mercoledì 4 gennaio 2012

Imbarazzanti ammissioni e pericolosi progetti

“Uscite? Come, uscite?! A che ora andate fuori…?”
“Verso le sette…Perché?”
“Perché vi volevo salutare…”
“Eh?! Salutarci perché siamo fuori a cena?! Che ti piglia, sei impazzito???”
“No, è che… Ahem… Senza i genitori… Dopo tanti giorni, insomma…”
“AHAHHH… TI SIAMO MANCATI!!! Ammettilo, coraggio!”
“Mancati. Insomma, mancati è un po’ troppo. Lello è come un fratello, e mi sono divertito come mai nella vita. Però… Mi mancava la confusione. Ecco, quello sì: mi mancava la confusione che c’è quando siamo tutti assieme!”
Finalmente! Un figlio che lo ammette apertamente: ha sentito la nostra mancanza.
Queste sì che son soddisfazioni…
“Però da loro si vive meglio, non c’è paragone. Qui per tirare fuori i miei amici da casa divento scemo e poi si finisce regolarmente a Casa per Caso, a giocare col mio PC. Che da Lello l’avremo acceso sì e no per mezz’ora in una settimana… Ma casa mia pare il paese dei balocchi, per i miei amici. E se dico di no faccio anche la figura dell’asociale che non vuole condividere con gli altri le sue cose. Gli proponessi di prendere il treno per andare a Treviso mi prenderebbero per scemo! Lì ci davamo appuntamento in una stazione, e ci trovavamo tutti lì: in tre minuti ci si accordava con dieci persone!”
“Eh, già. E’ uno dei problemi che abbiamo anche tuo padre e io: gli amici non sono facili da stanare, qui.”
“Sì, ma io e Lello abbiamo dei progetti: quando finiremo questi cinque anni di superiori (sperando che siano solo cinque…) io mi iscriverò all’università lì a Roma e andrò a vivere lì. Poi mi ci trovo anche un lavoro, così ci rimango a vivere per sempre!”
OhmyGod. E meno male che gli eravamo mancati…
Qui sarà meglio che avvisi la Dani: è il caso di informare suo figlio che l’ospite è come il pesce. Dopo tre giorni, puzza. Informazione che ho già fornito al mio, di rampollo.
Inoltre, sarà il caso che i giovani ridimensionino un po’ la loro progettualità. Altrimenti, ci riducono sul lastrico a suon di voli tra Roma e Venezia.
Certo che ‘sto figlio è complicato forte. Se il suo migliore amico è dislocato a Roma, la ragazza dove se la troverà, questo? Oslo, Londra, Bangkok?
Sono seriamente preoccupata. Tra l’altro, appena atterrato, a suo padre che lo interrogava sul viaggio,  ha risposto serafico: “Papà, piantala. Volare è come prendere l’autobus!”
Tutto sua madre, mannaggia. Poteva mica assomigliare a papà, che ogni volta che vola diventa verde?!
Mi sa che iniziarlo alla vita del viaggiatore non è stata questa grande idea. No, decisamente no.