giovedì 29 settembre 2011

Primo compito di matematica


Riecco uno dei momenti topici, tipici della nostra vita. Se mi si perdona il bisticcio fra termini.
Con il compito di oggi, si capiscono un sacco di cose: e sulla base dei suoi risultati, dovremo prendere tutti delle decisioni importanti.
Dopo un’estate di impegno (lodevole) il ragazzo è giunto al redde rationem: e mammina, pur contorcendosi in una tensione da thriller, sa che dovrà condurlo per mano nella direzione giusta, per non portarlo a commettere errori che sconterà per (o fra) anni e anni.
Vi relaziono sullo stato del giovane, quale si evidenzia nella seguente conversazione:
“Mamma, ho studiato come un deficiente. Mi sto facendo una serie di esercizi, scegliendoli tra i più difficili, distribuiti tra i vari argomenti. Non mi sono fatto la solita ingozzata dell’ultimo secondo che facevo alle medie, ho approfondito tutta la teoria, anche se la teoria nel compito lei non ce la mette. Solo che ho capito che la matematica E’ teoria: quando hai capito il meccanismo, imparato le formule, si tratta di metterci qualche numero, e il gioco è fatto.”
“…”
“C’è solo una cosa che non capisco: ho studiato tutto, gli esercizi mi vengono tutti, sono mesi che io e la matematica siamo così (fa il gesto delle mani accostate)… E non mi sento preparato per niente! Perché alle medie credevo di sapere tutto, e mi fregavano sempre?!”
“Il saggio è colui che sa di non sapere, figlio.” Dichiaro io, molto socratica per l’occasione.
L’uomo, forse contagiato da me, inizia a filosofeggiare: “Mamma, mi sono accorto di avere intorno alcune persone che hanno compiuto dei grossi errori, in campo scolastico. Così, osservo il loro comportamento (e qualche volta raccolgo anche i loro consigli, facendo però l’esatto opposto…) cercando di capire quello che hanno sbagliato: mi serve molto, perché sono molto simile a loro. Purtroppo.”
“Tipo..?”
Mi fa il nome di due amici, che in effetti hanno all’attivo due naufragi. E che in effetti sembrano suoi cloni, per molti versi. 
“Figliolo, sei veramente tu? Guardami negli occhi, voglio vedere se sei un alieno, impossessatosi del corpo del mio bambino…”
“Ma piantala, che bambino e bambino. E’ la maturità , mamma. E’ arrivata, finalmente!”
“Non ho parole…”
“Bene. Così non mi insulti. Che roba: fino a che non ho finito tutti i compiti, non mi viene nemmeno da accendere il computer, oggi: non lo so, lo vedo come IL MALE!”
“Non è possibile. Tu SEI un alieno!!!”
“Ohhhhhh… Guardalo lì, il mio Corradino! Vieni qui piccolo mio…” si squaglia, spalancando la portafinestra. Il felino gli si infila pronto fra le caviglie.
“Caro, che mooorbido! Vieni qui che si sediamo nel nostro nido d’amore…”
Le due belve prendono posto sul divano, tubando come due piccioncini.
Forse è proprio lui, dopotutto. Che sia davvero accaduto il miracolo?
Il seguito alla prossima puntata. Se ritenete, abbandonatevi pure a gesti scaramantici: più siamo a farlo, meglio è.