lunedì 2 marzo 2015

Fascion blogger

Nota vocale su Whatsapp. Mittente: il Gaglioffo. 
Cough, cough, cough... Mamma, io prima stavo benissimo. Così mi sono dimenticato di essere malato e sono uscito sul terrazzo a salutare mio fratello che faceva pesi. Cough, cough... Dici che uscire in maniche corte non sia stata una buona idea? La mia maglietta era anche piena di buchi... Che ne pensi, muoio? 
Perfetto. Dieci giorni di assenza, cinque di febbrone, altrettanti di antibiotico, e questo va a far conversazione all'addiaccio, per di più vestito di spifferi. Se non muore da solo giuro che l'ammazzo io. 
Imbecille sferico. Quante volte ti devo dire di non vestirti come in agosto??? Non te la puoi mettere una tuta, senza buchi magari? Hai preso l'antibiotico, almeno? 
Rilascio il cursore e rimango in attesa di doppia spunta blu e risposta. 
Cough... Sì, l'ho preso. Però non lo voglio più prendere. Mi fa stare peggio dell'influenza! Sono due giorni che vivo seduto sul water! Basta!!!!
Eviterò di fargli notare che il gelato alla panna che gli ho visto divorare ieri non sarebbe il massimo, con tale sintomo. Anzi, eviterò ogni commento telefonico, riservandomi di spiegargli qualche realtà della vita al mio rientro. Per ora, quindici chilometri a passo lanciato mi sembrano l'unico modo per smaltire lo stress dovuto all'essere madre di un simile microcefalo.

Rieccomi a casa. 
"Ciao, Davide. Fermati a pranzo, ti faccio una pastasciutta..."
"Grazie, mamma... SMACK!" 
Appare il gaglioffo, ancora con la maglietta a brandelli addosso. Sopra ci ha messo la giacca di una tuta, ma sembra ugualmente sopravvissuto a un disastro aereo. 
"Ma vuoi deciderti a buttarlo, quello straccio?! Cade a pezzi! Guarda lì che roba..." protesto io, indignata. 
"Ahahah! Mamma, è sexy questa maglietta. E poi non la metto mica per andar fuori... In casa mi vesto comodo, non elegante!" 
"Be', non è che abbia torto, mamma" interloquisce l'informatico "Anch'io ho una collezione di magliette bucate. Dopo un po', si aprono delle feritoie in corrispondenza delle ascelle, ma non val la pena gettarle per così poco."
"Ancora? Ancora con 'sta storia delle magliette da affezione, che non elimini manco se sono lacere?! Ma voi due non siete mica normali!!!"
I due fratelli si scambiano uno sguardo d'intesa. 
Il maggiore riprende la parola: "Certo che sì. Che poi se ho la felpa sopra, oppure il maglione, io le metto anche per andare al lavoro. Tanto, sotto i vestiti mica si vede se sono rotte! E ti ho mai detto dei miei pantaloncini?" 
"Che pantaloncini...?" pigolo, già presagendo un'altra verità scomoda. 
"Quelli che mi avevi comprato per il camper (nel 2005, n.d.A.). L'elastico si era rotto, avevo perso il cordino, e li dovevo legare perché non mi cadessero. Così ho preso un cavo seriale che mi avanzava e me lo sono stretto in vita. Cintura USB!"
La sottoscritta, il padre e il filosofo, l'unico dei miei figli maschi a vestirsi in modo stagionalmente corretto e a non utilizzare cimeli di guerra come capi d'abbigliamento, li fissiamo senza parole. I due, viceversa, non perdono le loro e iniziano - come di consueto - a discettare d'informatica e dintorni. 
Rassegnata, mi dedico ai fornelli. I soli, qui dentro, a non sorprendermi mai. O quasi.