martedì 19 febbraio 2013

Atti d'amore e conseguenze impreviste



Ebbene, sì. Anche alla nostra età le effusioni amorose hanno un loro margine di pericolosità.
Stamattina apro l’occhio, sbircio la sveglia e decido: è l’ora di molestare Jurassico.
Ancora imbambolata per il sonno, faccio un mezzo giro nella sua direzione: l’idea è quella di incastrarmi addosso a lui e sonnecchiare rannicchiata contro il confortevole tepore del suo fianco, attendendo l’ora di alzarsi.
A metà del giro, il mio gomito colllide con l’ultima costola a destra: CRICK!
Lo sento distintamente, mentre nel cervello mi scoppiano i fuochi d’artificio.
Il mio muggito di dolore risveglia bruscamente il povero marito, il quale si trova di fronte un mostro: già, perché mi sono anche beccata il raffreddore, sicché sono andata a letto con la divisa da malata.
Da vedermi, col naso camuso, i soliti ciuffi multidirezionali, la camicia da notte in felpona, (decoro felino, ovviamente…), mentre mi chiudo a riccio, uggiolando di dolore.
“Ma che ti prende?! Stai male?”
“Ahiahiaiaiaiooo… E’ rotta, non c’è storia!”
“Che?”
“La costola… Ci ho sbattuto sopra e non riesco più nemmeno a respirare…”
“Mhm. Mi sa di sì, allora. Niente ginnastica e riposo.”
“Niente altro? Non si può fare qualcosa?” insisto, querula. Come se non sapessi quale sarà la risposta. La quale, implacabile, arriva: “No, niente. Prenditi un analgesico e stai calmina.”
“Per quanto…?” chiedo, nell’impossibile speranza che le mie previsioni siano errate.
“Un mese. Niente ginnastica per un mese! Rassegnati, devi stare a RIPOSO!”
Rovina. Tragedia, catastrofe. Mi trasformerò in una mortadella!
Con aria da condannata al patibolo, informo i figli delle mie condizioni, mano a mano che li incontro.
I due maggiori assumono un’aria sollecita e dispiaciuta, la Miss si sconvolge e le si mozza il fiato per simpatia, il gaglioffo reagisce con sovrana indifferenza.
“Si aggiusta, eh? Niente di che. Se non sbaglio, quella volta che ho investito un TIR mi sono incrinato la costola anch’io… Sono ancora vivo. Non morirai nemmeno tu!” mi comunica, sorseggiando il suo cappuccino. Nemmeno la più piccola traccia di empatia increspa la sua faccia.
Infame.
Pagherà la sua indifferenza, il marrano: devo stare a riposo? Quello che non posso fare io lo farà lui! Così impara, a non consolare la sua povera mammina nemmeno un po’…