venerdì 30 maggio 2014

Mamme oltre la frutta

Ultima settimana di scuola. A Casa per Caso la tensione sale alle stelle: la Miss quest’anno ha la maturità. Non sarà un passaggio indolore. Al contrario dei fratelli, fieri e orgogliosi della loro indipendenza – soprattutto emotiva – dalla mammina, lei in questo periodo è tutta mimmi, mimmi, mimmi…
Esige attenzione e soprattutto dedizione: salvo  maltrattarmi quando le gira storta, oppure quando punto i piedi di fronte all’ennesimo comportamento ossessivo.
Quanta pazienza ci vuole…
Donne!
Commenterebbe suo fratello maggiore.
Maschi!
Commento io, quando mi arriva il Whastapp di un’amica, stremata dalla fila di insufficienze infilate dal figlio a fine anno. Possibile che siano tutti uguali? Che si arrendano all’evidenza solo DOPO essere finiti naso contro il muro?
Se li fai camminare con le loro gambe sei una madre abbandonica, se li segui troppo un genitore assillante, incapace di abituarli all’autonomia. Se non li sproni si adagiano, trasformandosi in amebe videodipendenti, quando li esorti a fare del proprio meglio (in relazione alle possibilità di ognuno, sia chiaro!) li schiacci con le tue aspettative.
Poverini.
Come possono sopravvivere a una vita tanto difficile, i nostri piccini? Chi li salverà da una scuola spietata, da genitori pessimi e da questo mondo crudele?
Dai prof che ce l’hanno con loro alla sfiga che li perseguita, noi mamme ne sentiamo de ogni, in questi pochi giorni che ci separano dalla pubblicazione dei risultati.
Si stanno parando il fondoschiena, sicuri che qualche deficit arriverà.  Casomai noi cattivone pensassimo che è colpa loro, che studiano a singhiozzo, aprono i libri solo se costretti, sopravvivono correndo appresso all’ultima insufficienza di matematica da recuperare, dimenticandosi intanto di mantenere difese le roccaforti delle materie meno ostiche. 
A febbraio leoni, a giugno pecoroni, i nostri amati rampolli.
E in tutto questo, i padri latitanti chiedono notizie. Quelli sempre superimpegnati col lavoro, quelli che lasciano fare a noi (sei tanto brava...), quelli che non voglio sapere niente, sennò lo ammazzo! Avete presente, no? Quelli lì. Quelli lì adesso accendono i fari dalla torretta e li puntano sul galeotto di turno. E si arrabbiano, esortandoci a prendere misure draconiane, con ricadute inimmaginabili sulla serenità del nucleo familiare.
E noi mamme, dopo innumerevoli colloqui con i prof (ai quali siamo andate sempre sole) ci troviamo divise tra la necessità di intervenire e l’incertezza sul come farlo. Tentate dalla frusta (e pungolate in tal senso dai padri stufi di ammazzarsi di lavoro per pagare tonnellate di libri a figli troppo spesso lavativi), sappiamo che in medio stat virtus: bastone e carota vanno alternati. Obbligatoriamente. Pena l’inesorabile regressione dai pochi risultati certi finora acquisiti.
Capi di Stato, dobbiamo fingere di essere. Attivare l’Unità di Crisi, usare in abbondanza l’Ufficio Diplomatico, sfruttare l’Intelligence e tener pronti – sai mai…? -  anche tribunali e celle di sicurezza. Ci sono casi nei quali il 41 bis è d'obbligo. 
Noi, qui, in caso di cadute in vista del traguardo, abbiamo già predisposto i servizi sociali.
Dopo la pena detentiva del primo anno, scontata a far giardinaggio sotto il sole cocente, passeremo a una meno pesante attività indoor. C’è la Stamberga da imbiancare: rullo e pennellessa attendono!