mercoledì 7 marzo 2012

Pirati della strada e vita da gatto

“Ehi! Che hai da leggere lì tutto intento? Chi ti ha scritto, la morosa?”
Jurassico alza di scatto lo sguardo dal display del suo cellulare, fissandomi severo dal fondo delle scale. Quindi mi risponde, laconico: “No. Epocrates.”
Non è possibile. A prendere in giro uno che riceve mail da Medscape, Neurology Alert e Journal of Medicine, pare proprio di sparare sulla Croce Rossa!

“Mamma, la giornata ha avuto un pessimo risvolto imprevisto…”
“Cioè?”
“Sono stato tamponato!”
“Davvero? Hai fatto la constatazione amichevole?”
“No. Il tizio (o tizia, manco ho capito cosa fosse) non si è accorto di niente e se n’è andato.”
“…”
“ Vieni a vedere il danno, che poi ti spiego.”
Sconsolata, seguo l’informatico. Per scoprire che il danno è limitato al paraurti solo lievemente incrinato, il che è un bene, ma sul lato frontale dell’auto, il che è un mistero. Come diavolo è possibile essere tamponati davanti???
“Sì, lo so. Sembra inventato… Hai presente quel dosso prima della svolta a sinistra? Ecco, ci siamo fermati lì: e l’auto di fronte ha indietreggiato fino a colpirmi. Poi è ripartita e io mi sarei dovuto lanciare al suo inseguimento. Che se lo prendo, magari mi denuncia pure!”
“In effetti…”
“Poi non mi potevo permettere di arrivare in ritardo, così ho lasciato perdere.”
Ottimo. Ora abbiamo l’auto segnata da un soggetto di età indefinita (ma tarda di sicuro: il pelo era bianco) e di genere incerto. Danni da sottoporre ad accertamento.
Come se non bastasse il costo della benzina a mandare in crisi le nostre finanze, mannaggia!

“Matti…?”
Silenzio.
“Matti? Dove sei?”
Tramestio proveniente dal garage.
“Eccomi qui!”
“Ma da dove vieni?”
“Dal giardino. Sono rimasto chiuso fuori!”
“Ma non avevi la chiave? Non ho inserito l’allarme apposta per permetterti di entrare…”
“Certo che avevo la chiave. Sul letto in camera mia.”
“Evabbè, allora ditelo!”
“Ihihihi… Ho sperimentato la vita da gatto!”
“?!”
“Ho saltato il cancello e sono entrato. Poi sono andato sulla finestra della caldaia e ho chiamato i mici, cercando di convincerli a spiegarmi come si entra. Mi hanno guardato con aria annoiata e non m’hanno risposto. Ho anche pensato di arrampicarmi sul terrazzo, ma con cappuccio e guanti c’era il rischio che i vicini mi prendessero per un ladro. Ci manca solo che mi devi venire a prendere dai Carabinieri, mamma!”
“Ecco, sì, appunto. E allora, che hai fatto?”
“Ho attirato fuori le bestie e mi sono messo a giocare con loro: loro facevano i ninjia, inseguendosi per il giardino. Lei scappava, Corradino la inseguiva e io tallonavo lui.”
“Dev’essere stato uno spettacolo…”
“Mhm. Poi sono scomparsi sotto la siepe e allora mi sono sdraiato sulle poltroncine. Solo che si è messo a piovere!”
“Ohssantocielo!”
“Tranqui, ma’. Ho tirato giù la tenda e mi sono messo a sonnecchiare, nell’attesa che qualcuno rientrasse.”
“Sei un fesso totale. Adesso mangia quella pasta e cacciati su questa tutta. Andiamo a tennis!”
“Ma… E’ tardi!”
“Non è tardi. Facciamo in temp: basta che tu ti sbrighi!”
Il luccio si lancia sull’amatriciana, ingollandola alla velocità del fulmine. Con una mano mangia, con l’altra si cambia, finendo anche di raccontarmi le sue avventure scolastiche. Almeno sull’eclettismo di mio figlio sono autorizzata a non nutrire dubbio alcuno.