mercoledì 20 novembre 2013

Pubblicità ingannevoli



Stucchevoli come melassa, non riesci a evitarle nemmeno abbonandoti alla pay-TV.
Dopo lustri di famigliole apparentemente immuni dai virus più diffusi – broncio del mattino, discussioni feroci per le quote latte e biscotti, l’occupazione del bagno e i tentativi di usucapione del phon – adesso a quanto pare il mulino s’è svuotato.  Ci abita un mugnaio single con la fissa per la cucina, che prova a sedurre le campagnole locali con abbracci al cioccolato. Evidentemente Babbo Felice – ora pensionato del dopo-riforma – s’è dovuto vendere la magione, macina e tutto, accontentandosi di una casa più piccola.
Dove lo troviamo, appunto, in compagnia della moglie, ormai incanutita. Guarita dal mammismo italiano no, però: col ciglio tremulo, eccola dietro ai vetri, ad attendere trepida l’arrivo del figlioletto. Quando costui giunge, zaino in spalla e barba incolta (chissà se puzza pure…), la nostra risponde al suo fischio di richiamo più sollecita di Fido,  aggiustandosi la crocchia, per finirgli appiccicata al collo stile geco.
Il belato: “Ti ho fatto le tagliateeelle!” mi manda ai matti, giuro.
Possibile che le madri della pubblicità debbano essere sempre ritratte come delle mentecatte?
‘Sta cosa mi offende.  La sottoscritta è molto fiera della serenità con cui rimane a distanza dai suoi rampolli più grandi, si fa un vanto di non vessarli con indagini continue su ciò che fanno e dove sono, è orgogliosa di essere capace di organizzarsi la vita a prescindere da loro.
Poi, nel fine settimana, arriva il filosofo da Padova e quando me lo trovo accanto all’improvviso gli balzo al collo, stritolandolo in un abbraccio che manco fosse appena tornato dal fronte. Sempre nel week end (periodo pericoloso: non vedo l’ora di iniziare la stagione sciistica. Almeno con quella scusa mi terrò lontana dalle tentazioni…) passo una giornata in riva al mare con una coppia di amici, ma al rientro... telefono al maggiore e gli chiedo se gli possiamo scroccare un caffè. Mostrar loro come si è sistemato bene è un'esigenza imprescindibile.
Sull’uscio, mi volto, lo saluto e gli bisbiglio: “Scusa se ogni tanto irrompo qui con qualche amico. Ti scoccia?”
Lui mi sorride, mi fa un paio di grattini veloci, poi mi risponde con espressione affettuosa: “Tu puoi fare quello che vuoi, mamma!”
E io vado in solluchero in diretta. Una roba da diabete conclamato. Possibile, dico io, che non riesca a tenere sotto controllo la mia quota di zuccheri circolanti? Credevo di essere vaccinata, mannaggia!
Ha ragione la Miss: sono un incorreggibile pennuto. Goffa come un tacchino, con un cuore di chioccia.
Mi passerà mai? A questo punto, ho paura di no.