lunedì 11 maggio 2015

Valentina dei miracoli e angeli caduti

Per i miracoli ci stiamo attrezzando. Sono vent'anni che lo ripeto, in questo fine settimana l'ho concretizzato. A due millenni dalla moltiplicazione dei pani e dei pesci, in Palestina, ecco arrivare l'espansione dei petti di pollo, a casa di Valentina. 
Per evitarmi l'immane seccatura della spesa domenicale, ho deciso di farmi bastare le scorte rimaste nel frigo. Già discretamente depauperate dal fuori programma di sabato sera, vorrei ricordare. 
Ho così deciso di realizzare una terrina di cotolette, utilizzando meno di un petto di pollo. 
E qui mi è venuta in aiuto la tradizione familiare: ho attinto agli insegnamenti di nonna Letizia e zia Lidia, massaie di lungo corso e di consolidata vocazione al risparmio, applicando la loro tecnica di impanatura delle fettine. 
Ovo, pan; pan, pan, pan, pan, ovo, pan pan.
A filastrocca conclusa e frittura ultimata, potevamo contare su una torre di cotolette di robusta costituzione, consistenza croccante e gusto squisito. Certo, andando a fare l'analisi geologica degli strati, si scopriva che l'impanatura era doppia rispetto dell'anima di polpa... Per mia fortuna, i sei commensali di ieri (me inclusa) non hanno svolto indagini in tal senso. Ci siamo fiondati sul piatto e le abbiamo divorate. 
E se la realizzazione di questo miracolo mi ha riempito di orgoglio, la storia dell'angelo caduto mi ha destabilizzato un bel po'. E non me sola, ahimè.
I fatti: dietro mie pressanti insistenze, Jurassico si è acconciato ad accompagnarmi in una passeggiata (da pensionati, aggiungerei) troppo breve per i miei gusti ma sufficiente per i suoi. Di recente, l'uomo è sempre in reparto, e quando non è lì col corpo ci rimane con lo spirito, rimuginando soluzioni a problemi incalzanti e inventandosi strategie vincenti. Una deprecabile tendenza a seguito della quale di uscire non se ne parla (devo studiare! è il refrain degli ultimi tempi), e capace altresì di far scendere il suo livello di attenzione bel al di sotto della soglia di guardia. Se poi si mette ad orecchiare le mie conversazioni telefoniche con le amiche, la miscela diventa mortale. 
E difatti la morte abbiamo sfiorato. 
Sotto i miei occhi inorriditi, il nostro si è arrotato su un cordolo stondato, ha perso aderenza sul terreno, finendo bocconi per terra. Ha salvato la faccia parandosi con le braccia, scontrandosi però con violenza contro un dissuasore metallico posto a presidio di non so che. Unico nell'intero tragitto. Quando si dice la sfiga...
Bilancio dell'incidente: dignità distrutta. 
Un ginocchio sbucciato e grondante sangue. 
Il braccio destro dolorante, gonfio e devastato da un ematoma violaceo di dieci centimetri di raggio. La geografia del livido suggerisce peraltro un ulteriore scampato pericolo: il confine del bozzo di pone a due millimetri dal gomito. Pochi centimetri più a destra, e avremmo un gomito in frantumi e un plantigrado ingessato. 
Ma che devo fare con quest'uomo? Come lo riporto sulla terra, per evitare che arrivi addirittura a prendermi terra? 
Santa Madre delle mogli esaurite, esaudiscimi. Proteggi quell'uomo, perché senza di lui qui siamo finiti.