lunedì 23 aprile 2012

Camaleontica

Tre giorni senza connettermi: non ho consultato nemmeno la posta elettronica. Full immersion in un sacco di situazioni differenti, in ognuna delle quali recitavo una parte diversa.
Venerdì pomeriggio, ho accompagnato un Jurassico conferenziere in veste di consorte amorevole e invisibile: mescolata alla folla, mi sono goduta la sua performance.
L’uomo (permettetemi uno scatto d’orgoglio) è un grande oratore: alle sue conferenze la gente si spella le mani, anche se gli argomenti che tratta tutto sono, fuorché allegri.
Ero tanto entusiasta, al nostro rientro, da far dichiarare al filosofo che alla prossima verrà anche lui. Vuole proprio sentirlo, questo papà capace di arringare le folle.
Venerdì sera, cena “ufficiale”: e qui ho dovuto travestirmi da signora bon ton. Devo esserci riuscita, perché in più d’uno dei presenti si è complimentato per la mia splendida forma: miracoli dei vestiti morbidi. Ultimamente ho passato ogni precedente limite ponderale, facendo scattare l’allarme rosso. Se non smette di piovere, tenendomi giù dalla bici, qui mi tocca mettere il lucchetto al frigo, e buttare via la chiave: sono troppo debole di fronte alle tentazioni. Quanto alla testa, per tenere fermi i ciuffi ribelli ho consumato mezzo flacone di lacca: li ho paralizzati, bloccandone le terminazioni motorie. Sembravano un po’ botulinizzati, ma almeno non sparavano in tutte le direzioni.
Durante l’educata conversazione attorno a un tavolo, ho fatto una scoperta: le signore che parlano alle piante esistono davvero. Ci parlano e le accarezzano, pure: abitudine che, pare, ne migliora l’aspetto e lo stato di salute. Trattano i loro ficus meglio di come io tratti i miei figli: mi sono sentita piccola così. Confesso che non ho mai trovato argomenti adatti alla flora di Casa per Caso. Anzi: ho verificato che, se la ignoro, cresce più rigogliosa. Si vede che non sono simpatica ai vegetali: dovrò farmene una ragione.
Sabato, invece, è stato il Monster Day: forse influenzata dalle floricultrici della sera precedente, ho deciso di dedicarmi al giardinaggio. Vestita e pettinata come uno spaventapasseri, ai piedi un paio di improbabili infradito fucsia, ho estirpato erbacce, rastrellato le foglie, sarchiato il terreno e buttato via un intero bagagliaio di pattume, accumulato durante il lungo inverno. Una cenerentola indaffarata almeno quanto stagionata. Il risultato mi ha soddisfatta, ma i miei muscoli gridano vendetta da quarantotto ore: spero di non schiantare, oggi, in piscina.
Infine, domenica ho sfidato l’umidità pesante, quasi concreta, che gravava sulla castellana per andare a far due passi con un’amica single. Ogni volta che la vedo, torno single per qualche ora: e mi aggiorno sulle ultime novità su quel fronte.
A sentire le (numerose) voci delle signore, pare che non ci si debba più difendere dagli attacchi maschili. Quello che preoccupa sono gli attacchi di panico, maschili.
Indecisi a tutto, funzionano come la risacca: avanzano con grande rapidità quando l’onda rompe sulla spiaggia, salvo indietreggiare un attimo dopo con la medesima velocità.
Un andirivieni che non porta da nessuna parte: salvo, in genere, all’esaurimento della pazienza  dell’interessata, la quale, stanca di questa specie di altalena, se la fila. E qui scatta la tragedia: dopo aver tentennato persino di fronte alla scelta del ristorante per la cena, si disperano di aver perso l’amore della loro vita.
Da dove arriverà questa paura di mettersi in gioco? Gli uomini hanno perso competitività, oppure la crisi ha investito anche l’intraprendenza maschile?
La cosa mi dà da pensare.
Opinioni, in proposito? Perché a me le chiedono, però non so che rispondere. Sono perplessa.