mercoledì 26 settembre 2012

Quando un figlio ti sorprende: aggiornamento straordinario

Non si è fatto interrogare: lo hanno interrogato. E ha preso otto! 
La notizia mi ha reso talmente felice da doverla trasmettere a livello planetario: e dunque, eccomi qui. 
Chi la dura la vince: sono anni e anni che combatto strenuamente contro pigrizia, immaturità e faciloneria. Anni nei quali ho subito sotterfugi, inganni e raggiri; anni nei quali le mie vane speranze naufragavano, travolte da cocenti delusioni. 
Ho incontrato insegnanti capaci, che mi hanno aiutata tanto, e personaggi da dimenticare che hanno danneggiato me e la mia prole quasi altrettanto. 
Mi sono data cento colpe: madre troppo assente, madre assillante; madre distratta, madre pressante; madre malfidente, madre illusa... 
Quale che fosse il mio comportamento, mi sembrava sempre sbagliato. E di certo era inefficace. 
Ho pianto mille volte, e mille sono le volte in cui ho provato la tentazione di arrendermi. 
Poi, mi sono asciugata le lacrime e ho puntato i piedi, continuando a lottare: anche e soprattutto quando il resto del mondo dava per persa la mia partita. 
Già, il resto del mondo: parliamone. 
Ho ricevuto qualche saggio consiglio da gente intelligente, spesso passata a sua volta attraverso esperienze del genere, e comunque da persone più interessate ad aiutarmi che a tranciare facili giudizi. Ma ho incassato anche innumerevoli occhiate di compatimento, sguardi di muto rimprovero, critiche alle spalle e qualche vero e proprio processo in contumacia. Per non parlare delle pugnalate alle spalle: se sei traballante, puoi contare sempre su chi s'incarica di provare a farti crollare del tutto. 
Eppure, non ho mollato. Mai. 
E ho continuato a credere in loro: in tutti e quattro, uno dopo l'altro, una difficoltà dopo l'altra, una delusione appresso all'altra. 
Perché è facile essere bravi genitori, quando i figli vanno a gonfie vele, o non ti danno che piccoli problemi, roba di normale amministrazione. Il vero banco di prova è quando tutto ti rema contro, quando sei deluso e sfiduciato, quando la cosa più semplice sarebbe lasciar perdere: in fondo, la vita è loro. Se decidono di rovinarsela saranno padroni di farlo, o no? 
Beh, no. Almeno, non per me e per Jurassico. 
Perché come fa un figlio a costruire (o ricostruire) la fiducia in se stesso, se i primi a non credere in lui sono i suoi genitori? 
Perché se non gli diamo noi una seconda possibilità, noi che abbiamo la responsabilità di prepararli ad affrontare il mondo, come mai potranno sperare che il mondo non li schiaccerà? 
Perché un figlio non va giudicato, bensì valutato, per aiutarlo a tirare fuori il meglio di sé.
Perché un figlio deve sempre contare sul tuo sostegno e il tuo perdono, quando si accorge di avere sbagliato: altrimenti, invece d'imparare a porre rimedio ai suoi errori,  imparerà solo a fuggire dalle loro conseguenze. 
Perché non c'è nulla che dia un senso alla tua vita quanto un figlio che può tornare a guardare con fiducia al futuro, dopo che ormai non credeva più in se stesso nemmeno lui.

Come poi questi miracoli accadano, non è dato saperlo. Poiché, tuttavia, non è la prima volta che mi succede, una spiegazione ci sarà. E forse è proprio quella suggerita dal gaglioffo, dandomi la notizia del suo successo senza precedenti: "Il cervello umano è in gran parte ancora inesplorato. E io ne sono la prova vivente!"