venerdì 19 agosto 2011

Fallaci apparenze e ammiratori d'epoca


Cosa deve pensare una madre, se incontra un figlio in un giardino pubblico, con le braccia trafitte dagli aghi? E quali possono essere i suoi sentimenti, quando vede con lui l’amico e compagno, responsabile di averlo trascinato in cotanta avventura, ridotto nelle medesime condizioni?
La suddetta mamma s’intenerisce e allunga una pacca sulla spalla, pericolosamente simile a una carezza, all’indirizzo di entrambi, esclamando con orgoglio malcelato: “Belli, siete!”
All’insaputa dei più, il filosofo ieri mattina era andato a donare il sangue per L’AVIS. E nel giardino dell’ospedale l’ho incrociato, mentre tornava: l’infermiere incaricato del prelievo pare avesse sbagliato qualcosa, così l’hanno dovuto ridurre a un puntaspilli, povero ragazzo. Un buco per braccio, gli hanno dovuto fare.
Preoccupata la reazione di mio figlio, quando mi ha visto avviarmi verso la piastra: “Che ci fai qui, tu? Stai male?”
“Tranquillo. Tuo padre ha dimenticato il cellulare, glielo devo andare a portare…”
Rasserenato sullo stato di salute di mamma, il giovane è sparito alla mia vista, ridendosela con il suo amico, uno spilungone eterno,  tanto alto  quanto in gamba.
In corridoio, incontro un mio vecchio cliente, uno dei miei preferiti: gioviale e simpatico, ricordo che mi portava le ciliegie del suo albero, in primavera, e i cioccolatini a Natale. Una sagoma. Abbracci, saluti, ragguagli reciproci e, infine, la dichiarazione:  “Ahhhh, la Valentina! Fossi un po’ più giovane, le avrei fatto il filo, alla Valentina!”
Ridendo, mi sottraggo alle sue spire, raggiungendo alla svelta il piano dello smemorato.
Dopo la consegna del materiale elettronico, rientro alla base: lungo il tragitto, l'ennesimo incontro. In questo periodo, ogni volta che esco faccio più soste che a una via crucis. 
Altro vegliardo, ancor più vetusto del precedente. Costui, dopo avermi salutato col consueto entusiasmo, inizia a levare lodi al cielo, per la sua fortuna di aver potuto incontrare – e baciare (!) – cotanta meraviglia della natura. Considerati i miei dati anagrafici, capirete da soli che questo deve avere ottocento anni, per trovarmi ancora così incantevole. 
E difatti…
“Cara Valentina, arrivederci a presto…”
“Arrivederla…”
Smack, smack. Due baci da convenevoli, scoccati all’aria, a rigorosa distanza di sicurezza, guardinga quanto un agente antisommossa. Qui non si sa mai.
“Ecco qui. Le do due baci, e il terzo col pensiero…”
A questa battuta, me la batto a gambe levate. Il neurone appannato dai decenni li fa straparlare, ‘sti vecchietti.
Ma vedi tu come sono ridotta: ormai, faccio perdere la testa solo agli ultraottantenni. Jurassico può stare più che tranquillo, ahimè…