mercoledì 12 giugno 2013

Emoticon e serate emozionanti



Che tragedia. Jurassico ha scoperto gli emoticon. 
Rimpiango i tempi nei quali, quando riceveva una cosa come questa: ;-) rispondeva: “Cosa sono tutti quei segni d’interpunzione?”
Già, perché ora Android gli fornisce una serie infinita di faccine, delle quali abusa, inondandomi la chat di diavoletti arrabbiati, cuoricini volanti e faccette linguacciute.
Sta regredendo a una fase adolescenziale, con quel telefono.
Comunque sia, almeno lo fa solo con me: la sua dignità con gli estranei è salva.
Ciò, almeno, fino a qualche giorno fa, il giorno del famoso messaggio sulla mozzarella. Un messaggio che l’uomo mi ha mostrato, dopo avermelo solo raccontato: così, ho scoperto che la trappola non si celava nel testo (già sufficientemente compromettente, a mio avviso). Il guaio stava nell’emoticon.
Il povero Davide ha ricevuto il messaggio che già conoscete, corredato però di faccina sognante e amorosa, che sputa bacini a forma di cuore  in lunga e tragica fila…
E’ il dettaglio che fa la differenza.
Ora la risposta Ossignore… Non mi avevi mai chiamato così!  assume un tono costernato.
E ci credo!
Tradito dalla tecnologia. Proprio lui, l’homo tecnologicus per eccellenza!
I nostri figli stanno ancora ridendo.
Quanto alle emozioni, domenica abbiamo avuto una di quelle giornate da facchini: sfruttando le poche ore di sole concesse dal clima, abbiamo lavorato come muli per preparare il camper alle vacanze. A fine giornata, eravamo ridotti a due stracci.
Il marito mi apostrofa: “Preparati, fatti bella che ti porto a salutare Angelo ad Asolo. Poi, ti porto a cena da qualche parte: ce la siamo davvero meritata!”
Vado, ma riflessa nello specchio del bagno vedo una megera inguardabile: fatti bella. Si fa presto a parlare…
I lavori di ripristino e restauro durano circa un’ora, il che provoca un acido commento dell’amato bene: “Vale, la mamma ci mette più di te a prepararsi...”  
“Senti, amico: io per il trucco impiego un minuto!”
“Si vede, mamma, tranquilla” interloquisce lei.
Occhiataccia.
“Spiritosoni, vedete che son partita da Ground Zero. Più di così e in meno tempo non ce l’avrei fatta!”
“Uhm. Il risultato non è niente male, però. Coraggio, splendida, andiamo!”
Issata sul tacco a spillo,  con ogni muscolo del corpo che grida pietà, m’infilo senza un gemito nel coupè. Sono una donna di carattere, io.
Nel frattempo, il tempo peggiora deciso, virando a pioggia torrenziale; ad Asolo, troviamo chiari segni di tempesta; di Angelo, nessuna traccia. Dopo un’inutile tentativo di contatto telefonico, ci arrendiamo, puntando la prua verso il luogo prescelto per la cena.
Un’auto ci stringe, suonando il clacson a distesa: Angelo. Non ci sentiva, ma evidentemente ci vedeva: e ci ha raggiunto.
I due uomini si parlano attraverso i finestrini: “Ehi! Che fai?”
“Torno a casa. Qui abbiamo finito…”
“Davvero?! Allora puoi venire a vedere il Gran Premio da me?”
“Sì… Volendo sì.”
“Hai mangiato?”
“Sì, sì… Solo, la moglie mi potrà raggiungere solo tra un paio d’ore.”
“Ok, va bene lo stesso. Ci vediamo alle otto da me!”
“Ma… Voi non dovete cenare?”
“No, no, tranquillo! Ti aspettiamo!”
Inversione di marcia, e si torna verso casa. Per una cosa simile, conosco donne che farebbero saltare in aria l’auto del marito.
Noi, invece…
“Tu non hai fame, vero?”
“No, non ho fame. E poi avevi invitato Angelo già ieri: sono contenta che si sia liberato prima!”
“Infatti. Sicura che non ti spiace di non uscire?”
“Sicura. Ci tengo più agli amici che alle uscite!”
In meno di mezz’ora, il panorama è il seguente: io indosso una felpa oversize, rubata al gaglioffo, abbinata a un paio di jeans vetusti; di tacchi e calze velate non c’è più traccia alcuna, mentre mio marito e il nostro amico stazionano davanti a 42 pollici di motori scatenati.
Dopo una frittata e due crostini, consumati in cucina, mi aggiungo anch’io; verso le dieci, arriva Antonella, accompagnata da due chili di gelato. Che donna, ragazzi! 
E che Gran Premio, detto per inciso… Fa un certo effetto, vederlo direttamente dalla macchina di Alonso. 
Insomma: una serata diversamente emozionante.