lunedì 30 marzo 2015

Mezzo secolo e più

Cinque decadi e una sesta appena iniziata. Oltre allo sgretolamento c’è di più.
C’è la consapevolezza di non aver vissuto invano, assieme alla certezza di aver imparato qualcosa.
Il viso è segnato, certo,  e il fisico franato. Ma se la carne è debole, lo spirito resta indomito.
E l’anima fa i conti, mette in fila tutto quello che è stato, si gode ciò che è e spera in quello che sarà.
Ho imparato tante cose, in questi lunghi anni.
Per prima, quella più importante:  ho imparato il valore dell’amore.
L’unico capitale che aumenta con il tempo, l’unico bene a non temerne il degrado. L’unica fortuna che puoi dividere con gli altri, certo di non uscirne impoverito. Anzi, puoi star sicuro di risultarne arricchito.
L’unica ricchezza dissipabile: l’amore non è mai sprecato. L’averlo regalato fa di te una persona migliore, comunque sia andata con chi lo ha ricevuto.
L’amore è un valore stabile, un’eredità che unisce e non crea litigi,  un bene di famiglia condivisibile, capace di attirare amici veri.
Già, gli amici.
Come sarebbe la mia vita senza di loro? Incolore, non ho dubbi.
Se è vero che la mia immane famiglia associata ai parenti (per fortuna non solo serpenti), mi riempie la vita, i miei amici la rendono variegata, intensa e interessante.
Alcuni di loro mi hanno delusa, ma li ringrazio lo stesso.
Ho imparato qualcosa anche da loro: quando si regala un pezzetto di sè, è giusto farlo senza aspettarsi nulla in cambio. Il fatto che alcuni (pochissimi, per fortuna) non abbiano saputo apprezzarlo, altri non siano nemmeno riusciti a capirlo, mi ha portato a gioire davvero di fronte alla risposta affettiva dei più.
Potendo contare su un discreto numero di amici fidati (fortuna rarissima, ne sono consapevole) ho la non trascurabile opportunità di confrontarmi con tante persone diverse. Persone capaci di mettere in crisi le mie certezze e di incentivarmi a coltivare qualche sanissimo dubbio, specialmente di fronte alle prove più difficili della vita.
A tutti coloro che ho incontrato e a quelli con i quali ho parlato a lungo, senza talvolta mai incontrarli; a quelli con i quali mi scrivo e a quelli che vengono a spasso con me: siete un tesoro inestimabile e uno dei più bei doni che mi ha elargito la vita.
La simpatia di chi mi segue regalandomi qualche commento, e quella silenziosa di chi clicca silente, mi inducono a non lasciar morire d’inedia questo blog. Uno spazio virtuale entrato a far parte della mia esistenza, e che mi manca da morire quando gli eventi mi travolgono, tenendomi lontano dalla tastiera.
Grazie, dunque, anche ai miei fedeli lettori. Anche le pagine che mi escono di testa sono parte integrante del mio modo di essere, un pezzetto di ciò che sono diventata in questo mezzo secolo di vita.
A volte è difficile reggere a tutto. Ci sono momenti in cui mi sento un guscio sballottato dai flutti, credo di aver perso il controllo del mio futuro e vengo assalita dalla paura del domani.
Poi getto un’occhiata alle mie spalle, e mi rassicuro. Ne ho superate tante, e non sono crollata.
E a differenza di tanti anni fa, non sono più sola. E l’unione fa la forza, giusto?
Grazie a tutti quelli che mi vogliono bene, dunque. E prendetevela anche con voi stessi, se oggi sono diventata così. Una Mpc.