domenica 2 ottobre 2011

Imprevisti o segni del destino?



A cena con Jurassico e un gruppo di amici e colleghi, dunque.
Riuniti in un locale confortevole ed elegante, ci siamo trovati in dodici attorno a un tavolo. La sottoscritta, da brava donna di mondo, non ha la minima idea dell’identità di metà dei presenti, che si presentano tutti col solo nome di battesimo.
Poco male, mi dico: la compagnia è piacevole, il cibo ottimo, come anche il vino. Gli ingredienti per una serata perfetta ci sono tutti.
Come capita sempre, il gruppo delle signore si disloca da un lato,  mentre gli uomini, in netta preponderanza numerica, si schierano dall’altra parte, uno appresso all’altro, come perle di una collana.
Sono lì rilassata che ascolto la mia vicina di destra, che sta raccontando qualcosa di mammesco, quando Jurassico, a manca, inizia ad agitarsi, cercando di attirare la mia attenzione. Facendomi un cenno d’intesa, che io non intendo per niente, esclama: “Vale!" E fa il nome del giornalista che presenterà il mio libro: "E' un letterato!”
Mio marito è impazzito, penso. Cosa crede? Che le presentazioni letterarie siano affidate agli operatori ecologici???
Gelida come un freezer, gli rispondo, secca: “Lo so, che è un letterato. Smettila.”
Il nostro bisbiglia: “Un letterato…”, gesticolando in modo incomprensibile.
A me prende un colpo. Che ha intenzione di fare, mio marito? Non vorrà mica annunciare a tutti la mia presentazione??? Se fa una cosa del genere, in un contesto simile, lo ammazzo sul posto. 
Mi volto, con l’occhio fiammeggiante, furiosa come una vespa, sperando di fermarlo in tempo. Niente da fare, insiste a sventolare le mani, in direzione dell’altro capo della tavola. Mi fa capire, muto, che devo ascoltare quello che stanno dicendo: e qui, finalmente comprendo cos'ha.  Di fronte a noi, impegnato in una schermaglia verbale con uno dei colleghi di mio marito, c'è appunto il letterato in oggetto. Che come tale sta venendo appellato, tra l'altro. 
Ecco perché Jurassico sembrava tarantolato…
Sorridendo, mi porto una mano alla fronte, rassegnata al peggio: mio marito trova il modo di suggerire a uno dei suoi amici, che si lamenta di avere una cosa noiosa da fare il 16 ottobre, di venire alla presentazione di Carlo, dopo, per distrarsi un po’.
L’interessato commenta, cogitabondo: “Vero, ho una presentazione proprio qui, il sedici… Però non mi ricordo l’autore del libro! Nemmeno l’ora, mi ricordo…”
Decido che non è il caso di fargli dire altro. Quand'ero costretta a lavorare di domenica, ricordo di essere stata capace di commenti incendiari sull'argomento: se lo fa con me, il poveretto, poi gli tocca suicidarsi in diretta.
“Valentina Carli!” rispondo, rapida “Ed è alle cinque e mezzo.”
Il nostro si gira verso di me, esclamando con un sorriso grato: “Hai ragione! E’ proprio così!”
“Già. Ti do anche un’altra informazione, visto che ci siamo: sono io, ad avere scritto quel libro!”
Sorpresa e ilarità generale: tanto per cambiare, siamo incappati  in una situazione da sit-com.
Ci siamo scambiati i numeri e vedremo di farci quattro chiacchiere, prima del fattaccio: però, almeno abbiamo scoperto di esserci simpatici. Il che è già un buon inizio.
Se è il destino a lavorare alle mie spalle, tutto sommato non mi pare sia un destino malevolo. Tutt’altro.