martedì 22 maggio 2012

Giorni difficili

Qualche volta lo senti: non basta.
Per quanto tu faccia, non basta: il tuo appoggio, il tuo affetto, la tua vicinanza non bastano.
Non basta a chi ha perso il centro del suo mondo: d’improvviso, senza preavviso e senza rimedio.
Non basta a chi si sente vuoto e fragile come un guscio infranto e deve trovare in se stesso la forza di rimettere assieme i pezzi del suo cuore.
Non basta a chi si vorrebbe trovare un perché a qualcosa che un perché non ce l’ha.
Non basta a chi ha esaurito le forze e ne deve trovare di nuove, perché il mondo va avanti e non ci si può e non ci si deve fermare.
Non basta a chi vede sfumare una prospettiva importante, a chi  assiste impotente alla dissoluzione di una vita di lavoro, a chi non sa cosa fare, di fronte a un cumulo di conti da pagare.
Non basta a chi sta perdendo l’azienda, lo studio o l’impiego. E pensare a come riciclarsi dopo i quarant’anni è dura sul serio.
Non basta a chi è solo, non basta a chi non ne può più di affrontare tutto da solo, non basta a chi desidera rimanere solo. Solo con il suo dolore, solo con i suoi pensieri, solo con il silenzio.
Ci provo: provo a cercare le parole giuste per confortare, quelle per incoraggiare, aiuto chi me lo chiede a dipanare la matassa dei suoi sentimenti e talvolta a leggere tra le righe di quelli degli altri.
Tento di essere roccia, vincastro, guida e sostegno.
Qualche volta sparisco: perché capisco che è meglio così. A volte, le persone più vicine sono proprio quelle che sanno quando rimanere lontano.
Però non basta: non basta nemmeno a me.
Vorrei riuscire a consolare davvero, a risolvere i problemi peggiori, ad alleviare lo strazio del cuore di quelli che amo.
So che non si può fare. Così, provo a guardare indietro, a quando mi sono sentita così anch’io: c’è una cosa sola che ti può salvare. La speranza.
Qualunque cosa sia successa, si può e si deve resistere e lottare per superarla. La vita è bastarda, ma ti regala sempre una chance per ricominciare: non abbassiamo gli occhi, chinando la testa perché ci sentiamo sconfitti. Quello è un modo sicuro per farcela sfuggire.