martedì 29 gennaio 2013

Accoglienze trionfali



Dopo dieci giorni di assenza, devo dire che ho colto qualche segno di gioia per il mio rientro. Il gaglioffo si è lasciato dare un bacio (che gli è arrivato sul collo, stile morso del vampiro: se quello non si china, non ci arrivo più a baciarlo sulle guance. E poiché è troppo grande per le coccole, risulta sempre un po’ imbacchettato, quando mi permette di avvicinarlo..), la Miss mi ha accolto con esclamazioni di giubilo, i due maggiori mi hanno circondata d’affetto. Carini.
Poi, c’è l’amica di sempre: compagna immancabile di  passeggiate interminabili, fida camerata tra i flutti della piscina, sempre pronta ad accogliere una proposta di incontro a cena con mariti appresso, anche se combinato all’ultimo minuto. La flessibilità fatta persona, a proposito di quel che si diceva ieri.
“Che ne dici se dopo la piscina vengo a bere un caffè da te?” le chiedo.
“Certo! Ti aspetto…” è la risposta, entusiasta come sempre.
Quella donna ha il sorriso facile: sarà per quello che mi è così cara. Inoltre, ha una macchinetta del caffè che è un portento: il che non guasta, per una viziata come me. Tra Jurassico e l’informatico, una mia richiesta di cappuccino non resta mai inascoltata, a Casa per Caso.
Un po’ provata dall’allenamento intensivo inflittoci dal solito istruttore senza cuore, giungo dunque da Renata, pronta per gustarmi un macchiato fatto come dio comanda.
“Ahem… mi sono accorta di essere rimasta senza latte: per te è un problema?”
“Ma dai! Lo berrò con un po’ di zucchero, per una volta. Va benissimo lo stesso”, rispondo.
E sono sincera, mannaggia a me.  
Parte la solita raffica di chiacchiere, mentre arriva l’agognato caffè. Bello, cremoso, fumante: in una parola, perfetto.
Aggiungo un mezzo cucchiaino di zucchero e ne bevo un sorso.
Dopo alcuni secondi di scannerizzazione, realizzo che, se non sputo all’istante, vomito: raggiungo dunque di corsa il lavandino, dove assai poco elegantemente mi libero dell’orrido liquido.
La nostra mi fissa strabiliata, e pure un po’ scocciata: “Beh? Che ho detto di tanto strano da farti andare di traverso il caffè?” mi apostrofa con aria offesa.
“Quello lì è SALE!!!” agonizzo io, indicando l’arma del delitto.
Agonizzo solo per qualche secondo, a dire il vero: immediatamente dopo, sono presa da un attacco di ridarella irrefrenabile.
L’avvelenatrice, soffocata dalle risate a sua volta, si affretta a prepararmene un altro, implorandomi di non rivelare a nessuno l’accaduto: pare che abbia cambiato di recente saliera e zuccheriera, scegliendole identiche. Unica differenza, le dimensioni: mentre tutta la famiglia preconizzava pericolosi scambi, l’infame sosteneva l’impossibilità di errori, viso che la saliera è più piccola. Infatti, s’è visto.
Ora pubblico il post, e mando il link a tutta la sua famiglia. Certi delitti meritano un castigo.