giovedì 8 novembre 2012

Faccia a faccia con la Morte

Ovvero: Lucca Comics and Games. Facciamo contenta Eva, e parliamone.
Necessaria premessa: il gaglioffo rappresenta il risultato di anni e anni di addestramento al gioco, dispensato dai due fratelli maggiori, Informatico in massima parte.
Le sue prime partite ai videogame risalgono a un’età prescolare, e naturalmente l’iniziazione riguardava tutto, fuorché giochi adatti a bambini della sua età. L’esposizione prolungata (seppur contingentata, sia chiaro…) a tale tossina ha causato più di qualche danno collaterale (mamma, avevi ragione: eravamo dei drogati. L’ho studiato anche in psicologia!), per fortuna ormai superato con successo.
Allo stato, il nostro è un giocatore piuttosto abile, molto evoluto, estraneo alle logiche commerciali e capace, soprattutto, di autoregolamentarsi circa modi e tempi ludici. Uno a posto, insomma: date le premesse, un autentico successone.
Assieme al suo migliore amico (stanziato a Roma, tanto per rendersi la vita facile…) il nostro coltivava da tempo il sogno di un rendez vouz: quale occasione migliore che darsi appuntamento per il festival internazionale di giochi e fumetti?
Detto, fatto: con la complicità di Mpc (insolitamente arrendevole, devo ammetterlo) il Jurassico è stato convinto e trascinato fino in Toscana.
Fortuna volle che anche il tempo fosse dalla nostra: così, in un sabato mattina radioso e insolitamente tiepido per la stagione, siamo approdati a Lucca.
Ad attenderci, un’esperienza ai confini della realtà: migliaia e migliaia di persone sciamavano per le vie della città, riempiendola in ogni suo angolo. A fare da polo di attrazione, i vari padiglioni della fiera, disseminati in varie zone della città.
La folla, oltre che sterminata, era variegata e coloratissima: centinaia di maschere si aggiravano per vie e viuzze, tutte ispirate ai vari personaggi di fumetti, videogame e film di successo. Matteo, in stile Virgilio, mi guidava tra le anime prave, istruendomi circa l’identità dei vari personaggi: fatto salvo Capitan Sparrow, ero completamente digiuna della cultura necessaria a raccapezzarmi.
L’incontro con un Corto Maltese assolutamente perfetto, di un’età posta a mezzo tra quella mia e di mio marito, mi ha convinta che la passione non invecchia. In effetti, tra la folla si distinguevano ragazzini imberbi, giovanotti e signorine, e quarantenni ardenti di sacro furore: una massa incredibile di persone, tutta accomunate da una passione comune, che si comportavano in modo del tutto inusitato rispetto a ogni altro assembramento io avessi osservato in precedenza.
Pur avendo camminato ore e ore stretta in una fiumana di persone, mai ho ricevuto uno spintone, notata una faccia rabbuiata, incontrato qualcuno alticcio o voglioso di provocare casino: solo persone sorridenti, chiaramente arrivate fin lì per divertirsi e divertire. Quanti gruppi di ragazzi in costume, pronti a fermarsi e a posare per una foto ricordo, scattata dal cellulare di un passante; ogni volta che capitava, ci bloccavamo tutti, come in risposta a un segnale, attendendo che il rituale fosse concluso. Avessi visto un solo gesto d’impazienza, in una situazione davvero ai limiti, quanto ad affollamento e capienza della città stessa.
Insomma, una folla bella: in tutti i sensi.
Mio figlio, entusiasta per aver potuto incontrare i suoi idoli (giocatori fortissimi in un videogioco di cui è appassionato utilizzatore, impegnati in un torneo di rilevanza internazionale) mi faceva notare come, se partecipi a un festival dove è il cervello a farla da padrone, non te lo vuoi annebbiare ubriacandoti.
Credo avesse ragione: comunque sia, mi sono divertita un sacco.
Notevole l’esperienza della camminata lungo i bastioni della città, subito dietro a un gruppo di cavalieri; sconvolgenti i soldati deturpati da cicatrici assolutamente verosimili, ammirevoli quelli che si fermavano, di tanto in tanto, a fare una decina di flessioni. Buffo aver dovuto lasciar consultare la nostra mappa a quello che pareva un guerriero giapponese, perso sugli spalti delle mura, mentre l’altra mappa l’avevamo regalata ad una coppia, in mancanza destinata a vagare per l’intera serata, senza meta.
Indimenticabile, però,  l’incontro occorsomi in un androne, dove mi ero andata a rifugiare in un momento nel quale la folla era particolarmente numerosa e trascinante: di fronte a me, c’era la Morte. Una morte incappucciata, armata di  falce d’ordinanza, col viso di un simpatico giovanotto. Giovanotto il quale, incrociato il mio sguardo , si è aperto in una mezza risata: “Buongiorno…” mi ha salutata.
“Buongiorno a te… “ ho risposto, brontolando poi tra me e me: “Un po’ inquietante, come incontro…”
C’è poco da fare: in mezzo a una folla di ragazzi, ti senti un po’ con un piede nella fossa. E trovarsi faccia a faccia con la signora con la falce di certo non è d’aiuto!