sabato 10 settembre 2016

Patetica

La sinfonia n.6 di Tchaikovsky. Quella che sto acoltando, mentre ticchetto alla tastiera. Perfetta. 
Perfetta per come mi sento, perfetta per come sono. Sarà pure Patetica, ma la zampetta dell'autore dello Schiaccianoci la senti sempre... E lo sprizzo di vivacità non manca mai. Nonostante. 
Nonostante, ragazzi miei, qui ci sia ben poco da stare allegri. Non a caso, è una vita che non mi affaccio da queste parti: con tutto quello che di brutto succede al questo mondo, ci manca solo che vi affligga anche con le mie paturnie... 
Però la differita delle mie avventure col Jurassico soto de na sata (traduzione: azzoppato) ve la devo proprio raccontare. 
Premessa: sono circa cinque anni che il nostro eroe combatte con una progressiva, subdola perdita di funzionalità del suo arto inferiore sinistro, una condizione che l'ha portato ad abbandonare gli sci, l'amatissima racchetta e, ultimamente, gli sta rendendo insopportabile anche camminare e persino lavorare. 
Vi risparmio i dattagli sulle strategie di dilazione del problema, negazione della realtà, scuse risibili e spiegazioni improbabili che hanno accompagnato questi anni funesti. 
Dire semplicemente: "Mi fa male l'anca destra, meglio che mi faccia vedere" è roba per comuni mortali.
Mandrake no: Mandrake si cura da solo (difatti ormai non cammina più), si fa l'autodiagnosi (che ci starebbe pure, data la professione del nostro. Peccato che l'uomo, quando si tratta di se stesso, difetti un po' di lucidità: la possibilità di avere un'artrosi, per esempio, è sempre stata esclusa a priori), e, naturlamente, se la prende con me. 
Ecco, direi che questa è la parte che gli viene meglio: non potendo più contare sulla valvola di sfogo dello sport quasi estremo (due ore di tennis sotto il sole dell'una, in agosto, a cinquant'anni e più, per esempio) si dedica da anni alla pratica assidua e indefessa di uno sport alternativo. 
Rompere le palle a me. 
Ecco, di quella disciplina lì è diventato un olimpionico. E negli ultimi due mesi sta allenandosi con caparbia costanza, con l'obiettivo - credo - di competere per l'oro. 
Se posso azzardare un pronostico, quello vince facile. A meno che io non l'abbia soppresso prima, beninteso. Oppure, come dice Matteo, che non abbia fatto la fine di Giulio Cesare: pugnalato dal figlio. 
Ragazzi miei, qui siamo alla frutta: un po' perché ormai il dottore si è dovuto piegare, e ha fissato la data dell'intervento. E saperlo sotto i ferri mette un po' di nervosismo addosso anche a me, lo confesso. 
E molto di più a causa della sua potente reazione di evitamento. Temo digerisca male l'idea di dover soggiacere a un intervento condotto da altri: l'individuo non vuole salire in aereo perché non lo guida lui. E a me non permette nemmeno di avvicinarmi al volante del camper. Potesse andar via di bisturi di persona, credo, si sostituirebbe l'anca col kit del Super Brico... I due mesi di convalescenza, poi, con l'inevitabile corollario e seguito di mesi di fisioterapia, condotta al sicuro in palestra (territorio noto al nostro eroe), ma, purtroppo per lui, anche a mollo nell'acqua (l'elemento infido), terrorizzano sia lui che tutti noi. 
Me e Matteo, in particolar modo: Valentina va a Milano, Andrea è in Cina, Davide sta a casa sua... Le vittime designate siamo noi due. E i guai sono già cominciati... 

To be continued... 

A domani, ragazzi. Ne ho da raccontare!