lunedì 11 agosto 2014

La famiglia

Devo dirlo. Sono stanca di sentir magnificare la famiglia come l’unica sorgente delle meraviglie. L’entità astratta cui inchinarsi, come a una divinità superiore, sull’altare della quale tutti devono sacrificare aspirazioni, desideri, speranze e possibilità. L’annientamento della propria personalità, l’azzeramento della propria volontà, in nome di un non meglio identificato “bene comune”.
Quando le cose vanno a gonfie vele, stanno tutti a darne il merito alla famiglia.
La famiglia serena regala serenità ai figli, una famiglia sana produce figli sani, la famiglia solidale rappresenterà per sempre il porto al quale tornare.
Tutto ciò è vero. Non è tutto, però.
I figli non sono creta, un materiale amorfo da plasmare, incapaci di metterci del proprio in quello che fanno.
Questo lo dovremmo tenere sempre presente, noi genitori: quando un figlio si comporta bene, non congratuliamoci troppo con noi stessi.
Non è merito nostro: è merito suo.
Noi possiamo aver contribuito a rendergli il compito più facile, se siamo stati bravi, ma quando una persona ottiene dei successi, è lei ad aver fatto la fatica per arrivarci. Non chi le stava attorno. Il che vale per tutti, non solo per i figli.
Una bella famiglia è la matrice ideale dove crescere un figlio in gamba, che sa quello che vuole e si adopera per arrivarci. In una famiglia serena un figlio di buon carattere tirerà fuori il meglio di se stesso senza troppi sforzi. E dove un figlio con un pessimo carattere creerà problemi, una famiglia unita saprà farvi fronte e regalargli la possibilità di risolverli e di risollevarsi dopo le cadute.
In questo senso la famiglia è una risorsa.
Ma quante sono le famiglie così efficienti ed efficaci?
Qual è il destino dei figli dove la famiglia funziona così così? Quando dietro la facciata di un’apparente serenità si nascondono correnti intossicate di veleno, i rapporti sono inquinati da rancori inespressi, oppure gridati a pieni polmoni? Quando l’insoddisfazione si maschera dietro a un sorriso di convenienza, oppure quando la stabilità della struttura si poggia sull’asservimento del nucleo alle pretese del più forte? Quando la resilienza del più intelligente fa da cuscinetto alla prevaricazione del presuntuoso?
Ci sono famiglie dove la manipolazione sostituisce la discussione costruttiva, dove manca il confronto, perché c’è chi è convinto di esser sempre dalla parte della ragione e chi tace sempre, pur sapendo che ciò non è vero.
Quando il rapporto tra genitori e figli è irrimediabilmente deteriorato da incomprensione e insofferenza reciproche, che possibilità ha un giovane di esprimere se stesso?
Eppure, c’è chi cresce sano e forte anche in situazioni così. Anzi, talvolta diventa addirittura più forte di chi è cresciuto in un nucleo stile Mulino Bianco.   
Se è vero che alcune sono famiglie da manuale, è altrettanto vero che esistono famiglie tossiche. Famiglie intrusive, famiglie invadenti, famiglie impositive.
Esistono genitori autoritari, egoriferiti, incapaci di empatia e assiduamente dediti alla distruzione dell’autostima dei figli.
Ci sono persone che per esaltare le proprie – scarse – virtù si dedicano incessantemente alla demolizione dell’immagine ( e della personalità, ove ci riescano) di chi li circonda. Ipercritici con gli altri, non sottopongono mai a una revisione il proprio comportamento.
In alcune famiglie (e non sono poche, purtroppo), c’è chi è sempre disponibile e viene sfruttato da tutti; salvo poi essere messo da parte quando non serve più, come un limone spremuto fino in fondo.
Ci sono persone che credono negli affetti, persone che si affidano a quelli che amano, per poi scoprire che per denaro, interesse o invidia c’è chi dimentica persino i legami di sangue.
Da simili nidi di vipere, come si può sperare che nasca qualcosa di buono?
Eppure, succede. Ci sono persone che riescono a trasformare persino queste esperienze in qualcosa di positivo.
Alcuni, dopo aver subito il tradimento di consanguinei dei quali si fidavano, ne fanno una ragione per amare davvero, lo vivono come un esempio da non seguire, un monito per coltivare i rapporti familiari nella sincerità, il disinteresse, la generosità.
Non sempre un’esperienza negativa a livello familiare si traduce nel fallimento dell’adulto che l’ha subita da bambino.
Dunque, non venitemi a dire che la famiglia è tutto.
Ciò che conta davvero, più della famiglia in quanto tale, è l’intelligenza dei genitori.
La capacità di crescere i figli mettendo il loro interesse al centro di tutto, dopo aver superato le proprie difficoltà, ripercorso il proprio vissuto (anche e soprattutto quello negativo) per non farlo scontare ai figli.
Non credo all’icona di famiglia tradizionale: credo piuttosto nelle infinite possibilità dell’intelligenza e dell’empatia, che hanno modo di esprimersi anche in tutte quelle situazioni che esulano dalla tradizione tanto celebrata dai bigotti o dai benpensanti.
Per riuscire ad essere un genitore valido, ognuno di noi ha il diritto e il dovere di non rinunciare del tutto a se stesso per il bene della famiglia: solo se saremo adulti risolti e soddisfatti di noi stessi e di ciò che facciamo potremo trasmettere ai nostri figli un messaggio positivo. Un messaggio credibile e degno di essere accolto e messo in pratica.
Diversamente, rischiamo di perpetuare nei nostri figli un destino di insoddisfazione e sofferenza che, alla lunga, rovinerà le loro vite. Esattamente come avrà fatto con le nostre.