lunedì 30 aprile 2012

Qualche nota, prima di ripartire di corsa

Che ridere, gente. Le mie vicissitudini acustiche con il Jurassico ronfante hanno scatenato un dibattito: senza contare che, a quanto pare, siamo in molte a condividere la stessa sorte. Per mia grande fortuna, il problema dell’amato bene è circoscritto a qualche nottata, non è costante.
Costante, piuttosto, è la folla d’impegni che si ammassano tutti in questo periodo, creando un cortocircuito temporale del quale il mio blog, ogni tanto, fa le spese. Portate un po’ di pazienza: dovremmo riassestarci a breve.
Aggiornamenti, dunque: la Miss è tornata sana e salva dalla gita (intemperanze di alcuni compagni a parte), il gaglioffo ha preso un’altra sufficienza, Jurassico lavora troppo e Mpc deve recitare sempre più di frequente la parte della signora bon ton. Dettaglio questo di non marginale importanza: il mio guardaroba già ha poco a che fare con quello di una lady spesso coinvolta in impegni mondani. Se non la pianto di partecipare con tanto entusiasmo a cene e simposi vari, mi toccherà cestinare pure quei quattro abiti che penzolano, in attesa di eventi, dalle grucce del mio armadio. Ormai sto cambiando taglia.
Queste occasioni “ufficiali”, lo ammetto, stuzzicano il mio spirito d’osservazione: certe assemblee sono un interessante osservatorio sul mondo. A fronte di una pletora di personaggi ben vestiti, eleganti senza eccessi, c’è sempre chi tende all’esagerazione: degna di nota la signora tinta mogano (le lampade viziano, ahimè) avviluppata in un tubino in apparenza spelato di fresco a un ghepardo. Un manto maculato tanto realistico da far pensare a Wilma, la moglie di Fred Flintstone: giusto l’ossicino in testa le mancava. Poi sarebbe stata perfetta.
A breve distanza, caracollava una giovane hobbit , in aperta opposizione alle decisioni di madre natura: carina e ben proporzionata, costei era tuttavia formato mignon. Ben decisa a non arrendersi al suo metro e cinquantacinque di statura, svettava quasi a venti centimetri oltre il suo livello base: merito di un paio di tronchetti con minimo cinque centimetri di plateau. Roba da frantumarsi la caviglia, in caso di buche. Per non parlare della caduta di stile nella quale era incappata: più pericolosa di quella che rischiava sul selciato.
Il motivo per il quale certe donne decidano di imitare lo stile Bratz mi risulta incomprensibile: forse sono io, però, a non capire nulla di moda. Convinta come sono che l’eleganza debba per forza essere discreta, fatico a orientarmi anche tra le pagine patinate delle riviste femminili. L’unica cosa che acquisisco, di fronte ai modelli proposti, è la serena certezza che risparmiare soldi sul vestire non mi costerà nessuno sforzo.
Osservazioni stilistiche a parte, sto conoscendo un sacco di persone in gamba: molto piacevole e davvero interessante. Anche perché se non ci fossero queste occasioni, ultimamente la vita sociale mia e del marito si limita a qualche sporadico incontro con i nostri gatti: quando l’individuo torna dall’ospedale, crolla esanime sul divano, addormentandosi in sei secondi e due decimi. Questi turni di superlavoro me lo stanno ammazzando, poveraccio.