sabato 24 dicembre 2011

Oggi mi sento un vaporetto

Li devo traghettare tutti, e sono tanti, anzi, troppi: numerosi, talora indisciplinati, invadenti e spesso chiassosi. Alcuni si spostano per forza, altri sono sempre in ritardo; c’è chi sa dove sta andando, altri sanno dove vorrebbero approdare, ma non hanno la minima idea di come arrivarci.
Il qui presente natante, al contrario, deve sempre tenere la rotta, con qualsiasi tempo e in tutte le stagioni. Un po’ goffo, borbottante, segnato dal tempo e dalle intemperie, accoglie tutti a bordo e li deve condurre, lento ma sicuro, al giusto approdo: a dispetto dei dubbi degli incerti  (siamo sicuri che si vada proprio di qui?) e delle proteste dei riottosi (possibile che non ci sia proprio una rotta alternativa?). Solido e sicuro, solca le acque della laguna con calma e sicurezza, sperando di non incrociare qualche altra barca impazzita, in grado di disturbare la sua rotta o, peggio, di fermarla con violenza. Non tutti i piloti sono esperti, purtroppo: e nemmeno tutti sensati.
Tranquilla, tranquilla, li porto dove devono andare: ecco così il gaglioffo pronto a partire per il suo primo viaggio in aereo, per passare il Capodanno a Roma, col suo migliore amico. Vediamo la Miss dormire a casa di amiche, dopo una festa, mentre Jurassico, di guardia in ospedale, soffre in silenzio. Lasciarli crescere è così difficile, mandarli da soli (!!!) nel mondo gli fa paura: potesse metterli tutti sotto vetro, lo farebbe. Solo il raziocinio (e la moglie vaporetto) lo fanno ragionare, lasciandolo a fissare sconsolato i suoi figli che mollano gli ormeggi: per partire per un viaggio super tutelato, tra parentesi. Li consegniamo a mani sicure: ma non sono le sue. E un papà che non viaggerebbe mai in aereo, perché non è lui a guidarlo e si deve affidare ad altri, è moooolto dura.
Ecco anche una zia, tanto tanto anziana, condotta al braccio a casa sua: per scoprire, tra le lacrime, che le sue condizioni sono cambiate definitivamente. Non potrà mai più stare da sola: perso per perso, capisce che non sono i luoghi a fare la differenza, ma le persone. E accetta, di colpo, di spostarsi per sempre, vicino alle persone che ama: la sorella, i nipoti, la cognata.
Che tristezza, però, anche per me: spegnere quella luce, lasciandoci alle spalle quelle stanze fredde e vuote, e sorreggere la zia, che fino a un mese fa guidava, si arrangiava a far tutto e viveva serena, schiacciata di colpo dal peso degli anni. Trascinarla via dalla sua vita di sempre, per sempre: sentire di farlo per il suo bene, ma non per questo soffrire di meno.
Guardare nel buoi i letti intatti dei miei ragazzi, sperando, domani, di non cadere vittima della sindrome del nido vuoto: faccio tanto la sportiva, io, ma sono chioccia dentro, purtroppo.
E pregare il Cielo che coloro che amo stiano sempre tutti bene: anche se capisco che anche questo, almeno per qualcuno, è un miracolo irrealizzabile.
Devo essere forte per tutti, lo so: qualche volta, però, mi scopro il cuore di burro. Mi si squaglia tutto e faccio fatica a rimetterlo assieme.