venerdì 21 settembre 2012

Decrepita e incorreggibile



Riordinare casa è sempre un rischio.
Per prima cosa, d'infarto: ritrovare una decina di refill Frixion (chi ha figli in età scolare sa di cosa parlo. Per gli altri: biro cancellabili, costose come l’oro), abbandonate ad appassire sul fondo di un cassetto, è un colpo al cuore. 
Farli studiare è un enorme dispendio, e non solo energetico: che questi si permettano anche di dilapidare risorse ti sembra uno spreco insopportabile. Anche se lo scopri a un quinquennio di distanza da quando si è verificato.
Poi, ci sono le riesumazioni: una si sente Bones, mannaggia. Dai miei armadi stanno riemergendo scheletri che manco sapevo di possedere.
Calze: levando di mezzo un cumulo di calze retate risalenti all’anno che fu, mi trovo tra le mani un paio di agghiaccianti collant color gesso.
Le mie calze da sposa.
Conservate per ricordo, sono ovviamente finite dimenticate sul fondo di una scatola: ora che ne sono riaffiorate, mi rendo conto di quanto siano orride. Perché mai mi sarò fatta convincere a sposarmi con le gambe da crocerossina? Mistero.
Così come è un mistero il motivo per il quale non riesco ad eliminarle nemmeno oggi, diciassette anni dopo. Finirò col ritrovarle nel 2040, tarlate e consunte dagli anni: a meno che non le rinvengano i miei eredi, che se ne libereranno con un urlo di orrore, assieme alle altre mille cose inutili che conservo da decenni e delle quali non ho la forza di liberarmi.
Ragiono come mia zia Armida, accidenti a me: che quando è morta c’è voluto un camion, per liberare casa sua da tutto il ciarpame accumulato in quasi novant’anni di vita.
Monete da duecento lire: un intero sacchetto, estratto dalla bilancia della farmacia in corrispondenza del cambio del conio, e mai portato a cambiare in euro.
Mostrate a mio figlio di ventitré anni, non ricordava di averle mai maneggiate: troppo piccolo, prima dell'avvento dell'euro.
Mi sono sentita jurassica come mai prima d’ora.
Infine, il colpo di grazia: la carta da lettere par avion.  Roba da ossario, lo riconosco.
Il figlio di cui sopra, interpellato in merito, si passa tra le dita gli impalpabili fogli, dichiarando perplesso di non aver mai visto nulla di simile in vita sua.  E ascolta incuriosito (o finge bene, almeno) quando gli spiego che, prima dell’e-mail, la corrispondenza con l’estero avveniva per via aerea. E che per questo la carta doveva essere leggera.
Definirei la reazione del giovanotto di paleo-interesse: un po’ come se avessi trovato un dinosauro in giardino.
Che tristezza, ragazzi.
Inutile negare la realtà: anche se mi costa ammetterlo, oggi ho capito di essere entrata di diritto nella schiera dei trapassati.
A questo punto, forse è meglio che rediga le mie ultime volontà: non vorrei mai si litigassero tutti questi preziosi oggetti d’epoca…
Prima, però, metto al sicuro la mia collezione di dischi di vinile. Non sia mai che si sciupino!