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Visualizzazione dei post con l'etichetta riflessioni in libertà

L'infezione virale peggiore

Le crisi isteriche descritte sui social. Gente che, in fila al super, si fa venire le convulsioni dalla rabbia per una manovra col carrello, fraintesa. Una farmacista colpita da una secchiata d'acqua, mentre andava al lavoro in bici. Le mamme insultate dalle finestre, mentre fanno quattro - quattro, di numero - passi sotto casa, con il bambino. Per tacere dei runner, i primi a restare vittime di questo clima da caccia alle streghe. Perché la verità è questa: per l'italiano (Minuscolo, sì. Come lui) rancoroso, le regole esistono solo per gli altri. Chiuso in casa, costretto per la prima volta a fare come tutti, se vede qualcuno di "privilegiato", o che - in qualche modo - crede sia riuscito ad aggirare i divieti, vede rosso. E come un toro infuriato, incorna. Non per la rabbia della presunta infrazione. E nemmeno per un'esagerata paura. Quella è invidia. La verde, squallida, accecante invidia di non esserci riuscito lui, a farla in barba alla legge. L'...

Quote rosa? No, grazie

Scusatemi tanto, ma 'sta storia delle quote rosa mi fa sentire come fossi un panda, o un ornitorinco: una bestia strana o una specie a rischio. Perché mai una percentuale fissa di donne deve essere inserita nei CDA o nelle liste elettorali, solo in quanto femmine?  Mi domando se mai vedrò l'alba del giorno nel quale gli umani smetteranno di interessarsi a quel che si nasconde sotto gli abiti dei loro simili (e all'uso che ne fanno) e inizieranno a valutarli per come pensano, ciò che fanno e le competenze che possiedono.  Non è certamente con le discriminazioni al contrario che risolveremo il problema dell'occupazione femminile, in Italia.  Piuttosto, la sottoscritta auspicherebbe una riscrittura completa della legislazione sulla cosiddetta maternità tutelata e vorrebbe vedere la politica davvero impegnata a potenziare e facilitare l'offerta di servizi di custodia bebè.  C'è poco da sorprendersi se quando una professionista annuncia a colleghi e cap...

Un post cimiteriale

Accompagnata da Jurassico, sono andata a trovare papà. Non lo faccio spesso. Il che non implica che non gli abbia voluto un gran bene: il problema è che la location dove lo trovo non è di mio gradimento. Tanto per cominciare, sta a quasi duecento chilometri dalla Stamberga. E poi, i cimiteri (italiani) mi mettono tristezza. Troppo lugubri, immobili, pieni di Madonne dolenti e di Cristi riversi: freddi come il marmo di cui sono pieni, quasi morti. Da ragazzina, in Inghilterra, ero rimasta affascinata da un camposanto nel quale mi ero imbattuta: una specie di giardino, tante piccole stele tutte uguali, sparse tra l’erba verdissima, con le signore che ci portavano a passeggio cagnolini e coniglietti a guinzaglio. Un posto pieno di vita, nonostante tutto. Nei nostri cimiteri, sembrano fuori posto persino i bambini. Figuriamoci gli animali da compagnia. I rari vivi presenti hanno l’aria un po’ imbambolata: siamo un po’ impacciati nei movimenti, tutti. Cerchiamo di apparire rispetto...