 
Ma la cena conviviale col dente sollevato, il finger food avvicinato col crampo alla mano e la vita funestata dai crampi per la fame, anche no. Grazie, l'ascetismo non è per me. 
Sono moderatamente gaudente, e si vede. Pazienza. 
Almeno non mi si inacidisce il sorriso per la fame e le privazioni emotive. 

mercoledì 23 settembre 2015

Ricordi d'infanzia

"Te lo ricordi di quella volta che mi hai messo il cerotto, Vale...?"
"Sì! Ahahah!!!"
La Miss e il gaglioffo si scambiano ricordi, dei quali la sottoscritta non serba minima traccia. 
"Mamma, una volta mi ero sbucciato un ginocchio e mi sono fatto curare da mia sorella. Poiché le nostre conoscenze mediche derivavano dai cartoni animati, mi ha messo sulla ferita due cerotti messi a croce. Chissà perché nei cartoni li mettono sempre così?"
"Boh!"
"Boh..."
"Boh."
"Comunque, io ero molto orgoglioso della medicazione fatta dalla mia sorellina e non me la sono voluta togliere finché non si è incollata... Poi hai dovuto levarmela tu, mamma, e mi hai scorticato! Me lo ricordo ancora..."
"Avrai fatto infezione. Oppure il cerotto ti si è incollato alla ferita, capita a volte. Quando lo togli può far male, in effetti!" 
"Ah, che infanzia piena di pericoli la mia!" 
Un lieve senso di colpa postumo mi serpeggia sul fondo dell'anima. In effetti, non ero molto attenta al dettaglio. Quando non erano in immediato pericolo di vita, i miei figli si sono dovuti arrangiare parecchio. Qualche volta penso che siano diventati adulti per grazia ricevuta... 
Madre snaturata, anche in questo. Manco come togliere i cerotti ho indovinato. E per una farmacista direi che non è poco! 

venerdì 18 settembre 2015

Atti simbolici

Che soddisfazione, gente, che soddisfazione. 
Ieri ho compiuto un atto simbolico, con il quale sento di aver rialzato le quotazioni del femminismo italiano: ho riparato l'armadietto della cucina. 
Ebbene sì, ormai la Stamberga perde pezzi: esausta per essersi aperta e chiusa milioni di volte, la cerniera dello sportellino del pattume l'altro ieri è schiantata. 
Memore di come, cinque anni fa, figlio e marito fossero andati a procacciarsene due nel Vicentino, sono andata a ripescare quella inutilizzata in un armadio. Non mi ricordavo dove fosse stata messa, ma so come ragiono, e non è stato difficile reperirla. Jurassico, mentre io la disseppellivo, non era riuscito nemmeno a disseppellire nella memoria l'episodio del suo acquisto. 
Quando, trionfante, ho agitato il trofeo davanti al suo naso, ha dichiarato: "Sabato te la sistemo!"
E invece...
Munita di pinze, cacciavite e tanta buona volontà, ho smontato lo sportello, svitato la cerniera vecchia, l'ho demolita ricavandone il pezzo necessario a inchiavardare quella nuova e ho rimontato  il tutto. Ho sudato sette camicie e alla fine ho dovuto fare una doccia, ma ce l'ho fatta. 
Un lavoro da manuale. 
Non vi dico quanto ero tronfia e gonfia ieri sera, quando il mio neanderthaliano si è accorto che ci ero riuscita da sola... 
Ok, ok, abbassate il sopracciglio inarcato. Lo so benissimo che ci vuol poco a stringere due viti. Ma nella testa del Jurassico che ho sposato una donna è geneticamente inadatta a portare a termine compiti di questo genere. E per quanto incredibile possa sembrarvi, ottengo molto più rispetto quando riesco a stuccare un muro, tinteggiare una parete o appendere un quadro senza farlo stare sbilenco, di quando dirigevo un'azienda e una famiglia di sei persone. 
Dimostrare di essere in grado di sfornare una torta di mele come nonna comanda, sapendo come manovrare anche un paio di pinze, fa di me una donna di rispetto. E l'omo de panza abbozza, sempre più in imbarazzo a brandire la clava del cavernicolo celato in lui. 
La causa del femminismo si serve anche così. Con cacciavite e martello. 

Poi cerco di trasmettere il mio sapere alla figlia, come a suo tempo fece mio padre con me, e ne ricavo un'occhiata di compatimento. Poi mi chiede il bancomat e va a comprarsi due pigiami con gli orsetti. Santa Suffragetta Martire perdonala, perché non sa quello che si perde. 

giovedì 17 settembre 2015

Il polpo della discordia

Giuro, non avrei mai pensato che il banco del pesce potesse essere un potenziale focolaio di conflitti. E invece...
La tizia prima di me si compra quattro cefali e due orate, operazione per la quale tiene impegnato il pescivendolo per circa un quarto d'ora. La piattaforma d'intesa messa su da quei due farebbe invidia alla Camusso: dalla coda alle interiora, dalle squame alla cottura, non c'è aspetto della questione ittica che non abbiano affrontato. 
La signora è - dichiaratamente - un'incapace in cucina, il commesso un po' inesperto: e mascherano la loro incompetenza parlando, parlando, parlando. 
Un incubo, specialmente se si pensa che fuori si sta scatenando l'inferno e la sottoscritta vorrebbe andare a verificare i danni... 
Nessuno, per fortuna e per la cronaca. 
Dal magazzino spunta un altro commesso, mosso a pietà, e mi chiede di cosa ho bisogno. Io sorrido e indico un polpo. Non l'avessi mai fatto! La logorroica individua alla mia destra si volta furiosa verso di me e mi strilla: "NO!!!!" 
Io e il commesso restiamo interdetti e la guardiamo interrogativi. Quella, con aria furibonda mi fissa e dichiara, stentorea: "C'ero prima io!!!" 
Nel frattempo il giovane intento a servirla sta sventrando cefali e orate. 
Il mio commesso, confuso, le chiede: "Ma non la sta servendo il mio collega?"
"Certo! Ma io voglio anche quel polpo e lo dà a me perché sono arrivata prima della signora!!!" 
Quella microcefala riteneva di avere diritto di prelazione su tutta la fauna dispiegata su ghiaccio. Pensa se fossimo stati in tre al banco, in contemporanea... Da metterci i semafori. 
Il povero commesso cambia tinta, e le propone di decongelarle il fratello del cefalopode conteso. Naturalmente la signora inveisce che non intende aspettare nemmeno cinque minuti, perché di colpo scopre di avere una fretta dannata. 
La sottoscritta, nel frattempo, accarezza l'ipotesi di prendere la piovra, ancora congelata, e usarla come corpo contundente.
Il mio commesso è palesemente disperato, l'altro rimane ostinatamente voltato, come il caso non fosse suo. La signora è pronta alla pugna, è evidente. 
Io mi impietosisco, rinuncio a discutere e chiedo di darmi due seppie. Un altro po' e il commesso me le cucina lui, da quanto mi è grato... 
Col bottino nel carrello, la virago sparisce di scena, ostentando l'aria trionfante del cretino convinto di aver tutelato un suo sacrosanto diritto. Appena se ne va, commento con il gentilissimo signore che mi sta spezzettando la cena: "La signora non sa vivere, oltre che cucinare. E non è mai stata dietro un banco, per come si comporta. Comunque, non ho discusso solo per rispetto nei vostri confronti... L'avrei presa a pedate nel sedere!" 
Il commesso mi consegna le seppie con un sorriso sardonico, e poi mi ringrazia almeno tre volte. Credo che, d'ora in poi, avrò la certezza di avere sempre la scelta migliore, al banco del pesce di quel supermercato...
Certo che la gente è proprio suonata. Me ne convinco ogni giorno di più. 

mercoledì 16 settembre 2015

Stiamo calmi... Non è una guerra

Ci risiamo. Anche l'ultimo plotone dei richiamati è partito: è ripresa la scuola. 
In tutte le regioni, a tutte le età, ormai le cartelle sono tornate in funzione, i battenti scolastici riaperti, e l'alba precoce, segnata dal suono della sveglia a ridestare un esercito di studenti e scolari, ha sostituito le pigre giornate estive. 
Si ripeteranno i drammoni di sempre, le maestre da scannerizzare, i libri da ordinare, i quaderni-copertine-matite-pastelli-pennarelli multisize da acquistare. Il pomeriggio del primo giorno di scuola, tutti assieme. Mai che una maestra abbia l'accortezza di consegnare l'elenco del materiale necessario assieme a quello dei compiti per le vacanze, alla fine dell'anno.
Così oggi si vedranno squadroni di madri impegnate a rubarsi l'ultimo quadernone di Violetta rimasto, mentre pochi, sparuti padri si interrogheranno a vicenda, a bassa voce per non farsi riconoscere: "Cos'è il quaderno architetto?"
Le madri ieri avranno stirato il grembiulino con il ciglio tremulo, salvo vederselo restituire  oggi appallottolato nello zaino, tra briciole di merenda e fazzoletti sporchi. 
Per quelli più grandi, l'eterna danza del cambio di cattedra, i nuovi compagni, la sede distaccata e l'orario fluttuante, no che non mi metto la felpa, no, la penna per questa settimana non mi serve. Mi ha preso il diario di Scuolazoo? Zoo...? Sì, è quello più adatto al mio modo di esser studente. 
Che dire? Quando erano piccoli, dovevamo svegliarli, inseguirli, vestirli e redarguirli. 
Ora non ci resta che piangere, preparandoci al peggio. 
Come sorrido, quando leggo i post della mamme che si scambiano ricette per merendine sane e vegane. Chissà quando scopriranno che i banditi le scambiano con un panino al salame? 
I social network hanno creato una generazione di madri esperte di biochimica, che discettano di acidi grassi idrogenati, saturi, polinsaturi, di colesterolo, insaturazioni in forma cis e trans.  Terrorizzate dall'olio di palma, mica lo sanno di essersene nutrite fin dalla più tenera infanzia... Ricordo quando le dicevo io queste cose, vent'anni fa, che la margarina era tossica, che l'olio vegetale era grasso di palma, che le merendine erano roba da evitare. Mi guardavano come un'aliena. Volevo demolire la più grande conquista della massaia moderna, la ruota del Mulino? 
Adesso vedo anche troppa fibrillazione attorno alle sciocchezze. Soprassedete, giovani mamme, non vi stressate; mandateli a giocare un po' in mezzo al fango, lasciate la vostra fantasia al potere. Se è temperata dal buonsenso, è meglio di mille consigli di pseudo-guru, destinati ad essere smentiti tra meno di sei mesi. 
Ogni epoca ha le sue fissazioni, solo che oggi abbiamo l'aggravante di Facebook. E la mammitudine può diventare un pericolo, sia per noi che per la prole. Papà, non diventate mammi ansiosi, per favore. Supportateci, invece, così saremo mamme più rilassate. 
Tranquilli, ragazzi: diventeranno grandi prima che abbiate finito di raccogliere da terra l'ultimo Lego.
Stategli vicino, ai vostri piccini, ma non stategli appresso. 
Le maestre vi esortano a lasciarli fare da soli? 
Organizzate un pellegrinaggio immediato al più vicino santuario per grazia ricevuta. Avrete meno da fare e i vostri bambini cresceranno più sani e sicuri. 
Se invece pretenderanno che gli controlliate la cartella, correggiate i compiti, gli facciate da tutor, ribellatevi. A costo di passare per genitori degeneri, disinteressati ai figli e carrieristi all'ultimo stadio, lasciate che si arrangino da soli. Altrimenti dovrete inseguirli col pacchetto di fazzoletti da naso fino a vent'anni, e vi garantisco che non è un'iperbole. 
Un piccolo aiuto ci può stare, ma ricordatevelo: non siete maestri né alunni. Non dovete insegnare e nemmeno fare i compiti. Né quelli per casa né quelli per le vacanze. 
Restiamo morbide, almeno noi mamme, che la vita è già abbastanza dura così. Non lasciamo che lo facciano diventare un dramma: take it easy, dicono gli anglosassoni. Hanno ragione. La scuola sarà un divertimento, un'occasione per stare assieme agli amici, un posto dove imparare cose belle e interessanti. A otto come a diciott'anni. 
Parola di mamma per caso. 




lunedì 14 settembre 2015

Essere o non essere per sempre fedeli alla carta...

... questo è il dilemma.
Se sia più nobile d'animo insistere a invadere la nostra casa con tonnellate di carta, o prender l'arme contro un mare di polvere e disperderlo grazie ai libri elettronici. 
Morire, circondati da torri di libri, dormire, col profumo di pagine nuove a cullarci, forse sognare. Sognare una carta tangibile ma priva di peso, fiutabile ma scevra d'ingombro, godibile senza abbattere intere foreste...

Scherzi a parte, gente, ormai il problema di libri era diventato un dramma, a Casa per Caso. Centinaia di libri sparsi in otto librerie differenti, e ancora lo spazio era poco. Quintalate di carta stampata trasportate su gomma, ogni volta che partivo per le vacanze: Jurassico faticava a tenere il camper in strada, a causa del numero sempre crescente di tomi che viaggiava con me. 
L'anno scorso mi sono piegata, e l'ho comprato, il famigerato lettore di carta virtuale. Il che non mi ha affrancato del tutto da quella reale, ma ha arginato in modo importante l'invasione degli ultracorpi.
Ci si abitua a tutto, anche al libro che non c'è: tuttavia, il problema della postura era diventato un tormento. Piccoletto com'è, il lettore ti tiene tutta accartocciata, col rischio di trovarti il collo da tartaruga in sei mesi, oppure ti tocca tenere il braccio sollevato, posizione con crampo incorporato. 
Ieri ho deciso: ne avevo abbastanza. E mi sono costruita il sostegno ideale. 
Leggero, maneggevole, realizzato in carta e polistirolo espanso, l'e-reader shell by Mpc ha reso l'esperienza della lettura virtuale un autentico piacere. 
Che dite, lo brevetto? 





domenica 13 settembre 2015

Siamo tutti troppo presi

Presi dal vortice degli impegni, oberati dai problemi, soffocati dalle incombenze e preoccupati per il presente o per il futuro.
Così finiamo con il crollare ogni sera davanti alla tv, magari vegetando in quel modo anche nei fine settimana.
Grazie, no.
Non voglio finire come una pianta grassa. Tutto sommato, meglio diventare una vecchia signora grassa.
Ho ricominciato a sentire gli amici, quelli cari, quelli sicuri. Quelli che quando ti rivedi anche dopo anni pare tu ti sia lasciato il giorno prima.
La mia pseudo dieta ne risentirà, piangerò lacrime di coccodrillo ogni volta che salirò sulla bilancia... Ma vuoi mettere la soddisfazione?
Due piatti, un bicchiere e tanto affetto, comprensione, condivisione.
Serate così sono come le ciliegie. Una tira l'altra. Difatti ho già mandato un messaggio ad altri amici e altri ne manderò. Confido nell'effetto sasso nello stagno...

sabato 12 settembre 2015

Una settimana di fame e ginnastica

E ho perso un chilo. Vado a cena fuori due volte di seguito e ne piglio due.
La vita è ingiusta.

venerdì 11 settembre 2015

Come vorrei...

... non aver sempre qualche nuovo problema sotto i ferri. Ogni volta che ho creduto di essere giunta  al traguardo, qualcosa o qualcuno ha spostato più in là il nastro d'arrivo. 

... poter contare sul buon senso di chi ha in mano la vita degli altri. Sono troppo stanca di subire, direttamente o indirettamente, le conseguenze dell'altrui tendenza a giocare d'azzardo. Dissipando la serenità degli incolpevoli, tra l'altro. 

... poter credere ai vecchi proverbi. Chi rompe paga e i cocci sono suoi, per esempio. Così mi avevano raccontato. Come mai ora, quando in teoria dovrei starmene un po' tranquilla dopo tanto faticare, sono piegata a novanta, per raccattare i cocci ammucchiati dagli altri? 

... avere la colla giusta per rimetterli assieme, i cocci di cui sopra. Più passano gli anni, più mi è difficile pensare di ricostruire sulle macerie. Soprattutto pensando a quanto mi era costato costruirlo, l'edificio buttato giù dall'insipienza altrui. 

... trovare le parole giuste per consolare chi piange, rincuorare chi ha paura, rasserenare chi è cupo e convincere chi si ostina a restare sulla strada sbagliata. Ma credo di aver perso le parole, per averle gettate al vento troppe volte. 

... potermi godere in pace le tante cose belle conquistate con l'impegno di tutta una vita. E invece lassù qualcuno si diverte a mettermi i bastoni tra le ruote, insidiando le mie scorte di inossidabile ottimismo. 

... non perdere il coraggio. Quel coraggio grazie al quale sono caduta e mi sono rialzata mille volte, nel mio mezzo secolo di vita. Ce n'è ancora un po', nella mia bisaccia da viandante. Devo stare attenta a non perdermelo strada facendo, però. 

... fare un po' di ordine, nel groviglio d'incombenze piombatemi addosso. A volte penso siano davvero troppe, persino per una con curriculm vitae di tutto rispetto come la sottoscritta. 

Vabbè, cerchiamo di ripartire dal mio proverbiale sorriso, facendo appello a tutte le mie forze residue. Magari qualcosa di buono riesco a combinarlo anche adesso, a dispetto di tutto e di tutti. E' una bella sfida, però! 

Si accettano incoraggiamenti. Sono un po' esaurita, ragazzi... 
Che sia l'overdose di lavatrici che mi sto sciroppando? Oppure la stupidità degli altri, che faccio sempre più fatica a sopportare? Oppure il senso d'impotenza che ti afferra, quando ti rendi conto di non poter far niente per migliorare una situazione che ti fa stare male? 
Di tutto un po', mi sa. Oggi va così, domani chissà. 
Intanto c'è un bel sole, ed è già qualcosa...


mercoledì 9 settembre 2015

Ultimi giorni d'estate

L'estate è agli sgoccioli. Un'estate triste, davvero da dimenticare, funestata da eventi luttuosi, problemi pesanti e con pochissimo tempo per recuperare. A volte, la vita è davvero dispettosa. 
Ecco perché cerco di concentrarmi sui momenti migliori, cerco di godermi gli sporadici sprazzi di gioia pura, mi riempio gli occhi delle cose - e delle persone - che amo. 
Questa lunga estate triste qualche attimo magico me l'ha regalato: qualche giorno da sola col mio amore, a camminare in silenzio sulle orme dei nostri soldati, in montagna. Strade impervie, gallerie scavate tra le rocce, opere ingegneristiche mirabili, per salvare il nostro Paese da un destino di schiavitù. Sarà che i miei figli hanno l'età di quei giovani, quando aggredivano la montagna per meglio poterla difendere, ma non riesco a non pensare a quante vite sono passate, e si sono spente, su quegli splendidi sentieri. 
Poi ci sono le risate rubate, sbirciando il profilo Facebook di un figlio lontano, osservato dal computer di suo fratello. Bello quando non li senti mai, ma senti che non sono lontani dal tuo cuore, e tu dal loro. Lo stesso. 
Qualche pranzo o cena con la partecipazione dell'informatico, una certezza, lavoro e palestra permettendo. Specie quando c'è bisogno di una mano, in famiglia, lui arriva al galoppo. 
Poi ci sono le giornate della memoria. 
Ci sono luoghi rimasti uguali a se stessi, dove recuperi visioni, sensazioni, suoni e profumi che credevi dimenticati, capaci di far riaffiorare mille ricordi che credevi perduti per sempre. Aggirarmi tra i meli della Val di Non, aprire i balconi di una casa dove ho trascorso le mie prime vacanze da sola, a due anni, passare la mano su quei mobili che da piccina non raggiungevo nemmeno col naso... Sono attimi densi e intensi. 
Ovviamente, il romanticismo si paga: con quintali di bucato da lavare esportato e aggiunto alla già consistente produzione di Casa per Caso, e una quota aggiuntiva di lavoro da smaltire anche per l'amato bene. Jurassico è di nuovo operativo al cento per cento, pertanto ufficialmente iscritto alle liste di Chi l'ha visto
La Miss è superimpegnata sui libri: allo stato, l'eco della sua voce che declama Diritto Privato mi raggiunge alla mia scrivania. 
Il gaglioffo, superato con successo lo scoglio... fisico che lo separava dalla promozione, è pronto a ricominciare. Di più: addirittura impaziente. 
Di recente, ha realizzato come lo studio dia un senso alla tua vita. Una presa di coscienza che mi ha rincuorato, specialmente quando vado a ripensare agli anni d'inferno che ci siamo passati. 
Tra una campagna bellica e l'altra, disputata a suon di ruggiti con gli amici sempre on line, il nostro legge, divora documentari storici e si divaga con serie sanguinolente. 
Tutto come sempre, ma meglio di sempre. Ora il ragazzo guarda al suo futuro, e lo fa con occhio più intenso e consapevole; sta formulando la scelta per i suoi studi, e a noi genitori rimane solo da stare a guardare. Che bella sensazione, quella di iniziare a sentirsi superflui...
Poi, ci sono le amiche: le amiche alle quali dare animo, perché stanno camminando su quei sentieri impervi che tanto ti hanno fatta soffrire, a suo tempo. 
Seminare, seminare sempre, ragazzi, anche quando sembra di sprecare tempo e fiato. Prima o poi, il seme darà il suo frutto. L'importante, è che il giardiniere sia sempre lì, discreto, a sorvegliare la crescita della sua piantina. 
Le uscite in palestra, assieme ai ragazzi: baldanzosi all'andata (Gruppo fitness all'attacco!), sfiniti al ritorno (Il Gruppo fitness è caduto: ahi, ahi, ahi... Domani non mi alzo più!).
Infine, le serate in famiglia. Queste cene a suon di risate, durante le quali Jurassico e io diventiamo il bersaglio degli sfottò dei nostri figlioli, seguite dalla maratona fantasy; Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit da guardare tutti assieme, facendo di Mpc il loro zimbello perché non distingue un demone da un drago e si addormenta durante le battaglie contro gli uruk-hai. Che scandalo. Un guaio avere un figlio che si è formato sulle pagine di Tolkien... Niente da fare, mi devo aggiornare. Mi ha consegnato il tomo, non mi resta che leggerlo. Ci sono cose che non posso non sapere...