venerdì 9 settembre 2011

Giornate pesanti & deliziose serate

Siamo ormai in dirittura d’arrivo: lunedì si ritorna a scuola. Per stabilire se il lavoro di recupero estivo sia stato efficace, ho fatto rifare al gaglioffo le verifiche di matematica, già toppate durante l’anno scolastico. Stavolta è riuscito ad arrivare in fondo, senza inciampi. Ma le soddisfazioni sono di breve durata, con quell’individuo.
Mi entra in camera, sventolando un quaderno.
“Sai che facevo, con la prof di mate? Scrivevo righe e righe di operazioni senza senso, ma che sembrassero credibili: ci mettevo il risultato giusto. Così la prof ci buttava l’occhio, non mi diceva niente, e siglava i compiti come fatti. Ci ho messo dieci minuti a capirci qualcosa, oggi: mi stavo auto-ingannando con la correzione della verifica! Ero stra-astuto…”
“Molto astuto: sei uscito dalle medie senza saper fare nemmeno due più due. Una volpe!”
“Mhm. Però ora le cose vanno in modo un po’ diverso…” risponde, meditabondo.
“Già. Lo spero proprio!” chioso, asciutta.
Esce dalla stanza. Rientra trenta secondi dopo, con un’espressione dispiaciuta dipinta sul volto: “Adesso capisco come ti sentivi, mesi fa… Povera mamma!”
Bene. La contrita ammissione l’abbiamo incassata. L’affettuosa comprensione, anche. Speriamo che a esse segua una fattiva collaborazione: accadesse il miracolo, potremmo dirci fuori dal tunnel, con ‘sti benedetti figli.

Jurassico, dopo una giornata ospedaliera densa d’impegni, anche ufficiali, fa rientro a casa: non appena varca la soglia, inizia a vociare, chiedendo dove sono. Mi materializzo di fronte a lui, che subito s’informa: “Che stai facendo?”
“Sto per uscire. Devo andare a comprare la frutta…”
“Vengo anch’io. Che giornata, ragazzi! Ho proprio bisogno di rilassarmi...”
Fantastico. Questo ha bisogno di distrarsi e io lo porto a far scorta di pesche e banane???
Nemmeno dopo morta, decido.
“Dieci minuti, e sono da te!” gli dico.
M’infilo un abitino di seta, ripasso la matita per gli occhi, un puff di profumo, e sono pronta: diramo le istruzioni per la cena ai ragazzi, e scendo da lui.
Ammirato, Jurassico esclama: “Wow! Dove andiamo, a far la spesa…?”
“In collina. Dimentica l’ortolano: stasera usciamo. Portami dove vuoi, a fare quello che vuoi: basta che fuggiamo!” rispondo, decisa.
In piedi alla base della scala, l’uomo mi guarda negli occhi, sorridendo.
Ci sono sguardi che dicono più di mille parole, sguardi più preziosi di tutto l’oro del mondo.
Quanto mi piace, sorprenderlo. E quanto mi piace lui, quando lo sorprendo.