venerdì 23 giugno 2017

Esami in corso

Ovvero: facciamoci riconoscere. Sempre. 
Primo giorno, prima prova: ore 13.00. Il gaglioffo fa per consegnare il compito, e il commissario (esterno) gli suggerisce di andare al posto, a rileggerlo ancora una volta. 
Il nostro esegue, e dopo tre minuti torna alla carica. 
"Prof, vorrei consegnare."
"Ma... Sei sicuro? Non ci vuoi pensare ancora un po'?"
"Prof. Ho fatto due brutte copie, una bella copia, l'ho riletto così tante volte da averlo mandato a memoria... E poi, insomma: è l'una. Ho fame!" 
Il compito è stato ritirato. 

Secondo giorno, seconda prova: stessa scena. Stavolta il presidente di commissione ha decretato che il compito si può consegnare non prima di quattro ore. 
Il gaglioffo, che ha studiato diritto e si sente (purtroppo...) inizia a berciare che la legge dice altro, che il Ministero ha chiarito che dopo tre ore si può consegnare, che lui ha dei diritti, che ci va a parlare lui con il presidente...
Il commissario interno prende dieci anni in dieci minuti, va a perorare la causa del nostro giovane ribelle, e il compito va consegnato. 
Il commissario esterno: "Bene, ciao Matteo! Ho già imparato il tuo nome..."
Fantastico. Mio figlio si distingue sempre. 
Voglio morire...