martedì 7 luglio 2015

Incubo di una notte di inizio estate

Fatemelo dire, per una volta. Poveretti i nostri figli studenti. Un'umanità dolente, costretta a subire la morsa del caldo senza difesa, rinchiusi per giorni in torride camere senza condizionatore, solo per restare sul posto, in trincea. Già, perché oltre a studiare, a volte devono anche braccare i docenti per riuscire a fare gli esami. 
Il filosofo ha inseguito via mail il suo per giorni, allo scopo di fissare la data della prova; dopo dieci giorni d'infruttuosi tentativi, ha lasciato il paterno ostello per tuffarsi nella bolla di cemento dove ha sede la sua facoltà. Considerato che i suoi appelli virtuali cadevano nel vuoto, è andato direttamente alla fonte; rintracciando fortunosamente il professore, fissando l'agognata data con un solo giorno di ritardo sulla tabella di marcia, e riuscendo persino a portare a casa un sudatissimo trenta. Letteralmente: stanotte, nonostante le pale del ventilatore girassero a vortice - e non solo quelle, diciamocelo... - è riuscito a dormire solo due ore a causa del caldo disumano. 
Alla Miss, sotto esame pure lei, è andata persino peggio: durante la medesima nottata, a Milano, nel suo collegio è saltata la corrente. Immoto il ventilatore, molto mobili viceversa le zanzare, liberate dall'impiccio dei fornelletti elettrici: povera figlia mia. Ha trascorso la notte sdraiata per terra, sperando in un vago conforto dovuto al fresco del pavimento di marmo. Si è rialzata crivellata dai piccoli vampiri, il collo bloccato e le ossa rotte. 
E dopo dicono che gli studenti fanno la bella vita... Quelli che non studiano, forse. Perché quelli che si fanno il mazzo, viceversa, sono peggio che a cottimo. Quando ci penso, a quei tempi lontani, ancora mi sento male; e quando sento le cronache filiali dai forni cittadini vorrei andarmeli a prendere e portarli a casa. Altro, che bella vita. Una vita d'inferno in un girone di afa e calore. Troppo bravi sono a connettere ancora. E a connettere così bene, se posso affermarlo... 
Coraggio, figli miei. Dieci giorni ed è finita davvero. Non vedo l'ora per voi.