sabato 29 ottobre 2011

Corse e ricorsi

Jurassico, sguinzagliato a torso nudo fra bagno e camera da letto: “Dov’è il mio pile nero? quello con il logo qui, il collo così, le maniche colà?”
Io, ancora in vestaglia, ciuffo rivoltoso regolamentare e due lavatrici in pieno allestimento: “Hai visto nei cassetti della roba da tennis…?”
“Lì c’è solo roba estiva. Dove tieni i pile?”
“Insieme all’attrezzatura da sci. Ancora non l’ho scesa…” rispondo io, vittima di una contaminazione linguistica siciliana.
“E dov’è?” chiede l’uomo. Già nervosetto.
“Ora la recupero...” rispondo io. Rassegnata.
Raccatto una scaletta e accedo ai piani alti del guardaroba. Dopo opportuno saliscendi, rovisto in quattro scatole e mezza (la mezza è sua per metà), mettendo assieme sette maglie. Tutte di ottima marca e in condizioni perfette.
“No. Voglio dire, vanno bene anche queste, ma volevo quella…” esita lui, con espressione delusa.
“Hai una maglia in pile preferita? Una che ti piace in modo particolare? Quella con la quale vai meglio a giocare?” domando, con piglio efficiente.
“SIIII’!!! Sai dov’è?” mi sorride lui, speranzoso.
“No. Ma so chi l’ha fatta sparire!” affermo, sicura.
“Chi???” chiede, torvo, il Jurassico.
“Tu.”
“…”
“E’ un classico. Se c’è qualcosa cui tieni (documenti, capi di vestiario, componentistica hardware…) la conservi di persona. Il che significa che va persa per sempre, a meno che io non intuisca dove potresti averla occultata!”
“Ma io…”
“Tu non cambi mai. Sono quasi vent’anni che ti sopporto. Anzi, fra tre anni voglio un premio: per la resistenza. Anzi, facciamo due: uno anche per la resilienza!”
No comment. L’uomo sa di essere colpevole.
Nel frattempo, scendo le scale, tallonata da un segugio in canottiera. Mezza manica, per fortuna: a questo punto, mi ci vorrebbe solo il look alla Bossi… Arrivo al guardaroba, scavo un po’ nei cassetti del tennis et voilà! Scovo il pile incriminato.
“Ecco qua. Come previsto! E meno male che dicevi di averci guardato, lì dentro…”
“Eheheh… Ti amo!”
“Sei uno xxxxxx!”
“TI AMO!”
“Non ti sopporto più!”
“Ti amo…”
“Meglio che tu sparisca, sennò ti rovino!”
“Ti amo. Bella, la mia donna!”
Inutile. Non guarirà mai. E il peggio è che ‘sta roba è virale: i suoi figli ne sono affetti a loro volta, e il peggio è quando capita a me… A me, chi mi salva?
Altro che Stamberga. Questa casa è il Titanic.