mercoledì 24 luglio 2013

Al peggio non c'è mai fine



Ennesima figuraccia.
Ieri pomeriggio, al supermercato.
Conclusa la spesa, mi avvio con un carrello che sembra il Titanic verso l’auto, dove la mia autostima fa – appunto – naufragio.
Di nuovo. L’ho fatto di nuovo: ho perso le chiavi!
Torno alla cassa dove ho pagato, senza trovarne traccia alcuna. Rovisto in tutti i sacchetti (che sono molti), per verificare se il mazzo si celi, mimetizzato tra il salmone e i formaggi. Zero totale.
L’unico operatore attivo a quell’ora mi fissa con autentica compassione; mi offre gentilmente di parcheggiare  la chiatta lì accanto, per permettermi di lanciarmi in un’improbabile battuta di caccia tra scaffali e banchi serviti. Figuriamoci: non cavo un ragno dal buco.
Impietosita, una delle commesse mi suggerisce di andare a controllare se l’auto sia chiusa: pare che a lei sia successo di lasciarla aperta, con le chiavi inserite nel quadro. Questa ancora mi manca, ma non possiamo essere certi di non aver ovviato alla lacuna: ecco dunque Mpc che affronta i 40 Celsius del posteggio, per verificare ahimè che la sua bella automobilina nuova è sigillata come una scatola sottovuoto.
Ormai in preda al panico, tento la carta dell’ufficio: magari qualcuno le ha trovate e portate lì, a disposizione della mentecatta che molla in giro le chiavi del suo autoveicolo. Anche questa ipotesi è destituita di fondamento.
Per esclusione, decido che ‘ste maledette devono essere da qualche parte nel carrello. Così, mi piazzo in corrispondenza di una cassa chiusa e svuoto la spesa, setacciandola spezzo per pezzo: centoventi euro di merce, per la cronaca.
Solo dopo aver estratto fino all’ultimo uovo (che nel frattempo stava marcendo, vista la tempistica dell’intera operazione di salvataggio) ritrovo l’oggetto dei miei desideri. Acquattate sul fondo del carrello, schiacciate sotto a tutti i sacchetti rigonfi di merce, ecco le ricercate speciali. Meno male: ormai, vedevo concretizzarsi sempre di più l’ipotesi di far correre Andrea a portarmi le chiavi di ricambio in loco. Già immagino il diluvio di scurrilità che tale ipotesi avrebbe scatenato…
Con le chiavi ho sempre avuto un rapporto conflittuale:  solo che le nostre contese sino ad oggi si erano consumate tra tra quattro mura, in casa oppure in farmacia.
Stavolta sono riuscita a fare la figura dell’idiota di fronte a dozzine di persone. Bel colpo, veramente.
E’ ufficiale: sono una stordita. E la cosa, ormai, è di pubblico dominio.
Meglio che renda la tessera e mi dia alla macchia, va’…