martedì 24 gennaio 2012

Ce la faranno i nostri eroi...

Ora vi spiego la mia strategia, messa a punto col padre dopo svariati incontri al vertice, presenti pure i fratelli maggiori. Posto che dove non so muovermi con disinvoltura già ho passato la palla a gente più competente di me, quello su cui deve lavorare il nostro è la precisione nell’esecuzione dei compiti.
Tutti, i compiti: dovreste vedere come scarica la lavastoviglie, per esempio. Con le tazze ci fa le torri, sfidando ogni legge fisica su baricentro ed equilibrio, mentre pile di pentole extrasize, poggiate tutte su un minipentolino piccolo così, non rovinano a terra solo perché si appiattiscono, terrorizzate, alle pareti della madia.
Le sue scarpe sono sempre a spasso per la casa, la cartella staziona qui e là, presidiata dal giubbotto, i guanti, le chiavi e le scarpe da tennis sono sempre missing: soprattutto quando gli servono. E in questo, purtroppo, somiglia a sua madre: pure la genetica mi rema contro, me tapina. Almeno controbilanciasse, come faccio io, con una organizzazione teutonica e una precisione prussiana: no. Quello di teutonico ha solo l’aspetto: per il resto, è mediterraneo dentro. L’unica cosa che rispetta davvero sono gli orari: tutto il resto, lo interpreta. A modo suo, purtroppo.
Ergo, il vero problema non è la difficoltà della scuola: vi ricordo che era un disastro persino alle medie. Allo stato, se lo mandassi a fare il coltivatore diretto, quello mi tornerebbe azzoppato: come minimo, si tirerebbe la zappa sui piedi. Attitudine, questa, già ampiamente dimostrata, almeno in senso figurato.
Ciò di cui ha bisogno (anche se non vi ambisce AFFATTO: fidatevi, meno gli sto fra i piedi, scolasticamente parlando, meglio sta, quello) è di una persona che lo costringa alla precisione. Qualcuno che verifichi il suo operato, costringendolo a concludere, approfondire, eventualmente rifare ciò che ha fatto male.
E quel qualcuno sarò io: sono una maga, in questo campo. I suoi fratelli maggiori ne sanno qualcosa: chi per una cosa, chi per l’altra, hanno assaggiato tutti i miei metodi. E sono loro a sostenere che sono persona adattissima a occuparsi del nostro caso clinico.
Perché il gaglioffo dovrebbe accettare tutto questo, se fino ad ora non abbiamo cavato un ragno dal buco?
Perché vuole andare a Roma.
A Capodanno ha trascorso una settimana dal suo migliore amico: e ripetere l’esperienza quest’estate è il suo obiettivo primario, al momento.
Una cosa dichiarata, tra parentesi: “Mamma, è vero: ho deciso di fare il veterinario e di finire questa scuola. Ma sono traguardi troppo lontani per preoccuparmi veramente: però se becco delle insufficienze, o mi bocciano, voi mi inchiodate a casa. E non rovinarmi le vacanze sì che è una meta da raggiungere, per me!”
A questo si aggiunga il suo motto: “Pigna barcolla, ma non molla!”
Motto riesumato anche ieri, di fronte al modulo per la preiscrizione all’anno venturo: di arrendersi non se ne parla. Ha deciso per il liceo e liceo sarà. Ipse dixit.
Pare incredibile anche a me: però ieri in Fisica mi ha sorpreso. E’ arrivato in cucina spontaneamente, zavorrato dal testo e armato di buona volontà: ed è stato produttivo come non mai.
“Mamma, ho deciso di combattere la mia pigrizia con ogni mezzo! ”
Bene. La consapevolezza dei propri limiti è il primo passo per superarli, dopotutto.
Per oggi, abbiamo un appuntamento chimico, mentre affino le armi per trasmettergli almeno i fondamentali, acciocché impari a scrivere in un italiano decente. Sigh.
La prof ha comminato all’intera classe la lettura coatta del Barone rampante, di Calvino: e il giovane sta faticosamente procedendo. E’ una palla, dice, ma lo legge.
Io mi domando se proprio con Calvino doveva partire, costei, ma insomma… L’importante è che leggano.
Quanto al PC (enorme fonte di distrazione) l’uomo lo può accendere solo nei fine settimana, e solo se ha rigato dritto. Così si evita che la giornata diventi un’unica, lunga pausa di riflessione prima di dedicarsi alla sola attività per lui interessante. 
Domani, colloquio con la prof di Matematica: con un doppio tre a nostro carico, temo dovrò prendere del Valium prima di partire. Andassi alla forca, sarei più rilassata.
Nel frattempo, perdo ore a sistemare i casini di ziapercaso, arruolando anche mamma e fratello per riuscirci.
E poi incontro gente che mi chiede: “Come fa adesso, dottoressa, che non ha niente da fare tutto il giorno?”
Prima o poi finisco in cronaca nera: aggressione, lesioni personali gravissime, omicidio preterintenzionale. Se non addirittura per strage. Me lo sento.