venerdì 29 agosto 2014

Debito saldato

Il gaglioffo ha saldato i suoi conti in sospeso. Un debito contratto grazie a un’insegnante dall’intelligenza non comune, capace di leggere tra le righe di un eccesso di sicurezza trasformatosi lentamente in arroganza. Una donna grintosa quanto basta a trasmettere un messaggio fondamentale: i tuoi risultati non sono valutati in senso assoluto, ma devono essere proporzionati alle tue capacità.
Un gigante che solleva cinquanta chili non fa ‘sto gran lavoro. Se ci provo io, merito un encomio solo per il tentativo. Anche se fallito.  
Il nostro, avviluppato nei meandri di disequazioni e sistemi, incalzato da codici ed economisti, con contorno scienze umane miste, s’era perso l’Inglese per la strada. Convinto, come tutti gli ignoranti, che valga assai più la pratica della grammatica, ha finalmente introiettato un concetto fondamentale: la grammatica non è un optional. La grammatica è una buona base – la sola buona base – sulla quale appoggiare una pratica costante e indefessa, che solo così diventerà produttiva quanto basta.
Fossero sufficienti le chiacchiere e un po’ di esperienza sul campo, saremmo tutti scienziati e gran dottori.
Va da sé che il mio plauso va tutto alla docente, mentre l’alunno, reo confesso e consapevole della sua insipienza, non ha avuto alcun bisogno d’interventi da parte di mammina. E’ grande, grosso e vaccinato: che s'arrangi a saldare i suoi conti. Io la mia parte ormai l’ho fatta.
E così è stato: il bilancio dell’episodio è tutto in positivo. Queste sono lezioni di vita impagabili.
Naturalmente, nessuna madre degna di questo nome se ne va in giro balzellon balzelloni mentre i figlio rischia – sia pur alla lontana – una seconda bocciatura: un po’ incupita, ieri vagavo tra gli scaffali del supermercato quando sono stata avvicinata da una collega mamma. Costei mi ha fermata, comunicandomi tutta la sua indignazione per l’ingiusto trattamento subito dal mio povero rampollo, notoriamente il più ferrato della classe nella lingua della perfida Albione. 
Quanto perfida è stata la prof a non trasformare il cinque e settantacinque in un rotondo – e assolutorio – sei risicato?  
Vi lascio immaginare la mia risposta. Concisa, tranquilla e tranciante quanto un colpo di mannaia.
Non vi so dire la faccia di questa, quando mi ha sentita anima e ‘core con la cattivona della situazione.
“Sono l’unica cui questi ragazzi fanno tanta pena…” ha pigolato, annientata dal mio piglio censorio.
Purtroppo non è così. Sono tante, invece, le mammine sempre sulle barricate, a difendere i loro innocenti piccini. I quali, se noi genitori non ci diamo una scossa, verranno su come una massa di smidollati. E saranno surclassati da tutti coloro che per nascita, religione o etnia, avranno fatto i conti fin da ragazzini con una signora per la maggior parte dei nostri illustre sconosciuta. La severità.


domenica 17 agosto 2014

E' ufficiale

Jurassico si è rilassato. Nonostante le piogge incessanti, il freddo pungente (5  gradi Celsius, stamani) e l’impossibilità di azzardare il minimo progetto, neppure con un paio d’ore d’anticipo, il plantigrado ha dismesso il ruggito facile e la zampata assassina.
Complice il lungo letargo (dorme come un ciocco. Roba che per farlo ronfare così, a casa, dovrei colpirlo alla testa, con un ciocco), l’uomo quando è sveglio pratica un’attività motoria per lui inusitata.
Il sorriso.
Il sorriso in tutte le salse: allegro, sereno, complice, talora persino sognante.
Il buonumore lo pervade.
E tutto ciò, ci tengo a sottolinearlo per i malpensanti, senza introdurre nemmeno un goccio di alcol.
Potere del riposo…
Durante i frequenti rovesci d’acqua, riempie il tempo riguardando film d’antan: e se titoli stile Notorius possono incontrare anche il mio favore, la biografia di Luciano Tajoli va oltre le mie capacità di sopportazione.
“Ma come, amore? Non te le ricordi queste canzoni? Io ero un ragazzino, mio papà me le cantava sempre…”
“Ecco, appunto, il mio no, invece. Io non ero manco nata, quando Tajoli e la sua mamma erano un must. Perdonami, ma non ce la posso fare. Le cuffie, please…”
Il potenziale incidente diplomatico è stato sventato dalla moderna tecnologia, ma ci sono state conseguenze imprevedibili.
Adesso il nostro vaga per il camper canticchiando quanto ti voglio bbbene… allungandosi stile polipo per afferrarmi, quando accenno a fuggire sotto le intemperie pur di evitare lo strazio.
La trasformazione è completa: il marito mannaro è tornato umano.
E come di consueto, in camper i ruoli si ribaltano: l’ape operaia, nella casa a quattro ruote, è lui. La qui presente, in vacanza, può concedersi viceversa il lusso di giocare all’ape regina: tanto c’è lui che si occupa di me.
Forse è per quello che ogni volta, per ingranare la prima e spostare il pachiderma, si fa pregare in sette lingue, per cedere comunque solo di fronte alle minacce.
Comunque sia, io mi godo l’attimo. E lui, a quanto pare, fa lo stesso.
Durante una passeggiata, si è persino abbandonato a una dichiarazione d’amore che mi ha strabiliata. Poi ha confessato di aver rubato la battuta al Grande Gatsby (difatti mi pareva eccessiva persino per la versione vacanziera del Jurassico…), tuttavia la sottoscritta si è sdilinquita lo stesso. Dopo quasi vent’anni assieme – e con cinquant’anni addosso –  certe romanticherie inattese ti rimettono al mondo. Almeno quanto il fatto che, per una volta, i piatti li vuol lavare lui.  

venerdì 15 agosto 2014

Ferragosto

Bollettino meteorologico: sempre più simile a un bollettino di guerra. C’è mio fratello che, da casa, mi spedisce sms preoccupati per la nostra incolumità.
Tra perturbazioni furiose, minaccia di nubifragi e temporali ciclopici, teme che non torneremo tutti interi.
In realtà, la situazione non è così nera: il cielo sì, però. Quello è di un nero convinto e costante: oggi è il secondo giorno che passiamo tappati in camper.
Però, però… E’ vacanza lo stesso.
Jurassico si dedica al bricolage e alla manutenzione del pachiderma, la sottoscritta un po’ legge un po’ scrive, confidando entrambi in un prossimo miglioramento climatico.
Dopo un anno vissuto sempre di corsa, senza mai concedersi una pausa, anche i ritmi lenti di una pigra giornata come questa hanno un loro perché. E ci hanno permesso di recuperare i postumi di ventiquattro chilometri di scarpinata, osati qualche giorno fa, cui ne abbiamo sommati un'altra dozzina il giorno immediatamente successivo: ogni tanto il plantigrado ed io trascuriamo i nostri dati anagrafici. Forse il tempo è più saggio di noi... E ci ferma, obtorto collo. 
A tutti un buon ferragosto, sperando che il vostro sia meno freddo e umido del nostro! 


giovedì 14 agosto 2014

Il matrimonio spiegato a mia figlia

I figli. Talvolta sono di una fiducia disarmante. Da una conversazione con la Miss, qualche giorno fa: “Mamma, se mi sposo vorrei che fosse quello, per tutta la vita. Come si fa?”
Fosse facile rispondere. Avessi davvero la ricetta, ne farei un’app da vendere on line: farei una fortuna.
In realtà, non so cosa si debba fare perché la coppia non scoppi. Oppure perché non si trasformi in un gigante dai piedi di argilla, il che è talvolta persino peggio.
Anzi, mi spaventano quelli convinti del contrario: gonfi di presunzione, sono convinti, essendo parte di una coppia stabile, di possedere una sorta di titolo onorifico.
Molte coppie di lungo corso assumono un atteggiamento di superiorità, come se assieme alle rughe, l’ipertensione, la menopausa e il profilo alla Winnie The Poo, i decenni trascorsi assieme avessero conferito loro i titoli per salire in cattedra e pontificare.
Mi facciano il favore.
Ci sono mille modi per restare insieme sine die, molti dei quali sono tutto tranne che da imitare. Senza contare che se è vero che ogni coppia ha un suo equilibrio, ne deriva che nessuno di noi può arrogarsi il diritto di dispensare diktat sul come tale equilibrio sia da raggiungere e mantenere.
E’ un po’ come per i figli: quello che funziona con uno, non va bene per un altro. E chi si dibatte inutilmente per trovare il bandolo della matassa di una famiglia numerosa sa molto bene di cosa parlo.
Una sola cosa mi sento di fornire a mia figlia, i suoi fratelli e chi ha voglia e pazienza per leggermi: l’elenco degli ingredienti tossici da evitare, quando s’impasta la nostra vita. Specie quella a due.
Far coppia per paura di restare soli: se cerchi un compagno per riempire un vuoto, per dimenticare qualcuno d’importante, per sfuggire a una situazione familiare pesante o carica di sofferenza, rischi di accontentarti di una scelta di ripiego.
E se i compromessi sono il lubrificante di un meccanismo di coppia ben funzionante, le soluzioni di compromesso non sono una buona base sulla quale assemblarlo.
Fondamentale, dunque, per un giovane è lavorare per imparare a star bene con se stesso, per trovare un lavoro soddisfacente, coltivando anche hobby e interessi che gli riempiano la vita e la rendano interessante. Se stai bene con te stesso la solitudine non ti spaventa. Anzi, diventa persino piacevole. Tanto da trasformarsi in una necessità, di tanto in tanto, anche trovando compagnia.
L’essere in grado di star bene anche soli è la risorsa più importante anche qualora si perda il compagno, per le ragioni più diverse.
Poiché però l’uomo ha bisogno di interazione col suo prossimo, non vanno trascurati i rapporti umani: le amicizie sono fondamentali. Meritano tutta la nostra attenzione e vanno coltivate. Nei limiti del possibile, ovvio: ma gli amici non si dimenticano. Se un rapporto è sincero, resiste al tempo e alle vicissitudini della vita.
Le amicizie colorano la nostra esistenza non meno dell’amore: l’uno non deve escludere le altre.
Dunque, ecco un altro elemento tossico: il rapporto totalizzante.
Se un rapporto di coppia tende a escludere tutto il resto del mondo non è un rapporto sano. Per esserlo, deve lasciare spazio ad amicizie, condivise e non, a spazi personali per ciascuno dei due e non deve mai diventare asfittico. Altrimenti, prima o poi uno dei due soffocherà. Oppure, in alternativa, il primo che rimarrà solo non troverà le risorse per sopravvivere.
Accettare l’inaccettabile, pur di tenersi stretto chi amiamo: ecco un altro virus. Più letale di Ebola.
Please, restiamo lucidi nel valutare le persone, anche se ne siamo perdutamente innamorati: ci sono comportamenti e difetti inammissibili. Quelli ovvi - violenza, prevaricazione, smania di controllo, egoismo – si accompagnano a quelli più difficili da individ­uare – narcisismo, tendenza alla manipolazione, egocentrismo – fino ad arrivare a quelli più veniali, ma francamente odiosi per noi. Per noi come siamo fatti: ci sono alcuni tipi di persona con i quali non poteremo mai andare d’accordo. Se capita d’innamorarsi di un elemento siffatto, meglio non farsi illusioni: non durerà. Prima o poi l’innamoramento cederà il passo all’insofferenza, per naufragare in un mare d’insoddisfazione e recriminazioni reciproche.
Posto che nessuno è perfetto, cerchiamo almeno di unire la nostra esistenza con una persona i cui difetti siano compatibili con i nostri. Sarà più facile sopportarli. Per entrambi.
Evitando questo lungo elenco di passi falsi, le basi almeno ci saranno.
Da lì in poi, esisteranno impegno, fatica, sacrificio. Essendo in due a percorrere questo sentiero accidentato, le probabilità di continuare a camminare tenendosi per mano saranno molte.
Se uno dei due si adagia, non ci crede, molla o devia, tanti saluti.
In una coppia ci si deve credere, ci si deve credere tanto, ci si deve credere in due.
Se è uno solo a farsene carico, non si costruirà mai una coppia. Al massimo, due vite parallele, destinate a correre separatamente su binari appaiati. C’è chi si accontenta anche di questo. Per quel che mi riguarda, lo considero uno squallido ripiego. E non mi sento certo di consigliare ai miei figli una scelta del genere. 

lunedì 11 agosto 2014

La famiglia

Devo dirlo. Sono stanca di sentir magnificare la famiglia come l’unica sorgente delle meraviglie. L’entità astratta cui inchinarsi, come a una divinità superiore, sull’altare della quale tutti devono sacrificare aspirazioni, desideri, speranze e possibilità. L’annientamento della propria personalità, l’azzeramento della propria volontà, in nome di un non meglio identificato “bene comune”.
Quando le cose vanno a gonfie vele, stanno tutti a darne il merito alla famiglia.
La famiglia serena regala serenità ai figli, una famiglia sana produce figli sani, la famiglia solidale rappresenterà per sempre il porto al quale tornare.
Tutto ciò è vero. Non è tutto, però.
I figli non sono creta, un materiale amorfo da plasmare, incapaci di metterci del proprio in quello che fanno.
Questo lo dovremmo tenere sempre presente, noi genitori: quando un figlio si comporta bene, non congratuliamoci troppo con noi stessi.
Non è merito nostro: è merito suo.
Noi possiamo aver contribuito a rendergli il compito più facile, se siamo stati bravi, ma quando una persona ottiene dei successi, è lei ad aver fatto la fatica per arrivarci. Non chi le stava attorno. Il che vale per tutti, non solo per i figli.
Una bella famiglia è la matrice ideale dove crescere un figlio in gamba, che sa quello che vuole e si adopera per arrivarci. In una famiglia serena un figlio di buon carattere tirerà fuori il meglio di se stesso senza troppi sforzi. E dove un figlio con un pessimo carattere creerà problemi, una famiglia unita saprà farvi fronte e regalargli la possibilità di risolverli e di risollevarsi dopo le cadute.
In questo senso la famiglia è una risorsa.
Ma quante sono le famiglie così efficienti ed efficaci?
Qual è il destino dei figli dove la famiglia funziona così così? Quando dietro la facciata di un’apparente serenità si nascondono correnti intossicate di veleno, i rapporti sono inquinati da rancori inespressi, oppure gridati a pieni polmoni? Quando l’insoddisfazione si maschera dietro a un sorriso di convenienza, oppure quando la stabilità della struttura si poggia sull’asservimento del nucleo alle pretese del più forte? Quando la resilienza del più intelligente fa da cuscinetto alla prevaricazione del presuntuoso?
Ci sono famiglie dove la manipolazione sostituisce la discussione costruttiva, dove manca il confronto, perché c’è chi è convinto di esser sempre dalla parte della ragione e chi tace sempre, pur sapendo che ciò non è vero.
Quando il rapporto tra genitori e figli è irrimediabilmente deteriorato da incomprensione e insofferenza reciproche, che possibilità ha un giovane di esprimere se stesso?
Eppure, c’è chi cresce sano e forte anche in situazioni così. Anzi, talvolta diventa addirittura più forte di chi è cresciuto in un nucleo stile Mulino Bianco.   
Se è vero che alcune sono famiglie da manuale, è altrettanto vero che esistono famiglie tossiche. Famiglie intrusive, famiglie invadenti, famiglie impositive.
Esistono genitori autoritari, egoriferiti, incapaci di empatia e assiduamente dediti alla distruzione dell’autostima dei figli.
Ci sono persone che per esaltare le proprie – scarse – virtù si dedicano incessantemente alla demolizione dell’immagine ( e della personalità, ove ci riescano) di chi li circonda. Ipercritici con gli altri, non sottopongono mai a una revisione il proprio comportamento.
In alcune famiglie (e non sono poche, purtroppo), c’è chi è sempre disponibile e viene sfruttato da tutti; salvo poi essere messo da parte quando non serve più, come un limone spremuto fino in fondo.
Ci sono persone che credono negli affetti, persone che si affidano a quelli che amano, per poi scoprire che per denaro, interesse o invidia c’è chi dimentica persino i legami di sangue.
Da simili nidi di vipere, come si può sperare che nasca qualcosa di buono?
Eppure, succede. Ci sono persone che riescono a trasformare persino queste esperienze in qualcosa di positivo.
Alcuni, dopo aver subito il tradimento di consanguinei dei quali si fidavano, ne fanno una ragione per amare davvero, lo vivono come un esempio da non seguire, un monito per coltivare i rapporti familiari nella sincerità, il disinteresse, la generosità.
Non sempre un’esperienza negativa a livello familiare si traduce nel fallimento dell’adulto che l’ha subita da bambino.
Dunque, non venitemi a dire che la famiglia è tutto.
Ciò che conta davvero, più della famiglia in quanto tale, è l’intelligenza dei genitori.
La capacità di crescere i figli mettendo il loro interesse al centro di tutto, dopo aver superato le proprie difficoltà, ripercorso il proprio vissuto (anche e soprattutto quello negativo) per non farlo scontare ai figli.
Non credo all’icona di famiglia tradizionale: credo piuttosto nelle infinite possibilità dell’intelligenza e dell’empatia, che hanno modo di esprimersi anche in tutte quelle situazioni che esulano dalla tradizione tanto celebrata dai bigotti o dai benpensanti.
Per riuscire ad essere un genitore valido, ognuno di noi ha il diritto e il dovere di non rinunciare del tutto a se stesso per il bene della famiglia: solo se saremo adulti risolti e soddisfatti di noi stessi e di ciò che facciamo potremo trasmettere ai nostri figli un messaggio positivo. Un messaggio credibile e degno di essere accolto e messo in pratica.
Diversamente, rischiamo di perpetuare nei nostri figli un destino di insoddisfazione e sofferenza che, alla lunga, rovinerà le loro vite. Esattamente come avrà fatto con le nostre.


martedì 5 agosto 2014

Non tutto il male vien per nuocere

A volte si verificano situazioni in cui la gente si distingue per maleducazione e incapacità di stare al mondo. Situazioni in cui persone insospettabili rivelano aspetti del carattere tanto inaspettati quanto sconvolgenti.
In casi come questi ti puoi trovare in serio imbarazzo, è vero: però sono anche ottime occasioni per fare una bella pulizia tra le tue amicizie e conoscenze.
Sarò formale, rigida e incomprensiva. Però in certi casi la forma diventa sostanza: alcune violazioni della forma nascondono una mancanza di rispetto e un disprezzo nei confronti degli altri così profondi da risultare inaccettabili.
Purtroppo, mi accorgo che si tratta di comportamenti sempre più diffusi, distribuiti in modo ubiquitario e da troppe persone considerati normali.
E pensare che basterebbe talmente poco per non pestare i piedi al prossimo…
Comunque sia, a me i piedi non li pesta più nessuno. E m’impegnerò ad assicurarmi altresì che i miei rampolli prendano esempio da me: vietato calpestare, innanzitutto. Ma nemmeno lasciarsi calpestare: no, no e no. Ci sono limiti da far rispettare. Da tutti, sempre.