mercoledì 21 marzo 2012

Salvate il soldato Ryan

Salviamolo dal virus, innanzi tutto: il gaglioffo sta ancora parecchio male. Se oggi la febbre non scema, chiamo il suo medico: al terzo giorno di antibiotico se non succede nulla è grigia veramente.
Come se non bastassero le preoccupazioni circa la sua salute, vi si aggiungono quelle scolastiche. Sono settimane che gli dico di fissarmi un colloquio con i vari professori: chi non può ricevermi perché troppo impegnato, chi non viene nemmeno interpellato perché l’alunno soffre di amnesia e si scorda di fare domanda. ‘Sta storia che non possiamo presentarci al colloquio nell’ora prestabilita senza passare attraverso i nostri stessi figli mi trova decisamente in disaccordo: è un modo per toglierci la possibilità di tenerli sotto controllo.
Comunque sia, ieri è accaduto l’impensabile: uno dei prof di Matti mi ha chiamata a casa. Il motivo era domandarmi quali fossero le condizioni del malato, perché oggi era programmata un'uscita didattica: era necessaria una conferma di non-presenza. Questo insegnante (Dio gliene renda merito) ne ha approfittato per concedermi un colloquio via cavo. Da casa sua, tra l’altro: devolvendo a me e mio figlio parte del suo tempo libero. E’ andato addirittura a recuperare gli scritti del nostro, disegnandomene un quadro… deprimente. Tanto per cambiare.
Dopo una decisa ripesa, databile a un mesetto fa, c’è stata una ricaduta.
Va da sé che ho acciuffato il moribondo e l’ho sottoposto a interrogatorio. Verificando ciò che già mi ero immaginata: studia studia, se i risultati non arrivano i ragazzi si demotivano.
Seduto sul mio letto, imbozzolato nell’accappatoio di suo padre, il gaglioffo mi faceva quasi pena: come sempre, nella vita, sta pagando il conto a piè di lista. Quando ormai si è dimenticato dei sospesi accumulati nel tempo.
Con uno sforzo immane, ho cercato di ricostruire un po’ della fiducia in se stesso che pare aver smarrito, focalizzato gli errori tattici alla base di certi disastri, sottolineato i risultati positivi raggiunti ogni volta che si è deciso a mettere in atto i miei consigli.
Lo scopo cui miro è trasmettergli la capacità di ottimizzare il dispendio energetico, ottenendo buoni risultati senza ammazzarsi di fatica. Per riuscirci, però, la deve piantare di fare di testa sua, abbandonandosi al più totale disordine ambientale, alla disorganizzazione e al caos mentale.
Una briciola per volta, il mio ragazzo sta iniziando a costruirsi una consapevolezza su quali sono i problemi da risolvere e quali le vie per riuscirci.
Nel frattempo, miete insuccessi e viene additato come caso grave. Anzi, disperato.  
E a me sta dimostrargli che la disperazione non porta da nessuna parte: molto meglio puntare sull’energia. L’energia di rialzarsi, l’energia di reagire, l’energia di fare quanto possibile per tirare fuori il meglio di se stessi. E’ molto dura, ma ce la si può fare. Così, quando si ripartirà l’anno prossimo, si potrà farlo su basi più solide.
Strategia motivazionale, dunque: comunque e quantunque. Nella speranza che funzioni.
Un dubbio mi tormenta, tuttavia: stabilito che sono il caricabatteria di tutta la famiglia, a me chi mi ricarica? Chi me la fa un po’ di strategia motivazionale, quando vedo che, nonostante tutti i miei sforzi, non riesco a mettere assieme un risultato che sia uno???
Non è facile, gente. ‘Sti ragazzi ogni tanto sono peggio della kryptonite.