giovedì 4 ottobre 2012

Mettetemi in sicurezza



Ovvero: facciamoci riconoscere, seconda puntata. 
Gente, sto aspettando il perito dell’assicurazione.  In queste settimane di delirio, ho superato me stessa quanto a disastri annunciati: ormai mi conosco, ahimè. Quando ho la testa presa da mille rogne dormo poco e divento pericolosa.
Una malaugurata sera decido di cucinare tre polli alla griglia: li chiudo col coperchio, tipo fornetto, regolo il fuoco al minimo e me ne torno in cucina, in varie faccende affaccendata. Ogni tanto getto un occhio alla griglia, che pare comportarsi bene come al solito: in fondo, si tratta di un’operazione compiuta cento volte…
D’improvviso, vedo levarsi un fumo nero che nulla lascia presagire di buono: corro dai miei polli e scopro che il grasso ha preso fuoco. Per domare la fiamma che si sta divorando metà del mio barbecue è necessario l’intervento di Jurassico, che doma le fiamme in pochi secondi.
Bilancio dell’incidente: i pennuti  ridotti a tre carbonchi, uno degli ugelli irrimediabilmente rovinato, l’intera griglia affumicata di nero che per ripulirla mi dovrò procacciare qualche diavoleria a base di acido muriatico. Chissà che combini un guaio anche con quello.
Il marito (che ha i suoi focosi trascorsi, e dunque tende a glissare quando mi esibisco come piromane) mantiene la calma e la prende con filosofia.
Denunciare l’accaduto all’assicuratore mi è fonte di grave imbarazzo: ormai, quelli della locale agenzia sono così abituati a me e ai miei incidenti da dare il mio numero di telefono ai periti persino quando a fare gli incidenti è la mia mamma. Successo.
Ieri sera: mi chiamano per un sinistro occorso all’auto l’altro ieri; per una frazione di secondo rimango lì a pensarci. Non è che ho fatto l’ennesimo danno e non me ne ricordo…?
E sempre a proposito di danni, sentite questa: dopo otto mesi di inattività, lo scafo del camper aveva urgente bisogno di una risistemata. Quando l’abbiamo spostato, cortine di ragnatele si sono staccate dalle fiancate. Mi è caduto persino in testa un ragno, morto disseccato nell’inutile attesa di una preda: una pena, vi dico. Una pena.
Jurassico e io partiamo in corteo, diretti in carrozzeria: lui davanti, alla guida del transatlantico, io dietro, al volante dello squalo.
Giunti a destinazione, Jurassico parcheggia il camper e mi fa cenno di superarlo, per parcheggiare la macchina più avanti.
Mi accorgo che lo spazio è un po’ strettino: manovro con precauzione, attenta a non rifarmi la fiancata sinistra sull’auto parcheggiata alla mia sinistra. Mentre procedo sicura, sento un botto a destra, seguito da un barrito disperato.
Mi volto, e vedo Jurassico con gli occhi fuori dalla testa e le mani tra i capelli: non ho calcolato lo specchietto, accidentaccio a me!
Passando, liscia come un cacciatorpediniere, ho divelto l’angolo del paraurti del camper, che ha rigato tutta la portiera nel rinculo; sulla sorte dello specchietto (di quelli ultraelettronici, costosi come l’oro) stendiamo un velo pietoso.
Se calcoliamo che, in preda a un mal di testa folle, l’altro l’avevo distrutto poche settimane prima sul montante del garage, si comprende come mio marito si sia rivolto direttamente a un avvocato divorzista.
Schiantati due mezzi di trasporto in un sol colpo, sotto i suoi occhi, nel cortile di una carrozzeria: non ci si crede. E soprattutto non ci crederebbero quelli dell’assicurazione, che di certo non copriranno i danni da me provocati sul camper… Manco provarci, a fare la denuncia, stavolta: l’unica denuncia che partirà sarà quella di mio marito. Il quale, avendo rischiato di fare l’infartaccio, mi accuserà di tentato omicidio e disastro colposo. E meno male che è un uomo che controlla i suoi istinti: un altro mi avrebbe ammazzata.