martedì 20 marzo 2012

In odore di santità

Jurassico lo faranno santo, poveretto. Già aver sposato una come me è stato un atto di coraggio, ma tenermi ancora, dopo tutti questi anni, ha dei risvolti di puro eroismo.
Domenica, per esempio: parliamone.
Una coppia di cari amici aveva organizzato una gita a Venezia, assieme ad un’altra coppia: tutto predisposto alla perfezione, dai biglietti alla prenotazione del ristorante. Un alone di mistero circondava i motivi dell’invito: a noi stava solo presentarci puntuali, alla stazione dei treni. Ore nove e ventisette, saremmo partiti tutti assieme, alla volta di una giornata di festa in ottima compagnia.
Ora, io sono un tipo organizzato: non mi preparo mai all’ultimo minuto. Difatti, ero già docciata, vestita e truccata (se quello che mi sbatto in faccia io può essere definito trucco…) un’ora prima dell’orario stabilito.
Un simile lasco di tempo, purtroppo, non rappresenta una garanzia di puntualità, con me. Difatti, ogniqualvolta mi trovo in possesso di un tesoretto temporale, non posso fare a meno di impiegarlo in modo utile: ogni singolo minuto viene spremuto sino all’ultima stilla, per ricavarne la maggiore resa possibile.
Nel nostro caso, sono riuscita a battere un post, mentre le due lavatrici finivano il ciclo iniziato al mio risveglio, a stendere i panni di entrambe, svuotare una lavastoviglie e metterne su un’altra (vorrai mica lasciare a carico dei ragazzi i resti delle gozzoviglie della sera precedente, no?!), a rifare il letto e, infine, far partire altre due lavatrici: ottimo metodo per portarmi avanti per l’indomani. Peccato che, nel frattempo, mi sia trovata in arretrato sull’immediato. Giusto sulla soglia, sono stata fermata dal classico imprevisto dell’ultimo secondo: che mi ha fatto perdere i fatidici cinque minuti fatali.
Da quell’istante in poi, è stato il delirio: il tempo per raggiungere la stazione era troppo risicato.
“Ma dici che ce la facciamo?” chiede Jurassico, armeggiando col cellulare. Si leva la voce della signorina di TomTom, la quale ci annuncia che no, non ce la possiamo fare.
“Tu sbrigati, che prendiamo la scorciatoia!”
“E se è chiusa?”
“Mhm, proviamoci lo stesso! Intanto, facciamo una corsa!”
Segue corsa di circa quattrocento metri.
“Pant, pant, pant… Hai visto? E’ chiusa!”
“Già. Avevi ragione, come sempre. Però ora è inutile discuterne: corri!!”
Di nuovo di corsa, per un altro bel tratto: anche perché, con la storia della scorciatoia, ho aggiunto altri trecento metri al tragitto. Un vero genio, non c’è che dire.
“Non è possibile, però… Con te è sempre così! Dobbiamo sempre ridurci sul filo del rasoio!”
“Uff, uff, uff… Risparmia il fiato, e corri! Cmq, hai ragione.”
“E se non fossi così atletico? Se fossi un normale sessantenne sfiatato e fuori forma, che faresti? Perderesti il treno!”
“Tu intanto corri, atleta. Cmq, se tu fossi uno normale non ti avrei sposato, mio caro.”
Vigliacca e manipolatrice. Lo so che ci tiene, ad essere in forma… E me la gioco su quello. Il bello è che lui lo sa benissimo, e sta al mio gioco, ridacchiando.
“Ok, ce la facciamo. Adesso possiamo rallentare, sennò arriviamo tutti trafelati”, dichiaro, dopo l’ultima occhiata all’orologio. La signorina di TomTom, intanto, è svenuta: le abbiamo sballato tutti i parametri del pedone tipo.
Jurassico si ricompone nel giro di quaranta secondi: davvvero quell’uomo è un atleta. Camminando con passo elastico, mi comunica, minaccioso: “Guarda che la prossima volta però comincio a romperti i omissis già da un quarto d’ora prima. Ti avviso oggi, così non ti arrabbi: non te lo farò fare un’altra volta!”
“Sì, certo, certo, amore” rispondo, passandomi la spazzolina di emergenza tra i capelli “Però devi ammetterlo. Se io non fossi così la famiglia non sarebbe andata avanti, tutti questi anni!”
“Vero anche questo. Però adesso basta, eh… Non deve succedere più!”
“Sì, sì. Hai ragione. Scusa, prometto che è l’ultima volta, non lo faccio più…” belo io, appendendomi al suo braccio, stile mogliettina fragile e incerta. Con la falcata di un ghepardo, però.
Siamo arrivati in tempo, apparentemente in ottimo stato. Lui non era nemmeno arrabbiato (e ne avrebbe avuto tutti i motivi), io mi ero addirittura divertita e… qui lo dico e qui lo nego. Lo rifarò. Anche non volendo, so che ci ricascherò. Lo sa pure lui, eppure non mi ha ancora defenestrata: l’ho detto. Quell’individuo è un santo, a sopportarmi!
Ah, a proposito: la gita era per una doppia festa di compleanno. Auguri, ragazzi: e grazie della splendida giornata che ci avete regalato, a dispetto della mia insipienza!