martedì 18 marzo 2014

The social network

No, per favore, non fatelo. Non usate come foto del profilo quello scatto di un'amica (amica?) al corso di danza del ventre. Specialmente se il vostro non è più un profilo impeccabile e quello su FB non è un profilo blindato. Visibile solo a voi, nel caso. 
Bando alle foto in bikini, dove l'unico bel panorama è quello alle nostre spalle. 
Signori uomini, niente scatti in sella alla moto, col ventre che pencola dal pantalone di pelle. 
E nemmeno scosciati, con un pallone sottobraccio e l'aria da top player: fidatevi, è chiaro che avete riesumato una foto d'antan. 
Noi popolo degli anta, grandi fruitori di social network, facciamoci pure del male: iscriviamoci al corso di tango, di zumba e di danza della panza. Qualsiasi cosa, pur di contenere i danni causati dal tempo che passa e mantenerci in un accettabile stato di conservazione. 
Una decina di lezioni di burlesque possono servire a noi signore per imparare a osare, quelle di lap dance a superare le inibizioni inculcateci dalla nostra catechista tanti anni fa, quando portavamo l'apparecchio ai denti e i micidiali calzettoni con i buchetti. 
Però il selfie con la guêpière, no. Quello no. 
Ho visto con i miei occhi stimate professioniste apparire sul social come controfigure di trans trasteverini: perché? Perché distruggere così anche l'ultimo brandello di dignità che ci rimane? 
Attenti anche ai perniciosi picchi di autostima, ragazzi: mi rendo conto che passare da 130 a 70 kg rappresenta un successo di dimensioni cosmiche. Avete sofferto, fatto la fame e sudato sangue per arrivarci: bravi. Anzi, bravissimi. 
Tuttavia, il pantalone alla Mick Jagger o la microgonna borchiata rappresentano un azzardo lo stesso. Specialmente se ci esponiamo al pubblico ludibrio indossandoli su FB.
Manteniamo un profilo basso, che a volare troppo alti rischiamo di schiantarci. E le nostre vecchie ossa non sono in grado di sopportare l'impatto. 
Infine, attenti alla disinibizione da web: si fa troppo presto a ticchettare un commento sull'onda del nervoso, cliccando irrimediabilmente sull'invio. La memoria della Rete è migliore della nostra, purtroppo. E rischiamo di vederci tornare addosso come boomerang pensieri, parole, opere e connessioni che manco ci ricordavamo più di aver formulato. 
Facebook, Twitter e diavolerie tecnologiche in genere ci hanno regalato infinite possibilità di contatto, un serbatoio di possibili rapporti umani straordinario. Una persona sola se ha un computer può non sentirsi più sola. O non così tanto, almeno. Una persona mal accompagnata può trovare in una comunità virtuale amicizie migliori di quelle che l'hanno delusa. 
Tuttavia, non esageriamo: ogni medaglia ha il suo rovescio. Basta tenerlo ben presente. 
Noi per i quali la tecnologia è stata un'ardua conquista, noi che abbiamo ancora nelle orecchie il grrringuuuurrrrgrgrgggg della connessione che si metteva faticosamente in moto; noi per i quali il passaggio da Floppy a CD-ROM è stato un passo epocale; noi che, in fondo in fondo, rimpiangiamo i vinili, noi che non scaricavamo musica, ma la registravamo dalla radio (rumore di fondo incluso), non facciamoci tradire dall'entusiasmo. 
Dalle stelle alle stalle il passo è breve, purtroppo: ha le dimensioni di un click. Ricordatelo, gente, ricordatelo...