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Romanticherie in grigio

Metti una luminosa domenica di fine novembre. Metti una coppia di coniugi stagionati, a passeggio lungo un pittoresco sentiero di campagna.  Metti una rosa macilenta, occhieggiante tra il verde confuso sull'argine del fiume.  E metti un Jurassico, in modalità marito romantico , che s'intrufola tra i rovi, si graffia una mano, conquista la rosa e te la dona con un sorriso e un piccolo bacio.  Tu ti squagli, come da manuale, e ti compiaci di aver sposato un uomo così. Poi lui estrae la macchina fotografica, scatta due foto per immortalare la tua gioia, e te le mostra orgoglioso: "Guarda che bella!" E già tu non lo ami più come poco prima. Perché sbatterti in faccia la tua rotonda, rugosa, spettrale realtà??? L'amore è proprio cieco. Non mi stancherò mai di ripeterlo. 

Mi rendo ridicola

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Insomma, qui mi prendono in giro tutti. Il trio dei figli ancora a carico, occasionalmente ricomposto grazie al rientro dei maggiori, ha costituito una santa alleanza per sfottermi da mane a sera.  Mi dileggiano per tutto: per gli abbracci che pretendo da quelli che non vedo mai, per i miei dolci preparati con tanto amore - vieni qui, Matti, mangia una fetta di questa torta allo yogurt... Sennò il tacchino si offende! - e, soprattutto, per le mie incoercibili ansie.  Insomma. Un po' di rispetto, che diamine. Mio figlio parte per lidi ignoti e lontanissimi, mia figlia se ne va in giro per tutto lo Stivale, ospite a casa di perfetti sconosciuti per me, e io devo stare qui, tutta tranquilla e indifferente?  Che mi lascino la mia quota di ansia materna, insomma!  Invece, niente. Ogni volta che arrischio una raccomandazione, sottolineo un rischio, ventilo una possibilità negativa, quei tre mi subissano di improperi.  Secondo loro sono un'ansiosa,...

Curriculum vitae

Devo mettere a posto due carte…” disse Jurassico. E fu il delirio. Tavolo della sala spalancato in assetto dodici coperti, ricoperto di montagne di scartoffie. Pile di lavori scientifici, riviste e attestati a colonizzare i cinque posti dei due divani, il tappeto del salotto, con qualche sconfinamento sino all’ingresso. Seduto in mezzo al caos primordiale, l’amato bene: che impila carte una sull’altra, come facevano i suoi figli con i Lego secoli fa. Sono immediatamente cooptata, con l’incarico di mettere assieme gli attestati di aggiornamento, divisi anno per anno. Pare nulla: a parte il dettaglio che l’uomo ha iniziato l’aggiornamento nel lontano 1982. Trent’anni fa precisi! Trovo persino una foto del nostro in versione ragionier Filini, con occhiale stile Bossi e ciuffo alla Little Tony. Un tuffo nella memoria (altrui) capace di farmi smarrire la mia: alla fine, sono così confusa da sbagliare l’impasto del pane. Ci metto il lievito due volte: per evitare di veder crescere l...

Nottataccia

Dormito niente. Ho una strana tendinite che si fa sentire solo quando sono sdraiata: nelle normali attività giornaliere non dà segno di esistere. Stanotte mi rivoltavo come un frullino, senza trovare una posizione potabile. In più, il Jurassico ronfava come una littorina; mentre la sottoscritta soffriva in silenzio, lui dormiva beato, incurante dei miei tentativi di farlo smettere. Al quarto calcione, si è girato: prendendo a russare più potentemente di prima. Se stanotte riprende il concerto, sarò io a rifugiarmi in camper. E forse il gaglioffo mi seguirà: quando il papà si mette a russare, il frastuono passa anche i muri, raggiungendo il suo letto. Ogni tanto le mie posizioni talebane circa il talamo coniugale conoscono dei tentennamenti: in notti come questa, inizio a vagheggiare camere separate. Prodromi di una crisi di coppia o disperato bisogno di tappi per le orecchie?

In odore di santità

Jurassico lo faranno santo, poveretto. Già aver sposato una come me è stato un atto di coraggio, ma tenermi ancora, dopo tutti questi anni, ha dei risvolti di puro eroismo. Domenica, per esempio: parliamone. Una coppia di cari amici aveva organizzato una gita a Venezia, assieme ad un’altra coppia: tutto predisposto alla perfezione, dai biglietti alla prenotazione del ristorante. Un alone di mistero circondava i motivi dell’invito: a noi stava solo presentarci puntuali, alla stazione dei treni. Ore nove e ventisette, saremmo partiti tutti assieme, alla volta di una giornata di festa in ottima compagnia. Ora, io sono un tipo organizzato: non mi preparo mai all’ultimo minuto. Difatti, ero già docciata, vestita e truccata (se quello che mi sbatto in faccia io può essere definito trucco…) un’ora prima dell’orario stabilito. Un simile lasco di tempo, purtroppo, non rappresenta una garanzia di puntualità, con me. Difatti, ogniqualvolta mi trovo in possesso di un tesoretto tempora...

Generazioni a confronto

Quando sparisco per un giorno intero, c’è sempre Jurassico di mezzo. L’uomo mi sequestra, portandomi con sé qui e là: e nella più classica forma di sindrome di Stoccolma, la qui presente Mpc non chiede di meglio che di esser rapita in questo modo. Ieri, dopo una giornata passata a vagabondare per mezza Italia, giacevamo riversi sul divano, sul punto di abbandonarci al sonno; la nostra attenzione è stata risvegliata dal passaggio di un filosofo, intento a prepararsi per un evento: il suo secondo anniversario con la morosa. Quando ne parla, il nostro riservatissimo filosofo non può controllare la luce speciale che gli illumina gli occhi: una luce che mamma e papà sanno riconoscere al volo. Con un’infinita tenerezza nel cuore. Sparito il ragazzo, suo padre mi guarda negli occhi: e rivedo, preciso preciso, lo stesso sguardo di suo figlio. Che poi è lo sguardo del nonno, quando guarda la nonna. Tre generazioni diverse, un solo modo di volersi bene: qui s’invecchia, senza ossida...

Giornate pesanti & deliziose serate

Siamo ormai in dirittura d’arrivo: lunedì si ritorna a scuola. Per stabilire se il lavoro di recupero estivo sia stato efficace, ho fatto rifare al gaglioffo le verifiche di matematica, già toppate durante l’anno scolastico. Stavolta è riuscito ad arrivare in fondo, senza inciampi. Ma le soddisfazioni sono di breve durata, con quell’individuo. Mi entra in camera, sventolando un quaderno. “Sai che facevo, con la prof di mate? Scrivevo righe e righe di operazioni senza senso, ma che sembrassero credibili: ci mettevo il risultato giusto. Così la prof ci buttava l’occhio, non mi diceva niente, e siglava i compiti come fatti. Ci ho messo dieci minuti a capirci qualcosa, oggi: mi stavo auto-ingannando con la correzione della verifica! Ero stra-astuto…” “Molto astuto: sei uscito dalle medie senza saper fare nemmeno due più due. Una volpe!” “Mhm. Però ora le cose vanno in modo un po’ diverso…” risponde, meditabondo. “Già. Lo spero proprio!” chioso, asciutta. Esce dalla stanza....

Maschi(listi) protettivi

Ce l’ho fatta. Ho sconfitto l’ultima sacca residua di maschilismo jurassico. E di questo devo ringraziare la supernonna camperista, descritta due giorni fa: signora, Dio la benedica. Lei mi ha cambiato la vita. I fatti: il camper in nostro possesso è di dimensioni ragguardevoli. Caratteristica questa causa di più di un sudor diaccio sulla fronte dell’amato bene e di qualche piccolo incidente, nel corso degli anni. Robetta, nel complesso: un piccolo danno una volta, e tante, complicatissime manovre per disincastrarsi, in un paio di altre occasioni. L’oggettiva scarsa manovrabilità del mezzo ha spinto il nostro cavaliere senza macchia e senza paura a impedire alla qui presente gentil donzella di imparare a guidarlo come si deve: a suon di discussioni, l’ho convinto a farmi fare un po’ di scuola di parcheggio in un piazzale – enorme e deserto – e  a farmelo guidare un paio di volte in autostrada. Nonostante me la sia cavata senza danni né rischi per cose e persone, ogni vol...