mercoledì 31 luglio 2013

Fratelli coltelli



I mobilieri hanno quasi terminato il loro lavoro. La casa dell’informatico entro stasera sarà operativa: una quindicina di giorni al massimo e il clan di Casa per Caso perderà il primo pezzo.
Ieri sera la Miss ed io siamo andate a sbirciare il work in progress assieme a due amiche: entusiasmo generale, grande approvazione e ammirazione per tutto, da parte di tutte.
Stamattina, mi alzo dal letto pensando che ci siamo davvero: per quanto il ragazzo non migri chissà dove, nonostante sia un passo fisiologico e quanto mai opportuno, sempre di distacco si tratta. Impossibile impedire a un pezzetto del cuore di mamma di contorcersi.
Così rimuginando, mi trovo di fronte l’oggetto delle mie riflessioni, intento a infilarsi un paio di calzoni. In ingresso.
“Ehm… Mi sa che ci stiamo accorgendo che il momento è vicino. Stanotte mia sorella ha dormito con me!” ridacchia lui, indicando la sua camera da letto immersa nel buio. 
La Miss è lì, sul lettone, ancora addormentata, mentre il suo fratellone sgattiola via per andare al lavoro.
Evito qualsiasi commento. Altrimenti mi sale la lacrima e precipito nel ridicolo.

mercoledì 24 luglio 2013

Al peggio non c'è mai fine



Ennesima figuraccia.
Ieri pomeriggio, al supermercato.
Conclusa la spesa, mi avvio con un carrello che sembra il Titanic verso l’auto, dove la mia autostima fa – appunto – naufragio.
Di nuovo. L’ho fatto di nuovo: ho perso le chiavi!
Torno alla cassa dove ho pagato, senza trovarne traccia alcuna. Rovisto in tutti i sacchetti (che sono molti), per verificare se il mazzo si celi, mimetizzato tra il salmone e i formaggi. Zero totale.
L’unico operatore attivo a quell’ora mi fissa con autentica compassione; mi offre gentilmente di parcheggiare  la chiatta lì accanto, per permettermi di lanciarmi in un’improbabile battuta di caccia tra scaffali e banchi serviti. Figuriamoci: non cavo un ragno dal buco.
Impietosita, una delle commesse mi suggerisce di andare a controllare se l’auto sia chiusa: pare che a lei sia successo di lasciarla aperta, con le chiavi inserite nel quadro. Questa ancora mi manca, ma non possiamo essere certi di non aver ovviato alla lacuna: ecco dunque Mpc che affronta i 40 Celsius del posteggio, per verificare ahimè che la sua bella automobilina nuova è sigillata come una scatola sottovuoto.
Ormai in preda al panico, tento la carta dell’ufficio: magari qualcuno le ha trovate e portate lì, a disposizione della mentecatta che molla in giro le chiavi del suo autoveicolo. Anche questa ipotesi è destituita di fondamento.
Per esclusione, decido che ‘ste maledette devono essere da qualche parte nel carrello. Così, mi piazzo in corrispondenza di una cassa chiusa e svuoto la spesa, setacciandola spezzo per pezzo: centoventi euro di merce, per la cronaca.
Solo dopo aver estratto fino all’ultimo uovo (che nel frattempo stava marcendo, vista la tempistica dell’intera operazione di salvataggio) ritrovo l’oggetto dei miei desideri. Acquattate sul fondo del carrello, schiacciate sotto a tutti i sacchetti rigonfi di merce, ecco le ricercate speciali. Meno male: ormai, vedevo concretizzarsi sempre di più l’ipotesi di far correre Andrea a portarmi le chiavi di ricambio in loco. Già immagino il diluvio di scurrilità che tale ipotesi avrebbe scatenato…
Con le chiavi ho sempre avuto un rapporto conflittuale:  solo che le nostre contese sino ad oggi si erano consumate tra tra quattro mura, in casa oppure in farmacia.
Stavolta sono riuscita a fare la figura dell’idiota di fronte a dozzine di persone. Bel colpo, veramente.
E’ ufficiale: sono una stordita. E la cosa, ormai, è di pubblico dominio.
Meglio che renda la tessera e mi dia alla macchia, va’…

lunedì 22 luglio 2013

Auguri, mia piccola Miss



Lo so, lo so che non sei piccola.
Lo so, lo so che non sei mia (Io sono MIA! protesti sempre, quando papà ed io – ridendo – ti molestiamo con pretese di proprietà nei tuoi confronti…).
Lo so che ogni compleanno è un altro passo verso il giorno in cui abbandonerai la stretta della mia mano per spiccare il volo verso la vita.
Ma, almeno per oggi, lasciamelo dire: piccola mia.
La mia piccola, la mia unica figlia femmina, la mia bellissima Miss.
Mi piace crogiolarmi nella rete del nostro affetto, una rete fatta di complicità senza connivenze, di teneri scherzi e affettuose prese in giro, di nomignoli buffi e di comprensione reciproca.
Mi piace vederti migliorare di anno in anno, imparando dalle esperienze (anche e soprattutto quelle negative), sempre orientata a qualche progetto e con gli occhi fissi al tuo futuro.
Mi piace osservare la tua ostinazione di bambina trasformarsi in determinazione, ora che sei una giovane donna.
Mi piace vederti studiare, con incrollabile autodeterminazione, perché hai già in mente ciò che vuoi diventare e non ti lasci spaventare dalla fatica che ci vorrà per arrivarci.
Mi piace guardarti sorridere, quando gli altri ti lodano per la tua bellezza e trasecolano, quando sentono che mi chiami mamma.
“Ho preso dal ramo paterno…” ridacchi, ammiccando verso di me con aria complice.
Mi piace il tenero orgoglio con il quale mi osservi, quando esco con il tuo papà e mi sono fatta bella. “Ehi, voi due piccioni! Mi raccomando, evitiamo confidenze eccessive…” ci raccomandi, fintamente minacciosa.
Mi piace la costernazione con cui mi rimproveri quando mi vedi girare per casa combinata come una diluviata: “Pennuto! Sei spaventosa!!! Vatti a sistemare e lascia perdere per dieci minuti quel giardino!”
Sei la mia personale shopper,  la mia consulente d’immagine, il mio baluardo contro la deriva nonnesca alla quale mi abbandonerei, acciaccata come sono dalla consapevolezza dei miei dati anagrafici.
Sei la mia più fida alleata nelle faccende domestiche, nonché la mia più grossa delusione tra i fornelli. Piuttosto che metter su una pastasciutta, saresti capace di lucidarmi tutta l’argenteria al gran completo.
Mi prendi in giro per la mia fissazione per la cucina, io ti dileggio per la tua per le pulizie. Messe assieme, siamo una squadra invincibile: anche perché l’una impedisce all’altra di eccedere oltre i limiti della sensatezza.
Sei l’unica compagna con la quale posso uscire senza che quell’orso del tuo papà di Neanderthal metta il broncio, colei con la quale lo shopping diventa una scienza,  quella alla quale insegnare l’arte della spesa sostenibile. A dispetto di tutto, persino delle dimensioni ipertrofiche del nostro nucleo familiare.
Mi piace come sei difficile da influenzare e come hai imparato a ragionare; mi piace scambiarmi i libri con te, viaggiare con te, concedermi qualche meritatissima pausa a bordo piscina in tua compagnia.
Mi piace stare con te.
Sono felice di vederti crescere, tesoro mio: ma non sai quanto mi mancheranno, tutti i bellissimi momenti che ora posso condividere con te.
Auguri, cucciola mia. Buon compleanno, Valentina.

mercoledì 17 luglio 2013

A proposito di gatti...



Anche i gatti se la sono cavata egregiamente in nostra assenza. Unico problema, quando la mamma non c’è, i gatti ballano. L’infingardo certosillo si è abituato a vivere in casa praticamente sempre, mollemente spaparanzato qui e là. Di preferenza sul nostro letto.
Ora che sono rientrata alla base e cerco di ripristinare le vecchie, sane regole che vogliono i quadrupedi fuori casa, basta una finestra dischiusa e questo è il risultato:





Dodici ore di pennichella non stop.
Tra l’altro, il vile comprende che se mai mi riesce lo sbatto fuori di casa (dove c’è lui i divani non sono al sicuro…) e quindi scappa come una furia, saltando sui sofà come una molla e sfrecciando da un lato all’altro della casa come un ghepardo.
Jurassico, preoccupato per l’arredo e per la sua auto, lo insegue minacciandolo di farlo arrosto. Ma quando finalmente riusciamo a defenestrarlo, non riesce a trattenersi dal ridere: “Indemoniato. Hai un gatto indemoniato!”
Già. Solo che il nostro non chiama un esorcista. Anzi. Appena mi allontano da casa, è il primo ad accogliere il clandestino a braccia aperte, concedendogli di ronfare tra i cuscini del divano tutta la sera. Alla faccia della coerenza.

martedì 16 luglio 2013

Processo di civilizzazione

“E allora? Che ne dici della casa?”
“Veramente bene. Siete riusciti a sorprendermi. Positivamente, per una volta!”
“Eheheheh… Ci siamo divisi i compiti. E anche i bagni. Un bagno ciascuno, poi ognuno ha pulito il suo il giorno prima che tu tornassi.”
“Ottima soluzione. Non ha trovato nulla da ridire persino tua sorella, che per le pulizie ha una fissa. Bravi.”
Il gaglioffo mi fissa con orgoglio.
“Ma… Scusa, parliamo della tua camera da letto. Come la mettiamo con tutti quei calzini sporchi?”
“Belli, vero? Fanno parte della mia collezione primavera-estate 2013!”
Molto è stato fatto, sulla via della civilizzazione. Molto rimane ancora da fare, però!



lunedì 15 luglio 2013

Vacanze



Ci volevano proprio. Dopo due anni non stop,  in trincea su ogni possibile fronte, Jurassico ed io eravamo proprio arrivati.
Un esempio del mio stato mentale: il giorno antecedente alla partenza vado a saccheggiare la biblioteca, intenzionata a portarmi via un pacco di libri alto così.
Quello che non capisco è perché la gente mi fissi con aria strana: un tizio, poi, guarda male i miei occhiali da sole, che pendono dal collo appesi a un cordino. Qualche volta sbattono contro la collana, producendo un lieve rumore, ma non mi pare di provocare un frastuono tale da violare la regola del silenzio.
Che fissato! penso, un po’ scocciata, affrettandomi  a terminare la mia ricerca per andarmene.
Sono vagamente sdegnata.
Perché la gente non si fa gli affari suoi, invece di guatare gli altri utenti? Almeno qui, una forte lettrice non dovrebbe suscitare meraviglia… Così mugugnando tra me e me, raggiungo la bici, inforco gli occhiali, sciolgo la catena, monto in sella, e inforco gli occhiali. Un’altra volta.
Ed eccomi qui, con due paia di occhiali esattamente identici, incastrati uno sull’altro!
Ecco spiegati gli sguardi straniti della gente. Cosa può spingere una donna a vagare con un paio di occhiali appoggiati in testa e uno appeso al collo? Insicurezza cronica? Fotofobia all’ennesima potenza? Effetti della chiusura dei manicomi?
Dopo una figura così, l’unica via d’uscita mi sembra la fuga: scappo a casa e non esco più.
Quanto a Jurassico, il suo nervosismo era tale da renderlo insopportabile. La Miss ed io lo abbiamo lasciato in vita solo perché avevamo bisogno di un autista per il pachiderma: diversamente, credo stavolta lo avremmo abbandonato in autostrada.
Per fortuna, la scelta della meta è stata felice: tre settimane di relax assoluto, tra sole, mare, passeggiate di chilometri sulla spiaggia deserta o camminate immersi nella macchia mediterranea e boschi di eucalipti. Dettaglio non indifferente, l’impossibilità di utilizzare i mezzi elettronici: dove eravamo, non erano raggiungibili né internet né le linee telefoniche. Per catturare un po’ di segnale, ci si doveva allontanare dal campo base di mezzo chilometro almeno. Data la situazione, nessuno ha tentato di rintracciarci, e tutti gli eventuali problemi sono stati affrontati e risolti da altri. Una pacchia, non dover pensare a nulla!








L’amato bene ha dormito mediamente quindici ore al giorno, la Miss si è rosolata al sole tornando con una doratura invidiabile, persino io non ho più l’aspetto di una mozzarella imbalsamata.
Quanto ai tre maschi, rimasti a casa senza controlli né aiuti, se la sono cavata benissimo: anzi, mi hanno fatto trovare la casa più in ordine del solito. Davvero notevole.
Ora la vita riprende con i ritmi di sempre, ma noi non ci sentiamo più gli stessi: Jurassico, in particolare, è stato colto da una presa di coscienza improvvisa.
La sera del nostro rientro, spingendo il carrello nel parcheggio del supermercato, si è fermato di colpo, dichiarando: “Sono in crisi d’identità!”
“???”
“Non mi sento più lo stesso uomo di quando siamo partiti…”
“Meno male, mio caro. Perché io, con quell’uomo lì, non volevo più essere sposata!”