mercoledì 20 luglio 2011

Imprevisti vari ed eventuali


L’abbiamo promesso. Li dobbiamo portare al mare: così, con la morte nel cuore, abbiamo mollato gli ormeggi e lasciato il giardino dell’Eden, puntando la prua verso le coste.
Come da richiesta, raggiungiamo una nota località turistica, fornitissima di campeggi pluristellati. Piazzole di sosta ombreggiate, a pochi metri dalla spiaggia, disponibili tutti i servizi del caso…
Questo il claim delle varie strutture ricettive: in realtà, siamo costretti a infilarci – con manovra da contorsionisti -  in una stia, talmente stretta da permettere appena l’apertura delle finestre. E basta. Impossibile posare una semplice sedia, figuriamoci il gazebo e il tavolino: polli in batteria.  Chissà se ci taglieranno anche il becco: il muso del nostro pachiderma sporge pericolosamente in avanti. La mansarda è a rischio di asportazione: se un camperista giunge nottetempo, stanco e distratto, c’è la possibilità che strappi, letteralmente, Mpc dal suo letto. A ciò si aggiunga la temperatura, che svetta oltre i 35 Celsius, dopo nemmeno dieci minuti dall’arrivo e chiusura nello stallo.  L’assenza totale di ventilazione provoca un picco immediato dell’umidità dell’aria: un lager. Venduto a peso d’oro, tra parentesi.
Jurassico, sudato come una grondaia e più scuro di un temporale, rilascia la seguente dichiarazione: “Se resto qui una notte intera, non sopravvivo. Andiamo in un posto dove ci sia ARIA!”
I due animali marini concordano col padre: per evitare discussioni, l’unico sistema è far toccare ai giovani con mano la realtà.
Ci sbrigliamo con qualche difficoltà – anche i vialetti destinati alle manovre sono lillipuziani – e raggiungiamo un’area di sosta sulla costa. Spazzata dal vento e semivuota: quello di cui avevamo bisogno. Purtroppo, il vento in oggetto è il Phon: ergo, è caldo. Ma la temperatura è comunque sopportabile: dormiamo con tutte le finestre aperte, il che si traduce in un frastuono quasi insostenibile, che mi tiene sveglia per ore. A ciò si aggiungano le difficoltà di addormentamento del gaglioffo: il suo fattore di crescita ha superato anche la capienza – di tutto rispetto – del nostro camper. Ormai, è troppo lungo per la cuccetta: ripiegato come una cartina topografica, si dimena come un’anguilla, facendoci rollare e beccheggiare come un guscio di noce in un mare in tempesta.
A un’ora imprecisata, si leva la voce della Miss: “Ma cosa fai??? Sei scemo?! Mamma, questo dorme per terra...”
“Non ci sto, lì dentro. Mi fanno male tutte le giunture! Domani giuro che dormo come un barbone, sulla prima panchina che trovo…”
La mia offerta di cedergli il mio letto non trova accoglimento.                  
In tutto questo, Jurassico dorme come un ciocco. Nessun segno di vita. Confesso che controllo se respira: qui dentro c’è la rivoluzione, lui resta imperturbabile. E’ vivo, ma deve aver perso i sensi.
Intanto, il watusso esegue un altro paio di rotazioni sul proprio asse.
“No, il pavimento è troppo duro. Cercherò di respirare poco: così non espando il torace. Addio…”
Il meschino si raggomitola di nuovo e si reinfila nel cubicolo. In qualche modo, mette assieme qualche ora di sonno: ma alle sei e mezzo è già sveglio. Poveretto.
Dopo una frugale colazione e un lavaggio quasi a secco, ci rimettiamo in viaggio, verso lidi più accoglienti. Almeno sulla carta: speriamo che non ci attenda un’altra amara sorpresa. Quanto allo spilungone, stanotte dormirà con Jurassico. E’ deciso.
L’amor genitoriale fa premio su quello coniugale.