giovedì 3 maggio 2012

Navigazione difficile

Ragazzi, sono messa in mezzo. Presa tra due fuochi su un sacco di fronti, fatico a far fronte a tutto.
Da moglie, sono divisa tra il sostegno dovuto (e voluto) a un marito costretto a spendersi troppo per il lavoro, e la paura che esageri, facendosi del male. So, per esperienza, che nella professione vale la regola del tutto o niente: se le circostanze lo richiedono, devi saper andare anche oltre le tue forze. Nelle professioni sanitarie, tra l’altro, c’entra anche la vita degli altri, in quello che fai: il che non semplifica di certo le cose.
Fermo rimanendo che sono più che orgogliosa dell’amato bene e di quanto sta realizzando giorno per giorno, in mezzo ai suoi pazienti, assieme ai suoi colleghi e collaboratori, so bene una cosa: oltre a un certo livello, ne va di mezzo la salute. E la qui presente farmacista s’incarica di sorvegliare che l’assicella non sia posta oltre tale limite. Ecco dunque  Mpc impegnata in una campagna di raccolta Jurassico, quando torna a casa a pezzi dal reparto, cercando di distinguere quando è il caso di star zitta e ascoltare da quando è il caso di parlare e consigliare; devo capire quando è giusto lasciarlo smaltire la fatica riverso su un divano, e quando invece va costretto a uscire, per recuperare un volto (e un risvolto)  umano. Non di solo lavoro vive l’uomo.
Sensibilità, comprensione, intuito e molta pazienza: stando bene attenta a non sbagliare le dosi dei vari componenti del mix. Quando sono così carichi, più che mariti sono mine antiuomo: anzi, antidonna. Se li calpesti, salti in aria. Meglio, molto meglio, trovare il modo di disinnescarli, restituendo un padre ai loro figli: evitando che anche loro siano investiti dalle esplosioni accidentali.
A tutto ciò si aggiungono la prole e i suoi problemi: c’è chi va spronato e chi invece frenato, i valori della solidarietà vanno sostenuti, cassando la sua eventuale degenerazione in connivenza. E quanto è difficile, a volte, far loro capire da che parte devono stare, per non trovarsi da quella del torto…
Per non parlare della confidenza: bello che i tuoi figli si fidino e si confidino con te. Sta alla tua intelligenza, ed esperienza, non fare di te la loro complice, tuttavia. Un genitore non può essere un amico: è e deve rimanere un riferimento, una figura solida alla quale appoggiarsi, dalla quale trarre forza e ricevere lezioni di buon senso.
Se ricordarci di quando eravamo giovani ci può aiutare a capirli, mi si accappona la pelle quando sento certi genitori disposti a lasciar fare di tutto ai figli, solo perché in gioventù sono stati più scapestrati di loro. Dagli errori si dovrebbe cercare di imparare qualcosa, viceversa: e quello insegnare ai nostri figli. Non fare e rifare tutti gli stessi sbagli, in una catena infinita sempre uguale a se stessa.
Mamma cattiva, dunque: sempre e comunque. O quasi: quando l’autorità scolastica interviene a proposito, mi trova sempre più che disposta a sostenerla, rincarando addirittura la dose. Ma quando si passa all’esagerazione (e talvolta succede: non spesso, ma capita) bisogna capirlo, per non lasciare i nostri figli soli di fronte a un nemico cieco che abusa del suo potere. Anche qui distinguere il buono dal cattivo non è sempre così semplice.
Infine, le odiate punizioni: quelle le detesto, ma non per questo non le utilizzo.  
Dove siano inevitabili, ovvio: ma una volta erogate, le mantengo. Il che è persino peggio: la parte nella quale ti becchi della rovinavita e li vedi dibattersi nelle difficoltà causate dalle tue posizioni decise, quella è la più brutta. Capire che i conti si pagano, e che sono sempre assai più salati di quanto avremmo mai previsto, è una lezione utile per il loro futuro, ancor più che per il presente: una deve ripeterselo come un mantra, per non cedere al cuore di panna, e passare al più classico (e rovinoso) dei colpi di spugna.
Com’è difficile essere severi, quando li adori. E com’è complicato anche accontentarli, quando se lo meritano. Non sempre quello che desiderano è il meglio per loro: così, vanno aiutati a scegliere.
Il loro sogni vanno rispettati: dove possibile si cerca di sostenerli, per farli diventare progetti; quando diventano velleitari, però, li devi convincere a desistere, senza farli sentire per questo dei perdenti.
Se falliscono un progetto li devi sostenere nella ricerca di un altro; non devi giustificare i loro errori, ma individuare con loro cause ed effetti, per evitare che ci ricaschino.
Siamo tutto e il contrario di tutto: confidenti e controllori, allenatori e supporter, tifosi e giudici di gara. E dobbiamo cercare di non perdere di vista il nostro ruolo di compagni, con chi sta al nostro fianco.
A volte la sottoscritta si sente inadeguata a cotanto cimento: così, cammino. Passeggiate lunghissime, sola con me stessa, a pensare: per essere presente con tutti, familiari e amici, qualche volta ho bisogno di ritrovare me stessa. In questo mare di problemi, a volte mi sperdo e rischio di perdermi. Com’è difficile vivere, gente, com'è difficile…