martedì 22 maggio 2018

Diventa inutile (?)

Fantastico. Dopo averci fatto sentire inadeguate, madri a metà e genitrici snaturare perché non vivevamo incollate ai nostri figli, non gli facevamo la cartella e non supervisionavamo i compiti a casa, ora - a cinquant'anni suonati, a quelle è indirizzato il messaggio del maitre a penser di turno - ci dicono che per essere brave mamme dobbiamo diventare inutili. Smettere di proteggerli, lasciarli sbagliare, farli prendere le loro decisioni in autonomia, senza soffocarli con le nostre paure.
E questo lo dovremmo fare ORA?
Signori miei, questa è una partita che, semmai, è già stata giocata. Come, lo dice quel che i nostri ragazzi sono diventati.
Se sono o non sono bamboccioni, dipende da quello che abbiamo fatto fino ad oggi. Da qui in poi, quel che abbiamo seminato, raccoglieremo.
Adesso, semmai, dobbiamo cominciare a pensare a noi stesse. Genitori vecchi e nipoti nuovi permettendo. 
Noi che vediamo i nostri ex-nidiacei prendere il volo, e non ci facciamo prendere dalla sindrome del nido vuoto. Anzi, se siamo furbe, quel nido, finalmente pulito e ordinato, ce lo godiamo tutto.
Noi che sorridiamo mentre si chiudono la porta alle spalle, e facciamo finta di niente anche se vanno a finire in capo al mondo.
La loro felicità è sempre stata il nostro scopo, no? Quindi, sapendoli soddisfatti e realizzati non possiamo che gongolare.
Noi che rappresentiamo il passato, per loro che guardano solo al futuro, e questa funzione di tappezzeria la vediamo come una mano santa per il nostro sistema nervoso.
Osservandoli decidere, commentando solo se interpellate, possiamo rilassarci. Dopo decadi di colloqui con gli insegnanti, riunioni di orientamento, open days e notti bianche, siamo fuori dai giochi. Alleluja! 
Noi che possiamo dirci orgogliose di come li abbiamo cresciuti, quando li vediamo onesti, in gamba, indipendenti e coraggiosi.
Noi che ci siamo fatte un mazzo così per trent'anni e più, adesso torniamo padrone del nostro tempo. Al netto degli impegni, ovviamente. Ma almeno non dobbiamo fare dieci cose nel tempo di una. 
Però non siamo inutili. È questo il bello.
Il nostro parere conta, i nostri consigli sono validi, la nostra opinione è presa in considerazione. Poi, i giovani tirano le somme e decidono da sé, ma lo fanno dopo averci interpellate.
Quindi, per favore, non diteci di sforzarci di diventare inutili. Piuttosto, vale l'esatto contrario: possiamo renderci utili, senza crederci indispensabili. E non dobbiamo mai, mai renderli dipendenti da noi. Quello, sì, che sarebbe un errore madornale. Per noi e soprattutto per i nostri figli. 

venerdì 11 maggio 2018

Festa della mamma

Ok, la festa della mamma si avvicina.  E con essa mi lambisce l'onda lunga della retorica di un Paese che idealizza la figura materna, senza sapere niente di quello che significa davvero, essere mamma.
Essere una non conventional  mother, per esempio, ed esserlo ai tempi della Rete. Conversazioni con tuo figlio che vive a 10.000 km da te, scambiandosi note vocali su Whapp, a volte in differita, qualche - rarissima - volta in tempo reale. Perché con 'sta storia del fuso una telefonata diventa difficile, ma parlare è meglio di scrivere.
Così senti la sua voce, e per qualche istante ti sembra di averlo lì, accanto a te. Ma siccome lo ami da morire, te la fai andare bene anche così. Lasciando l'ultimo messaggio a galleggiare sulle onde del web, perché lui nel frattempo si è disconnesso, riagganciato dell'ennesima urgenza della sua lanciatissima vita.
Foto a raffica da Roma, dove tuo figlio informatico si sta occupando di un'azienda così grossa che non ve la nomino nemmeno. E tu guardi quegli scorci  stupendi con il cuore gonfio di un orgoglio che sei costretta a nascondere, per non apparire patetica.
L'ultimogenito affida a due note vocali il disappunto per aver trovato un'aula strapiena, perdendo lezione, per poi chiedere lumi sulle tecniche per mantenere il candore delle sue scarpe nuove. A dimostrare che un addestramento adeguato fa miracoli, persino con gli animali selvaggi.
E poi c'è tua figlia, l'unica femmina, quella con la quale avrai sempre un rapporto speciale.
Lei,  che rimane la tua cucciola, e come te adora  che le cose rimangano così.  Persino ora, che ha l'età di tua madre quando ha partorito te, e la tua quando sei diventata direttore di farmacia.
Una storia d'amore a distanza, che si nutre di conversazioni che si chiudono quasi sempre come quella qui sotto: 


Chissà cosa direbbero quelli che mi davano tre mesi prima di fuggire, quasi un quarto di secolo fa?
E le bio-mamme, che mi fissavano incredule rispetto al mio amore, convinte che la maternità uterina le collocasse tre piani al di sopra del mio?
A tutte le mamme del mondo, che si sentono dire  che sono mamme di serie B, perché lavorano troppo, sono step mothers, adottive, affidatarie, del genere sbagliato o con la compagna sbagliata, oppure nonne costrette dalla vita a sostituire una mamma scomparsa o fuggita: tanti auguri a noi, ragazze. Tanti auguri a noi, mamme per scelta, mamme nel cuore, mamme che del DNA si fanno un baffo, ma hanno capito tutto della mappa dei sentimenti.