venerdì 9 maggio 2014

Esponiamoci al pubblico ludibrio

Mia figlia non fa che ripetermelo: sono ridicola. Ebbene sì, lo ammetto: ho il ricordo facile, la lacrima in tasca e il ciglio tendenzialmente tremulo.
Mi hanno costruita così: difettata. Cuore troppo tenero. Quando si tratta della mia famiglia, la mia proverbiale corazza presenta tante di quelle crepe e squarci talmente larghi da vederci attraverso.
Dunque, facciamoci del male: dichiariamolo. Così, pubblicamente: ieri mi sono squagliata.
La Miss ha preso la patente!
Bella forza, direte voi: a diciannove anni, era pure l’ora. Normale amministrazione: non ha partorito tre gemelli. E nemmeno vinto un Nobel. 
Esattamente la reazione che ha avuto l’interessata: “Mi sono tolta una seccatura. Ho cose più importanti a cui pensare, adesso!”
Giusto.
Solo che, dietro a una figlia che progredisce sicura nella vita, aggiungendo ogni giorno un nuovo mattone alla sua autonomia personale, c’è una mamma – anzi, una Mpc  – che sta qui a ticchettare sulla tastiera con l’occhio che le slitta sulle foto. Le foto appiccicate lì, alla sua sinistra: la prima gita a Venezia con un filosofo ancora formato tascabile, scene di coccole con i due giovani teppisti in età a una sola cifra, il quartetto filiale ammonticchiato su una roccia durante una camminata nei boschi, e soprattutto lei.
Lei, la Miss neonata: attaccata al biberon, tra le braccia di una Mpc così intenta da non accorgersi nemmeno che Jurassico stava lì, in agguato, a immortalare le prove di un amore allo stato nascente. Occhi negli occhi, le due Valentine in questo scatto si fissano con una intensità che dice già tutto di quale sarà il loro futuro rapporto.
E adesso quella mi guida la macchina?! E’ già talmente adulta da poter prendere le chiavi dell’auto e uscire per i fatti suoi, magari senza nemmeno darmi il piano di viaggio completo, destinazione, tappe e tempi di percorrenza inclusi? 
Ma come?! Se ho appena appoggiato il biberon!  
Quando parto per la tangente in questo modo, i miei figli mi riportano alla realtà. Il gaglioffo in modo addirittura cruento:  “Mamma, sono passati un sacco di anni. Guardati allo specchio, così te ne accorgi…”
Esortazione che cade nel nulla. Per me sono e resteranno sempre i miei piccoli. E ogni volta che compiranno un significativo passo in avanti (prossimamente su questi schermi la maturità classica della Miss: preparatevi. Non so se riuscirò a contenermi…) sarà un piccolo strappo al mio tessuto miocardico. 
Ogni progresso li allontana da me: è giusto e doveroso. Se non accadesse sarebbe un guaio, e pure grosso. Però al cuor non si comanda. Soprattutto se, come si diceva, è un cuore troppo tenero. 
Ergo, prendetemi pure in giro anche voi, ma io mi commuovo: la mia unica femmina sta diventando una donna. E anche una donna in gamba: il suo parcheggio ad S viene sempre da manuale. 
Meno male. 
Ho tristi ricordi legati ai neo-patentati che l’hanno preceduta… Speriamo in bene, questa volta!