venerdì 4 dicembre 2015

Il Natale: croce e delizia

Detesto del Natale quell'aria festosa di plastica, le tonnellate di mercanzia inutile, le pubblicità martellanti e invasive. Iniziano a bombardarci dal tre di Novembre, e insistono finché arriva l'Epifania e tutte le feste si porta via. 
Vorrei attorno un po' di quiete, invece mi fanno sentire un pollo da spennare.

Detesto le luminarie. Tutte quelle luci invadenti, che offendono gli occhi di chi ha il buio nel cuore, perché qualcuno di caro se n'è appena andato per sempre, lasciando un ricordo indelebile reso crudele da un rimpianto inconsolabile. 

Ho sempre detestato gli egocentrici e i narcisisti, quelli che fanno diventare il Natale un momento di celebrazione personale, scimmiottando pateticamente le tavolate da Happy Day televisivo. Dozzine di persone estranee nel cuore, costrette a riunirsi per forza nel nome di una famiglia tale solo di facciata. Una famiglia destinata a disgregarsi al primo soffio di vento contrario. 

Detesto come il Natale faccia sentire chi è solo ancora più solo. 
Le famiglie divise sono ancora più spezzate, a Natale: non c'è nulla di più triste della spartizione  degli affetti condivisi. 

La memoria mi fa male, a Natale. I ricordi tristi mi aggrediscono, s'impadroniscono della mia memoria e la monopolizzano. Ho quasi scordato l'allegria dei miei bambini attorno all'albero, mentre non riesco a liberarmi dello sguardo spento e disperato di mia madre, in quello che sapeva essere il suo ultimo Natale accanto al suo amore. Lei sapeva, ma c'illudeva tutti che ce ne sarebbero stati altri, di Natali tutti assieme. E da allora nessun Natale è mai più stato davvero tale, per me. 

Detesto le falsità, gli auguri d'ufficio, i regali forzati e il buonismo di maniera. I lupi si travestono da agnelli, a Natale, ma le loro zanne le senti lo stesso. 

Adoro del Natale il ritorno di tutti i miei figli, la casa di nuovo piena e chiassosa, la gioia nel rivedersi e il gusto di stare tutti assieme. 

Adoro le discussioni sugli addobbi natalizi: io ne ho abbastanza di lavorare come un mulo, della polvere e del casino. Loro si arrabbiano e finiscono sempre con il convincermi a tirare fuori almeno qualcosa. 

Adoro la vigilia di Natale: noi sei attorno al tavolo della cucina, il caminetto acceso e le risate che scoppiano come popcorn, una appresso all'altra. 

Adoro avere Jurassico sempre tra i piedi, impegnato a rubarmi qualche leccornia di nascosto. 

Adoro scaldarmi al calore dell'amore reciproco dei miei figli: nulla fa felice un genitore quanto il vedere i propri rampolli andar d'accordo, cercarsi, sentirsi legati a doppia mandata anche se sono lontani centinaia, a volte migliaia di miglia. 

Adoro che adorino tornare. E' tutta la vita che li spingo a volare, ho pianto quando qualcuno ha lasciato il nido,  osservando con preoccupazione nascosta le loro cabrate nel cielo. 
Ma è stupendo quando tornano in massa al nido e si fanno viziare un po'. 

In conclusione: detesto il Natale. Meno male che c'è il Natale, però.