lunedì 13 febbraio 2012

Esaurita

Ragazzi, questo fine settimana ho lavorato come un mulo. Camper, casa e figli mi hanno letteralmente prosciugata.
Sono riuscita a sfornare quaranta focaccine completamente sbagliate (dimenticato il lievito…), con le quali avrei potuto sterminare l’intera famiglia. Per lapidazione: più che dei dolcetti, dei monoliti. 
Da notare che, nonostante l'aspetto coriaceo, la consistenza marmorea e l'evidente cottura insufficiente, quei gremlins dei miei familiari sono riusciti a divorarne tre, prima che li eliminassi dalla circolazione. 
"Di gusto non erano male..." è stato il commento dei  tritatutto "perché li hai buttati???"
Non so proprio come sopravvivano alle scelte alimentari che compiono, i miei congiunti: se non li marcassi stretti, quelli si nutrirebbero di roba non commestibile, muffita o scaduta. Nulla li scoraggia, se hanno fame. 
Con simili premesse, meglio sarebbe stato isolarmi in un luogo sicuro, neutralizzando le mie capacità distruttive: invece, il marito si è scoperto di umore conviviale. Alle tre e mezzo, chiama una coppia di amici e li invita per cena: location, la Stamberga. Da quando il centro commerciale tiene aperto anche la domenica, mi posso procacciare pesce sette giorni su sette: e l’amato bene ne approfitta. 
Con il mio entusiastico consenso, tra parentesi: nonostante le mie deluenti performance culinarie della mattinata suggerissero prudenza. 
Nei periodi come questo, funestati da tensioni e oscurati dalle preoccupazioni, mi sbizzarrisco in cucina: realizzare qualcosa di positivo ai fornelli mi tira su di morale.
In meno di due ore, ho messo assieme una cena niente male: il che, dunque, avrebbe persino potuto regalarmi una botta di autostima. 
Peccato che, giunto il momento del caffè, mi sia nuovamente distinta per le mie grandi capacità. Distruttive.
Con un guizzo repentino, ho fatto volare il vassoio che reggevo: rovesciando il contenuto della mia tazzina dentro la zuccheriera, mancando la mia ospite solo per un pelo.
Sono insuperabile nella mia goffaggine, devo ammetterlo: imbranata come me non c’è nessuno.
E così, anche la botta di autostima è finita nel pattume. Umido.
Intanto, su tutti gli altri fronti, rimango in attesa di eventi: il gaglioffo sostiene compiti a ripetizione, non ne completa nemmeno uno, e io non so ancora se sia il caso di gettare la spugna o di insistere nel tentativo di risollevarlo. Qualche sei arriva, in effetti, nelle interrogazioni orali: mi aggrappo a quelli, e frano con tutto il resto. La mia distrazione, complice il pensiero fisso degli studi dei mie figli, sta assumendo proporzioni catastrofiche.
Alla luce di tutto questo, ho deciso: io scappo. Per qualche giorno, ma scappo: seguo mio marito, congressista in quel di Firenze. Ho bisogno di una vacanza mentale, davvero: altrimenti, qui finisco in cronaca nera. Sono alla frutta. E non vorrei passare ai superalcolici, se mi riesce!