venerdì 5 ottobre 2012

Che dispiacere



La mia pazienza ha un limite. Ora: non sono mai stata una mamma iperprotettiva; ho sempre riconosciuto con onestà i difetti e le mancanze dei miei figli, senza cercare di giustificarli ad ogni costo.
Li ho educati ad assumersi le loro responsabilità, ho sempre preso con le pinze le loro proteste – qualche volta persino troppo… – rendendomi disponibile presso i docenti per favorirli nel loro difficile compito.
Ho cercato di fare la mia parte, insomma: con lealtà e correttezza.
Non sempre ho trovato riscontri adeguati dall’altra parte della barricata: nonostante questo, non sono andata in giro lamentandomi di tizio, caio e sempronio, ascrivendogli anche le colpe dei miei rampolli.
Di fronte a un insuccesso, una delusione, una caduta, ho cercato di mantenere intatto il mio stile: se devo perdere, almeno lo faccio con eleganza.
Ebbene, stavolta mi stanno tirando a cimento. E stavolta scrivo: perché non si può abbozzare sempre.
Vi ricordate la prof che, alla mia richiesta di consiglio su che scuola alternativa ci potesse essere, mi suggerì di mandare il gaglioffo all’Istituto Agrario? Che almeno lì avrebbe zappato la terra…?
All’epoca, cercai di prenderla con spirito. La prof, dal canto suo, deve essersi creduta una gran spiritosona: la battuta è stata ripresa in più occasioni, con l’interessato e in classe. Lo so da fonte certa: lei stessa.
Il nostro, per fortuna dotato della stessa autoironia della mamma, non se l’è presa: anzi, forse gli è servito a risvegliargli un po’ di amor proprio.
Ma che ora, dopo il trasferimento del ragazzo in una scuola diversa – e migliore, a dirla tutta - costei insista a dileggialo con i suoi amici, mi pare francamente eccessivo.
Manca un libro a uno degli alunni? Che se lo faccia dare da mio figlio: tanto saranno tutti intonsi.
Matteo ha successo nella sua prima interrogazione? Le viene riferito dai compagni: e lei reagisce scuotendo la testa e sospirando. Leggi: che scuola di m@@@@, se uno così passa dal quattro all’otto!
Come diceva la buonanima di mio padre, un bel tacer non fu mai scritto. A volte i ragazzi, dopo una bella batosta, si rimettono in carreggiata: se poi trovano degli insegnanti che non gli cuciono la lettera scarlatta sul giubbetto, ma credono nella loro recuperabilità, magari qualcosa di buono riescono a combinarlo.
Noi a nostro figlio una seconda occasione l’abbiamo offerta: la sta sfruttando al meglio. Ne siamo orgogliosi, siamo contenti di vederlo determinato e fiero dei suoi risultati, e confidiamo nel futuro, sperando che ci dia ragione.
Quanto alla signora che ha fatto del sarcasmo uno stile di vita, quanto vorrei che mi leggesse: lo facesse la potrei ringraziare di cuore. Mi sta facendo un favore.
Sentendo i commentacci dei suoi compagni, e saputa la reazione della prof, il gaglioffo si è fatto più deciso che mai: “Gliela faccio vedere a tutti! Altro, che scuola di m@@@@...”
Se di un incentivo il ragazzo aveva bisogno, l'ha ricevuto. Ottimo e abbondante. 
A me, tra qualche mese, resterà solo il compito di premiarlo: dopo tante punizioni,  sarò più che felice di farlo.