lunedì 7 maggio 2012

Curriculum vitae

Devo mettere a posto due carte…” disse Jurassico.
E fu il delirio.
Tavolo della sala spalancato in assetto dodici coperti, ricoperto di montagne di scartoffie. Pile di lavori scientifici, riviste e attestati a colonizzare i cinque posti dei due divani, il tappeto del salotto, con qualche sconfinamento sino all’ingresso. Seduto in mezzo al caos primordiale, l’amato bene: che impila carte una sull’altra, come facevano i suoi figli con i Lego secoli fa.
Sono immediatamente cooptata, con l’incarico di mettere assieme gli attestati di aggiornamento, divisi anno per anno. Pare nulla: a parte il dettaglio che l’uomo ha iniziato l’aggiornamento nel lontano 1982. Trent’anni fa precisi! Trovo persino una foto del nostro in versione ragionier Filini, con occhiale stile Bossi e ciuffo alla Little Tony. Un tuffo nella memoria (altrui) capace di farmi smarrire la mia: alla fine, sono così confusa da sbagliare l’impasto del pane. Ci metto il lievito due volte: per evitare di veder crescere la mia pagnotta oltre i limiti di capienza del forno, sono costretta a raddoppiare la quantità di farina da lavorare. Un gusto, lottare con tre chili d’impasto; ma qui non si butta via nulla. Certi condizionamenti infantili (mangia, che i bambini dell’Africa sono lì che muoiono di fame!) sono impossibili da superare.
In qualche modo, ne usciamo: i suoi attestati ora sono ordinatamente archiviati in bustine trasparenti etichettate, mentre la mia stima nei confronti del marito ha subìto un’impennata. La cultura di quell’uomo è sconfinata: se prima lo intuivo solamente, ora ne ho le prove tangibili. Ci ho messo due ore a raccogliere i dati: e una porzione di attestati è conservata negli archivi dell’ULSS, tra l’altro. Non ho visto nemmeno tutto!
Nel frattempo, l’individuo ha una crisi di nervi: gli serve una carta, che giura e spergiura di aver riposto religiosamente in cassaforte. Peccato ora non la trovi più…
“Lo so, io. Se non vuoi perdere le cose, non le devi mettere in cassetta!” tuona, furioso.
“No scusa, chiariscimi. Quella cassetta contiene SOLO carte: e gli unici due che la sanno aprire siamo noi. Che vuoi dire? Che ti ho perso un documento importante?”
“Ahem… No. Non è quello che intendo.”
Non sarebbe la prima volta che vengo incolpata della sparizione di qualche pergamena di fondamentale importanza, in realtà smarrita da lui.
“Senti, tanto per cominciare sei di un disordine cosmico. Vedi in che razza di casino ci tocca rovistare, per tirare fuori cose che sarebbe bastato riunire volta per volta. Quanto alla carta che ricordi di aver messo in cassetta, ti ricordi male!”
“Ma io ho una memoria precisa del momento in cui la ripongo…”
“La memoria che hai perso è di quando l’hai tirata fuori, per sistemarla a portata di mano, evidentemente. “
“Ma non è possibile!”
“Impossibile, dici? Io invece dico che è cosa certa. Guarda che ‘ste cose le faccio anch’io: quando mi organizzo per fare prima, poi me ne scordo e passo ore a cercare le cose.”
“Mhm. Forse hai ragione. Chiederò copia in Amministrazione…”
“Ecco, bravo, ottima scelta. Ceniamo?”
“Sì. Posso lasciare le cose come stanno, per ora?”
“Sì. Basta che entro un mese la sala da pranzo ritorni agibile, però!”
“Ehi, via, un mese… Tra quindici giorni al massimo sarà tutto a posto!”
Vedi quanto sono fortunata. Solo due settimane come una baraccata, mi aspettano.
“Vuoi una caramella?” mi dice, forse sperando di addolcirmi. Questo tipo di situazione mi rende piuttosto nervosa, lo ammetto.
Guardo le pastiglie alla menta che mi offre: hanno subito un viraggio cromatico. Dal bianco ghiaccio sono passate a un inquietante nocciola chiaro: secondo me, sono più d’antan dei suoi primi attestati.
“Giuseppe, quella cosa o è vetusta o è irradiata. Secondo me se la mangiamo ci restiamo secchi.”
“Dici che sono vecchie?” tituba lui.
“Dico che è il caso di archiviarle nell’umido, con effetto immediato. Abbiamo quattro figli a carico, ancora: meglio preservare la salute!”
E con questo, si chiude la nostra domenica pomeriggio, mentre fuori infuriano gli elementi scatenati. Quando si dice una tranquillo fine settimana casalingo…